Il dado è tratto: anche nel 2017 una Grissin Bon d’Italia, nonostante… la FIP

È successo tutto in una giornata. In un apparentemente tranquillo pomeriggio di mezza estate, mentre la maggior parte dei suoi tifosi si era già da tempo arresa all’abulia di un mercato condizionato dal (mal)affaire dell’esclusione della squadra all’Eurocup, la Pallacanestro Reggiana ha sparato i due botti del mercato tanto attesi, che rispondono al nome di Sava Lesic, lungo serbo ma di natali croati, e Delroy James, potente ala guineana già ammirata a Brindisi un paio d’anni fa.

Max Menetti ha così il roster al completo, a pochi giorni dal tradizionale ritiro di Castelnovo Né Monti, e potrà iniziare a preparare quella che è già stata definita come una stagione di transizione, in cui volenti o nolenti abbiamo dovuto abbassare l’asticella e rinunciare ad alcuni pilastri delle ultime stagioni. Serviranno tempo e lavoro, dunque, per assorbire l’assenza di giocatori di grande carisma e bagaglio tecnico e trovare nuovi equilibri per centrare gli obiettivi di medio periodo che la società si è posta nonostante questo apparente, e speriamo temporaneo, ridimensionamento.

Ridimensionamento? A noi piace vederlo come un passo indietro, per poi farne due avanti. Meno ci è piaciuta, senz’altro, l’esternazione dell’AD Alessandro Dalla Salda che nella conferenza stampa di fine luglio ha fissato come obiettivo stagionale quello della salvezza. Un’uscita poco incoraggiante (per non definirla una gran “para……”), soprattutto se avvalorata da paragoni con quanto accaduto alla Virtus Bologna, squadra che ha vissuto una stagione parecchio travagliata sin dall’inizio e che ha potuto disporre di un bagaglio tecnico infinitamente inferiore a quello in nostro possesso. Diciamo che se una squadra composta per 6/10 da nazionali si deve giocare la salvezza, gli interrogativi ce li dovremmo porre non solo noi, ma tutto il settore tecnico federale. Avremmo preferito sentir parlare di obiettivi più realistici, come la conquista dei playoff, con la consapevolezza che a volte le stagioni possono essere più complicate del previsto e gli obiettivi si possono anche fallire, senza farne un dramma se ciò dovesse succedere.

Detto questo, proviamo ora a vedere non solo chi sono i due nuovi arrivi, ma anche quale conformazione, almeno sulla carta, sembra assumere il nostro roster per la prossima stagione.

Sava Lesic arriva in relativo anonimato, avendo trascorso gran parte della sua carriera militando in squadre che non hanno avuto la telecamera delle tv italiane puntata ogni settimana. I più curiosi, che lo hanno visto in azione, ne parlano come di un giocatore dalla buona mobilità, in grado di segnare dai 6,75 con relativa facilità e di prediligere, se ben innescato, il pick and pop al pick and roll, forse perché non così esplosivo e corazzato come altri pari ruolo. Un’ala grande “old school” insomma, più che un centro, alla quale non si può concedere il tiro con leggerezza e in grado comunque di avvicinarsi a canestro in situazione dinamica. Nell’ultima stagione, giocata in Slovenia all’Olimpia Lubiana, ha messo insieme ottime cifre sia in Lega Adriatica che in Eurocup, viaggiando costantemente in doppia cifra in punti realizzati: i quasi 11 tentativi di media dal campo, inoltre, sembrano indicare che il ragazzo non è “timido”… 25+8 con 7 falli subiti il suo high stagionale in campionato.

