Capitolo uno: quattro

Quattro. E potrei anche finirla qui. Leggeteci quello che volete: il voto alla prestazione della squadra, il numero di maglia che oggi è di capitan Pietro e che fu del grande Mike, il vostro numero preferito.

O anche, per dirne una, il numero degli assist messi a referto dalla Grissin Bon nei quaranta sciagurati minuti di questo esordio di stagione regolare.

Se anche voi ci vedete soprattutto questo, allora forse vale la pena soffermarci un ancora un poco.

Quattro assist di squadra in un’intera partita è un numero che non si può tollerare. Perché non significa per forza che non ti sei passato la palla. Significa piuttosto che te la sei passata male, che hai tirato male; significa che, almeno nella metà campo offensiva, non hai combinato proprio nulla di buono.

Esattamente quattro anni fa, la Pallacanestro Reggiana allora targata Trenkwalder si riaffacciava al basket d’elité, fresca di promozione. Anche allora perse (ospitava l’imbattibile Mens Sana Siena), ma al termine di quella partita i sentimenti del post sconfitta erano toltalmente opposti: la buona prova della cooperativa del basket guidata da Cinciarini, Brunner e Donnell Taylor faceva intravedere grandi cose, che furono poi confermate dal campo con la conquista dei playoff. E, curiosità, anche allora c’era un James, Dominic, che sembrava un po’ un pesce fuor d’acqua… e sappiamo come andò a finire.

Ricordiamo Dominic James più che altro per la bizzarra proposta di matrimonio alla futura moglie Angela nella pausa dell'All Star Game di dicembre 2012.
Ricordiamo Dominic James più che altro per la bizzarra proposta di matrimonio alla futura moglie Angela nella pausa dell’All Star Game di dicembre 2012.

Personalmente, non credo che sia questo il caso. Questo James, Delroy, saprà farsi strada. E sui singoli, in questo momento, non mi soffermo oltre. Sulla squadra, invece, voglio spendere solo un paio di considerazioni.

Due sconfitte così, a inzio stagione, anche se soprattutto quella di Coppa ha un suo peso specifico vista la posta in palio, possono anche fare bene. Perché la bomba di Ragland poteva non entrare, e un eventuale sconfitta in finale con Milano sarebbe stata ritenuta più “fisiologica”. Allo stesso modo, Giuri poteva non vivere proprio domenica il suo giorno di gloria e forse ai supplementari l’avremmo poi spuntata. Chi lo sa. Ma gli stessi problemi che ha una squadra che vince una partita di misura o ai supplementari ce li ha la squadra che ha perso quelle partite. Se avessimo vinto ora i giudizi sarebbero diversi, meno dubbi e mugugni, e più fiducia nella squadra. Ma, credetemi, lo stato delle cose è esattamente lo stesso.

Proprio come la PR di quattro anni fa, questa ha lo stesso difetto di costruzione: un centro che ha bisogno di ricevere profondo, come Cervi (lo stesso di allora), e ad innescarlo due playmaker ai quali si può scegliere, causa tiro dalla lunga non proprio infallibile, di lasciare il tiro per collassare in area. Ed è lì, come allora c’era bisogno della verve di Taylor prima e di Bell poi, che oggi devono uscire i grandi mezzi offensivi di Della Valle e Aradori. Non c’è, ad oggi, nessun B-plan, che è fondamentale. La differenza in negativo, volendo continuare nel parallelismo, è che a questa squadra manca completamente quella vocazione difensiva che invece era propria della “Trenk” prima edizione.

Vestali alimentano il fuoco sacro. Questo culto pagano verrà soppresso nel 391 d.c. dall'imperatore romano Teodosio I.
Vestali alimentano il fuoco sacro. Questo culto pagano verrà soppresso nel 391 d.c. dall’imperatore romano Teodosio I.

Abbiamo però ampie dosi di talento, e soprattutto di tempo per lavorare in palestra, per riuscire a colmare le attuali lacune.

Diversamente, non resta che appellarci, ancora una volta, al numero quattro.

4 Vesta è il nome di un’asteroide così chiamato in onore di un antico culto le cui sacerdotesse, le vestali, avevano il compito di custodire il fuoco sacro che era forma terrena della dea venerata e simbolo di vita.

Con la speranza che i nostri ragazzi possano trovare al più presto quel fuoco sacro che faccia volare alto e splendente nel cielo del basket l’asteroide Grissin Bon, evitandole un clamoroso schianto al suolo.