Andiamo al Max

Ma che ci sto a fare qua io? E’ bastatata una tiratina d’orecchi, a inizio stagione, e tutto il brutto è passato… Puff! Altri due quarti per fare amicizia coi ferri di casa Fortitudo, in un esordio/esodo casalingo che non lasciava presagire nulla di buono, e poi la squadra ha pigiato il piede sull’acceleratore e non l’ha più tolto. A saper così, gliela si dava prima!

Noi, a onor del vero, ve l’avevamo detto (carta… pardon, web canta): due sconfitte all’ultimo canestro alle prime uscite stagionali non ci facevano né brocchi né fenomeni, più importante era imparare dagli errori commessi e verificare la reazione della squadra. E direi che la lezione è servita, e che la reazione c’è stata eccome… E che reazione!

Sei vittorie, dicasi sei vittorie consecutive e, anche se ormai ci siamo convinti che il campionato si è ulteriormente livellato verso il basso, maturate contro cinque delle prime otto della classifica, due delle quali, Avellino e Trento, addirittura in trasferta. Roba da leccarsi i baffi.

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Nelle ultime cinque uscite Riccardo Cervi ha viaggiato a una media di 17 punti, 4.2 rimbalzi e 2 stoppate!

I meriti sono tutti lì, di fronte ai nostri occhi, li stiamo celebrando domenica dopo domenica.

Pietro Aradori e Amedeo Della Valle, ricevuta l’investitura ufficiale a Comandante e Primo Ufficiale, stanno dimostrando senza timore di smentita di essere il miglior made in italy rimasto a misurarsi sui parquet nazionali. In mezzo a loro si sta prepotentemente affermando Riccardo Cervi, per gli amici Ricky, che a me più che Ricky sembra Vicky, anzi SuperVicky: nascosta sotto la maglietta, una sofisticata centralina rimappata personalmente da Rovazzi lo ha letteralmente trasformato rispetto al Cervi che avevamo conosciuto nella precedente esperienza reggiana.

Ma non solo. Polonara guida la retrovia con grande, e a mio parere inattesa, maturità, sapendo perfettamente che non conta tanto chi inizia la partita, quanto chi la finisce, e il quintetto italiano in grado di salire progressivamente di colpi e azzannare l’avversaria alla giugulare è stato il vero segreto di questo inizio stagione.

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Delroy James inzia, Polonair conclude… Ringo people…

E poi la crescita di Needham e James, ma anche un De Nicolao in evidente miglioramento, e due giocatori di rotazione come Gentile e Lesic frenati da acciacchi e malanni. Verranno buoni.

A muovere i fili, Massimiliano Menetti da Palmanova. Ci voleva lui, friulano di nascita e reggiano d’adozione, a riscattare le teste quadre reggiane all’indomani della batosta di Pordenone, almeno per quelli che il pezzo di cuore che non è biancorosso ce l’hanno granata. La sensazione è che il cuoco si sia trasformato in sarto, e che sia riuscito a cucire addosso ad ognuno dei suoi giocatori il vestito della festa. E per sé stesso, e questo è un dato di fatto, si sia ritagliato il ruolo di allenatore più vincente della nostra storia.

Che la festa continui, dunque, anche quando arriveranno le sconfitte (e arriveranno), perché oramai questa squadra e questo pubblico si meritano reciprocamente. Let’s go Reggio, come ama dire il nostro Max. O, come diremmo noi: Dai, Reggiana, dai c’andom!