Delroy James è invece l’impersonificazione dell’ala fisica che da tempo non si vedeva a Reggio, almeno in versione coloured. Due metri e cento chili entrambi misurati dal salumiere, il fratello di Shawn (visto a Milano, con scarso costrutto poiché reduce da un lungo stop, qualche tempo fa dopo aver fatto vedere grandi cose in Europa in maglia Maccabi Tel Aviv, tanto da vincere pure l’Eurolega) è l’atleta perfetto per giocare a pallacanestro. Leve lunghe e forza nel tronco ne fanno un giocatore pericoloso in avvicinamento a canestro e in grado di difendere su più ruoli, tanto che in molti vedono in lui l’antidoto a quel Rakim Sanders che continua a fare molto male a Reggio ogni volta che le due strade si incrociano. Il tutto condito con un’intelligenza cestistica superiore alla media e a ottime doti (ma soprattutto propensione) da passatore. Nelle due stagioni trascorse a Brindisi ha prodotto 11 punti e oltre 7 rimbalzi di media in campionato; cifre queste, come per lo stesso Lesic, frutto di un rendimento costante e non fatto di alti e bassi.

Ne viene fuori una Grissin Bon piuttosto gagliarda, con ottime doti atletiche e una maggior capacità di protezione del ferro rispetto alla scorsa stagione, nonostante il minor tonnellaggio. Qualcuno l’ha definita “da corsa”, vista la presenza di un solo centro puro e di tanti giocatori capaci di colpire dall’arco, anche dal palleggio: difficile comunque, conoscendo Menetti, pensare a una squadra che fa del run and gun (il marchio di fabbrica delle formazioni guidate da Meo Sacchetti, per intenderci) la sua arma principale, ma è probabile che venga lasciata a Della Valle ancora più libertà nel cercare di chiudere anche i contropiedi primari con una bomba, o a Pietro Aradori di inventarsi tiri ignoranti dal palleggio che, grazie al suo talento, spesso trovano il fondo della retina.

Un finale di stagione in crescendo ha convinto lo staff biancorosso a puntare stabilmente su di lui come cambio della guardia. Sperando che il fisico non tradisca.
Un finale di stagione in crescendo ha convinto lo staff biancorosso a puntare stabilmente su di lui come cambio della guardia. Sperando che il fisico non tradisca.

Al di là delle ipotesi sull’impostazione del gioco reggiano, quello che possiamo determinare con certezza è che avere un singolo impegno settimanale ci ha restituito una squadra più corta, con solamente sei esterni di ruolo compresi Gentile e Strautins. Il rischio è che il primo possa imbattersi, come purtroppo spesso gli è accaduto, in qualche piccolo infortunio e il secondo, fresco di ruolo stabile nei dieci, si dimostri ancora troppo acerbo (quello che si è visto di lui l’anno scorso sono stati la gran voglia di lottare e di dare una mano a rimbalzo, non certo le doti offensive… vedremo). La sensazione, per quanto riguarda il giovane lettone, è che i primi mesi costituiranno per lui il vero e proprio banco di prova, come già accaduto ad Adam Pechacek la scorsa stagione, anche se la carta di identità, che alla voce anno di nascita recita 1998, gli deve lasciar dormire sonni tranquilli.

A correre ai ripari di Menetti e dello staff c’è però la duttilità dei due “4”, Polonara e James, che possono ricoprire anche il ruolo di ala piccola. Soprattutto il nuovo straniero della Grissin Bon, che anzi pare più adattato da ala forte che da esterno, troverà minuti anche in compresenza con Aradori e Polonara in quintetti alti; dal canto suo Achille, che è chiamato alla stagione della definitiva consacrazione dopo che una seconda parte di stagione altalenante gli è costata la chiamata al preolimpico di Torino da parte di coach Ettore Messina (come ipotizzato nella nostra rubrica a inizio maggio), potrebbe trovarsi nella situazione opposta, ovvero quella di dover giocare anche minuti da pivot in caso di problemi di falli dei compagni d’area, o in quintetti bassi e veloci.

