Antonutti: la mia Reggio

Come ogni storia, anche quella della Pallacanestro Reggiana è caratterizzata da cicli.

Ci sono momenti negativi, altri memorabili, e quindi quelli di transizione, ma tutti sono indispensabili per il cammino di crescita di una società e di una città che con il basket ha sempre avuto un rapporto viscerale.

Aver preso parte alla nuova era-Landi e alla rinascita che ha portato la Pallacanestro Reggiana ad essere ai massimi vertici della pallacanestro italiana, è una cosa che mi riempie di orgoglio e di onore.

La città stava attraversando un momento difficile, con la Legadue, i continui cambi di allenatore e l’ambiente instabile, che avevano portato la gente lontana dal palazzo.

Era venuta a mancare la sinergia con i tifosi.

Quando sono arrivato a Reggio, a stagione già iniziata, da una società di Serie A con una tifoseria molto calda come Montegranaro, ebbi come l’impressione di entrare in un teatro: il pubblico era silenzioso, nell’aria si respirava una sensazione di stanchezza, di mancanza di entusiasmo.

Tutti volevamo un cambiamento, sentivamo che era arrivato il momento di dare una svolta e come per magia, partita dopo partita, iniziarono a tornare la passione, la voglia di riempire il palazzetto e di stare vicino alla squadra.Questo ritrovato feeling con i tifosi ci portò, nel giro di pochi mesi, a riemergere dalle rovine della quasi retrocessione nei Dilettanti e a conquistare la vittoria del campionato, un fatto impensabile ad inizio stagione.

Da neopromossi in Serie A siamo riusciti subito a ritagliarci un ruolo da protagonisti ai vertici della pallacanestro italiana, centrando le Final Eight di Coppa Italia, i Playoff e dimostrando presto che potevamo dire la nostra anche in Europa.

Da società piccola e provinciale, rintanata nella territorialità dei confini italiani, abbiamo iniziato ad affacciarci al mondo con uno sguardo nuovo, sicuro, nuovamente appetibile per giocatori stranieri abituati alle grandi piazze. Fu a quel punto che arrivarono un giocatore fondamentale come Rimantas Kaukenas, grande uomo sia dentro che fuori dal campo, e una forza della natura come James White che, con il suo atletismo di altissimo livello, ci ha fatto fare un definitivo salto di qualità.

Il culmine fu la vittoria dell’ Eurochallenge, un ricordo che ancora mi emoziona e inorgoglisce i tifosi al punto da festeggiarne l’anniversario ogni anno.

Quella coppa, per me, ha un valore tuttora immenso dovuto, sicuramente, anche al ruolo di leader che rivestivo in quel momento.

Ero già stato capitano altre volte in passato, ma esserlo a Reggio è stata un’esperienza unica e particolare. Fu una nomina naturale e sentii immediatamente quanto la città ritenesse importante quella figura, un fatto che non avviene in tutte le piazze.

Subentrare a Slanina non era un compito semplice. Donatas aveva avuto un ruolo centrale per la squadra: era stato un leader silenzioso e di poche parole, ma con un bagaglio di esperienza immenso alle spalle, con la Nazionale lituana, in Polonia e in Spagna.

Il ruolo di capitano ti carica di tante responsabilità…

Esserlo in una città come Reggio Emilia, però, ti porta ad avere doveri ancora maggiori, perché le persone si immedesimano e si riconoscono nel modo in cui ti comporti, vogliono vedere in te una guida e un punto di riferimento anche fuori dal parquet.

L’affetto e il calore con cui vengo accolto ogni volta che torno mi fanno capire che il ricordo che ho lasciato è stato positivo.

I valori che ho portato, evidentemente, restano.

La lealtà paga. Sempre.

Forse è per questo che a Reggio ho ancora tanti amici e continuo a sentirmi come se fossi a Udine, a casa.

L’immagine che non potrò mai cancellare dalla mia mente e che tuttora riesce a farmi emozionare quando riguardo foto e registrazioni di quel giorno, è l’istante in cui alzo la coppa dell’Eurochallenge verso il tetto del PalaDozza e tutti i tifosi puntano le braccia al cielo insieme a me. Indelebile.

Reggio aveva finalmente ritrovato i suoi punti di riferimento dopo anni bui ed era rinata in città la fiducia in un progetto. L’insoddisfazione degli anni passati era ormai un lontano ricordo.

La sinergia con i tifosi era talmente forte che avevamo eletto i nostri riti, i nostri luoghi, le nostre abitudini. Le feste al Paprika, le cene, il ritrovo al casello dell’autostrada dopo ogni trasferta…

Qui a Reggio ho avuto anche la fortuna di veder crescere tanti giovani reggiani durante questo nuovo ciclo.

Ricky Cervi, tenero e acerbo, che nel giro di pochi anni è diventato un centro cardine, un punto di riferimento e un giocatore determinante per la Nazionale.

Mussini, che all’inizio faticava tra gli adulti a causa della sua leggerezza fisica, è riuscito a ritagliarsi un ruolo di spessore negli USA, a St.John’s.

Pini, un ragazzo giovanissimo che veniva messo in campo per darci energia e che ora è apprezzato ad alti livelli.

Infine, Amedeo Della Valle, arrivato spaesato dal college di Ohio State e con nessuna esperienza nel basket italiano, che, con determinazione, si è affermato come uno dei migliori talenti del panorama cestistico non solo nazionale ma anche europeo.

Il settore giovanile reggiano, negli anni, è stato poi una continua fucina di talenti. Oltre alla bravura degli addetti ai lavori, avranno un ruolo importante anche tortelli e gnocco fritto?

Per me, sì!!!

Un abbraccio

Michele Antonutti #9