Highlander, campione, ma soprattutto..Reggiano

Novembre 2013, precisamente 10/11/2013, PalaPentassuglia di Brindisi: 3 punti, 1/8 al tiro e -5 di valutazione nella sconfitta Grissin Bon di una lunghezza..che cos’è? E’ il box score di Coby Karl, con tiro sbagliato allo scadere che non permette ad Antonutti e compagni di superare la Bucchi band..Finisce 72-71 ed oltre ad essere una sconfitta quanto mai dolorosa, è una delle ultime apparizioni del figlio di George Karl a Reggio..Per la cronaca giocherà un altro paio di gare in biancorosso, ma di fatto venti giorni dopo quella prestazione, al suo posto, per la serie “ogni tanto qualche sconfitta porta in dote cose positive” la dirigenza reggiana mette la “13” sulle spalle di Rimas Kaukenas..

Cercato già in estate da Frosini, arriva a metà dicembre in città dopo tre mesi di Caja Laboral alle dipendenze di Don Sergio (Scariolo);da allora più di 130 match targati Grissin Bon tra Campionato, Coppe Nazionali e Coppe Europee, tanti sono bastati per conquistarci. Si, conquistarci, perchè di fatto, è arrivato prima il suo nome, poi la sua tecnica, poi il suo cuore..Un palmares che allora recitava 15 titoli più un bronzo europeo con la propria Nazionale, e che è arrivato a quota 17 con Eurochallenge e Supercoppa di Torino. Vittorie arrivate per meriti di tutti, intendiamoci, ma non è un mistero che proprio il Ds Frosini e coach Menetti abbiano sottolineato più volte l’importanza all’interno dello spogliatoio del “nonno” Kaukenas, del suo imprinting. Frequentando la sala stampa abbiamo sentito decine di volte i coach avversari elogiarlo, parlare di “ aprire il libro della pallacanestro e cominciare a sfogliarlo”, rimanere stupiti dal rendimento a confronto di una carta d’identità che, pensiero mio, ormai non essere più molto valida quando viene tirata in ballo.

Un “robot” di fondamentali che ripete ossessivamente in allenamento le uscite dai blocchi con migliaia di tiri, o la sua conclusione caratteristica, la cosiddetta “lacrima” al centro dell’area con appoggio su un solo piede; un uomo bionico dal punto di vista fisico, dato che alla soglia dei 40 anni è costantemente al top nei test atletici effettuati dallo staff, e non stentiamo a crederlo se ti alleni “a modo suo”. Impressionante. Ma ancor più significativa la sua maniacalità nel lavoro, la sua mentalità, la voglia di fare sacrifici ed andare oltre ai propri limiti; la testa per giocare l’amichevole a Castelnuovo Monti come una gara 7, forse questa la cosa che più colpisce tutti gli sportivi al di là dei campanili. La sua prima partita di Finale Scudetto rimarrà negli archivi del Gioco (27 punti, 5 assist e 3 recuperi in 32′) e soprattutto, cosa più importante, negli occhi di molti, sicuramente nei nostri..Si chiama pallacanestro non a caso, pertanto buttarla in quell’anello tende a conticchiare, ma ciò che il pubblico Reggiano apprezza maggiormente è la serietà unita alla sua dedizione e professionalità, e alla grinta che ci mette sempre. Esempio per i compagni, alle volte magari pure scomodo per la sua presenza, ha elevato l’ambizione di tutta la società e la ricerca compulsiva di migliorarsi sempre. Talvolta è andato forse sopra le righe, vedi contrasti con Washington e Sutton, ma state pur certi che, a torto o a ragione, i piedi in testa al capitano non li mette nessuno.

Due finali scudetto, due volte lui in lacrime: un pianto vero ed allo stesso tempo “nobile”, ma nessun timore o imbarazzo a mostrarle, e questo senza alcun dubbio gli rende ancor più onore. Sfogliando le foto della Francesca Soli che ogni partita ci regala scatti emozionanti, salta agli occhi la sua espressione di guerriero mai domo, di gladiatore, che talvolta viene sconfitto ma che mai si arrende, perchè Rimas, oltre che ad essere un giocatore non comune, è prima di tutto un esempio di sportività a 360°..

A proposito di ciò, per farvi conoscere qualcosa di nuovo di cui magari non siete a conoscenza, vi regaliamo un paio di aneddoti divertenti narrati da Beppe, amico suo, ed ovviamente tifoso biancorosso..

Dicembre 2015: decido di correre la maratona di Reggio Emilia con la canotta numero 13 ed il nome del capitano sulle spalle, per riceverne energie e motivazioni. Funziona.

Aprile 2016: dopo avermi pubblicamente ringraziato sui social con parole da farmi arrossire e commuovere per aver corso i 42 km ( e 191 mt ) della Maratona di RE con la sua #13 addosso, non contento decide di donarmi una maglia “tecnica” della RK Charity. Ora i “due” onori sono tutti miei: il primo sarà quello di portare in giro con orgoglio, per le strade, italiane (e non solo), il messaggio della sua fondazione per sostenere la lotta contro il cancro; il secondo sarà invece quello di avere il privilegio di indossare un “qualcosa” di magico, ricevuto dalle mani di una persona che, qualsiasi cosa faccia, riesce sempre a sorprenderti ed emozionarti, e per la quale, la semplice definizione di “campione” inizia ad essere veramente troppo riduttiva… #13 #reggianopersempre

Febbraio 2016: : il capitano è “out” per l’infortunio alla spalla. L’unica cosa che può fare per mantenere caldo il motore è correre. E lo fa nell’unico modo che conosce: da campione. Siamo in inverno e d’accordo con i miei compagni di merende della ASD Sampolese, lo omaggiamo della nostra giacca sociale antivento. Lui ringrazia quasi commosso, e ci dice che sarà un onore per lui indossarla. Sì, Rimantas Kaukenas da Vilnius, colui che ha vestito le maglie delle più grandi società d’Europa, nonché la divisa della propria nazionale nei più prestigiosi tornei del mondo, dice “che sarà un onore indossare la nostra giacchetta da runner della domenica”. E quando lo dice è un uomo sincero. Pochi giorni dopo, l’immancabile selfie a testimoniare l’evento con tanto di ringraziamenti e logo ASD Sampolese in vista. Ok, ormai è chiaro: siamo di fronte a qualcosa di molto di più di un “semplicecampione di basket. Chapeau Sig. Rimas.

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