Col ritorno di Riccardo Cervi, giocatore che quest’anno taglierà il traguardo delle 200 stoppate rifilate in serie A, avremo anche una maggiore rim protection, soprattutto quando il sette piedi prodotto del vivaio Basket 2000 si troverà in campo insieme a Polonair. Il discorso si farà più difficile quando ci troveremo a fronteggiare lunghi di stazza che potrebbero metterci in difficoltà sfruttando i chili (e i muscoli) in più: il milanese Raduljica su tutti (uno che nelle stagioni “in tiro” raggiungeva facilmente i 120 kg, e questa miglior forma pare ad oggi solo un ricordo), o il gigantesco Kyrylo Fesenko se si accaserà nuovamente in Italia.

L’ultimo inciso, riprendendo invece il tema dei nuovi equilibri da ricercare dopo gli addii dei senatori Kaukenas, Lavrinovic e Veremeenko (a quest’ultimo, che ha recentemente raggiunto il “nostro” Nicolò Melli al Bamberg per giocare da protagonista in Germania e in Eurolega, va il nostro in bocca al lupo), lo dedichiamo al tema della leadership. Tutti sanno, o hanno potuto presumere, quale fosse il valore aggiunto del numero 13 non solo in termini tecnici ma anche mentali, e nervosi, all’interno della nostra squadra. Una squadra ricca di giovani e di talento, ma che in quanto tale ha dimostrato di avere dei limiti caratteriali. Rispetto all’anno passato, ci vengono a mancare gli esempi, in campo e fuori, in partita e in allenamento, di giocatori che hanno vissuto una carriera sportiva ai massimi livelli soprattutto grazie all’etica, al rigore autoimposto, al pretendere sempre il massimo da sé stessi e dai proprio compagni. Sono cose che non si insegnano, e che i nostri giovani, alcuni dei quali ormai maturi, dovranno dimostrare di avere acquisito nel tempo passato in palestra con questi veterani. Siamo curiosi, e non poco, di vedere chi scenderà in campo da capitano della squadra.

Polonara, Aradori, il ritorno di Cervi. O ancora, la "faccia cattiva" di Amedeo. Who will be the leader?
Polonara, Aradori, il ritorno di Cervi. O ancora, la “faccia cattiva” di Amedeo. Who will be the leader?

La sensazione, alla vigilia della preseason, è che almeno sulla carta i presupposti per giocare anche quest’anno una stagione da protagonisti in Italia ci siano. La squadra è intrigante, ha tutto il potenziale per sorprendere ma anche qualche incognita che potrebbe pesare. Ci aspettiamo che lo staff ci abbia visto giusto su Needham, e che il furetto dal south side di Chicago ci farà vedere grandi cose, e che altrettando sorprendente possa essere Sava Lesic; ci aspettiamo, come detto, che Polonara faccia un ulteriore salto di qualità e che i nostri giocatori di maggior talento sappiano scaricare a terra (e in aria) tutto il loro potenziale. Così come continueremo ad aspettarci, anche a restyling concluso, che presto Reggio e la Pallacanestro Reggiana potranno avere un impianto all’altezza della squadra e delle competizioni di massimo livello che potrebbe ospitare, per non vivere più nella costante paura di dover trovare asilo a 20, 40 o 60 chilometri per giocare le “partite che contano”.

La stagione è più importante di quanto possa apparire: la maggior parte dei contratti dei nostri giocatori è in scadenza, fallire la qualificazione “per merito sportivo” alle coppe (e di quale coppa si possa trattare, è ancora tutto da vedere) anche per la prossima stagione significherebbe doversi inventare da capo una squadra l’estate prossima e non solo, come quest’anno, ristrutturare l’organico come gli operai stanno facendo col vecchio PalaBigi. È difficile infatti pensare di poter rifirmare i migliori italiani restando fuori dall’Europa. Ma il nostro progetto deve dimostrarsi più forte dei giochi di potere di Petrucci e dimostrare che, seppur la politica ne abbia minato le basi, è ancora saldo e in grado di farci vivere tante altre gloriose stagioni.

Non ci resta che lasciare la parola al campo. Perché ricordatevi: Ball don’t lie!