Amedeo come Young, Basile e Kaukėnas

A cura di Francesco Ferrari

Il titolo è forte, lo sappiamo. E forse qualche critica ci arriverà (ben accetta, sia chiaro). Prima però vi chiediamo solo una cosa: mettete da parte il lato tecnico della pallacanestro e prendete quello emotivo. Quante emozioni vi hanno fatto provare in una singola stagione questi giocatori? Tante, tantissime. Il sorriso di Alvin Young è una di quelle cose che non ti scordi. E quel giovanotto di Ruvo di Puglia, che tra la promozione con Gorizia e la serie vinta con la Benetton di Obradović, incantò come pochi. Chiudendo con le lacrime del campione, Rimas, arrivate dopo le sconfitte con Sassari e Milano, serie da urlo per un gigante vicino alla quarantina ma con la passione di un ragazzino. Ma, dopo Mike Mitchell e Piero Montecchi, pochi hanno fatto battere il cuore come Amedeo quest’anno.

Miglior marcatore dell’EuroCup con 18.6 di media, il canestro contro Sassari che è un inno all’essere campione: partita modesta, la faccia tosta di prendersi l’ultima grande responsabilità e il canestro della vittoria. Perché un campione fa così: non pensa alla sua carta d’identità, prende e va. E segna, come fa lui. Un giovane dal sangue freddo, che in quella primavera del 2014 pochi avrebbero pronosticato come decisivo. Arrivò dopo l’esperienza a Ohio State (NCAA, il campionato universitario di basket), in una conferenza stampa dove non erano poche le perplessità per quel quinquennale sottoscritto a una cifra considerevole. I fatti daranno completamente ragione a lui: se i primi mesi li sfrutta per ambientarsi in terra reggiana (osservando la vittoria dell’Eurochallenge), poi al fianco degli Aradori, Polonara e Kaukėnas comincia a crescere e diventare sempre più decisivo nel corso della stagione. Fino a gara-7 di semifinale con Venezia al Taliercio, dove Amedeo segnò 13 punti fondamentali, nella serata in cui i biancorossi confezionarono l’impresa. E poi in finale, diventando ‘La faccia cattiva’, simbolo di quella serie con Sassari che tutta Reggio visse con una passione che difficilmente sarà ripetibile: quella smorfia di determinazione, soddisfazione e passione, arrivata dopo un canestro alla Dinamo in gara-5, divennero il simbolo di quella cooperativa dei canestri che si fermò proprio sul più bello e a soli due punti dal traguardo più ambito.

Però la batosta lo rafforza, crescendo e diventando un pilastro anche della Nazionale italiana. Ma la consacrazione (e anche qui ci esponiamo a un bel rischio), arriva quest’anno: è lui l’anima della squadra, colui che toglie le castagne dal fuoco a una Grissin Bon che gradualmente si sta risollevando. In una settimana ben precisa, quella dal 4 all’11 febbraio, il già citato canestro con Sassari, i sette punti di fila nel quarto parziale con l’Asvel che sono valsi la qualificazione in EuroCup e gli undici punti di fila che hanno regalato la vittoria con Capo d’Orlando in Sicilia. E dall’esordio assoluto in biancorosso con Pesaro, il 20 aprile 2014, al prossimo step con lo Zenit (passando per Trento, s’intende), di acqua sotto i ponti ne è passata. Sperando che, per il vascello Amedeo, il corso del fium biancorosso sia ancora lungo da navigare…