¡Vamos a ganar!

Non dev’essere facile, per uno che negli ultimi tre campionati aveva giocato alle Canarie, far tappa a Reggio Emilia e vedere – presumibilmente per la prima volta in vita sua – quella che mio nonno in dialetto chiamava “fumana”, al secolo la nebbia. Anche perché – al di là della parentesi di Zagabria e del già citato triennio a Gran Canaria – gli altri posti dove aveva militato in carriera erano Madrid, Granada, Saragozza e Valencia, quattro mete turistiche più che discrete e, soprattutto, notoriamente miti dal punto di vista del clima, seppur con temperature diverse vista la diversa dislocazione geografica.

Di chi stiamo parlando? Di Pablo Aguilar Bermúdez, che all’alba dei 30 anni (è nato il 9 febbraio 1989 all’ombra dell’Alhambra, nella già citata Granada) ha scelto di lasciare i confini iberici per approdare dapprima in Croazia, al Cedevita, e poi arrivare nella pianura padana, a dare una mano ad una Pallacanestro Reggiana non troppo soddisfatta (eufemismo) dell’inizio di stagione di buona parte dei suoi atleti stranieri. Se, fino ad un paio di stagioni or sono, la PR aveva un filo diretto con la Lituania, con Kaukėnas, i Lavrinovič  e il precursore Slanina, ora è il turno degli spagnoli: a livello di “Furie Rosse”, in città, le uniche memorie riguardano il lungo Emiliano Morales, 9,7 punti di media nel campionato di A2 2000/01, quello terminato con il ko in gara 5 con Livorno, mentre è storia recente l’ingaggio di Pedro Llompart, arrivato lo scorso anno come rinforzo in corso d’opera fino a guadagnarsi la conferma a suon di leadership.

Già, Llompart: con Aguilar ha giocato per qualche mese nella scorsa ACB, proprio a Gran Canaria, ed è indubbio che abbia trasmesso referenze positive alla società sul suo ingaggio. Anche perché il buon Pablo è un giocatore che magari non può prendersi sulle spalle l’intera baracca, ma come atleta di complemento e duttilità non è secondo a nessuno. Non è un caso che sia Juan Antonio Orenga che Sergio Scariolo, succedutisi sulla panchina della nazionale spagnola, lo abbiano voluto tra i 12 nelle competizioni continentali del 2013 e del 2015: tornei dove in campo non c’erano atleti di secondo livello, ma gente del calibro di Ricky Rubio, Pau Gasol e compagnia viaggiante. In tema nazionale si contano un bronzo ed un oro: il primo, nella kermesse slovena del 2013, arriva dopo il ko in semifinale coi futuri campioni della Francia e con un “high” di 8 punti in 11’ contro la Serbia; il titolo arriva due anni dopo, quando la Spagna perde due delle prime tre gare, tra cui una con l’Italia, per poi trionfare in un crescendo rossiniano dopo la rivincita nel penultimo atto coi transalpini e l’80-63 di Lilla con la Lituania. E’ decisamente questo il punto più alto della carriera, che lo porta poi a disputare la Summer League di Las Vegas con i Dallas Mavericks, prima di accasarsi alle Canarie.

Facciamo, però, un piccolo passo indietro: gli inizi sono al Real Madrid che, seppur non celebre come la sezione calcistica, è a pieno titolo tra le “grandi” del suo paese e a livello continentale. Questo gli spalanca ovviamente le porte alle selezioni nazionali giovanili, con cui conquista quattro bronzi europei nel 2005 (Under 16), 2006 (Under 18), 2008 e 2009 (Under 20). Il passo in prima squadra è breve e nel 2006/07 arrivano diversi trofei – ovviamente da giovane di belle speranze, aggregato ai “senior” ma utilizzato anche dalla seconda squadra, che gioca la LEB Bronce – a fare curriculum: le merengues, infatti, si aggiudicano campionato ed Uleb Cup, cedendo però nella finale della Copa del Rey.

Alla ricerca di spazio, Pablo torna a casa, a Granada, dove gioca due stagioni e nella seconda sfiora la doppia cifra di media; a quel punto va a Saragozza, per un triennio dove le cifre realizzative restano sempre intorno ai 10 punti; terminati i tre anni al CAI, arriva la chiamata di Valencia dove, al primo tentativo, porta a casa l’Eurocup: stavolta, rispetto agli anni madrileni, è davvero protagonista, come dimostrano gli 8 punti (con 2/3 dalla lunga distanza) nella finale di ritorno contro l’UNICS Kazan, in un contesto dove erano presenti anche atleti conosciuti alle nostre latitudini, in particolare Romain Sato ed Oliver Lafayette.

Nel 2015/16 comincia l’ultima fase della carriera, quella che poi si completerà con l’arrivo a Reggio. A Gran Canaria arrivano due secondi posti, uno in Copa del Rey (2015/16) ed uno lo scorso anno in Supercoppa; quest’ultima, però, va in bacheca nel 2016/17, quando l’Herbalife batte dapprima il Saski Baskonia, per poi fare il bis nella finale col Barcellona, seppur con un contributo marginale di Pablo. Ed ora, nell’età della maturità, la scelta di emigrare, di esplorare nuovi paesi mettendo a disposizione esperienza, sacrificio e grinta: a Reggio lo abbiamo già imparato ad apprezzare, speriamo che la vittoria di Venezia sia il trampolino di lancio verso un futuro più tranquillo,  che tutti noi ci aspettiamo.