Dal 4 al 20…nostalgia canaglia!

Fine di un’era. Stop alla numerazione “classica”, quella dal 4 al 20, e via a quella “libera”, stile NBA e oggi in voga in tutto il pianeta. Anche la Pallacanestro Reggiana si è conformata, dopo essere rimasta ormai un “unicum” nel panorama nazionale e non, ma l’occasione è ghiotta: aprire l’album dei ricordi e “dare i numeri”, ricordando i tanti campioni passati da via Guasco da fine anni Ottanta ad oggi, quelli dove la generazione dell’autore ha iniziato a frequentare il PalaBigi.

4. E’ il numero per eccellenza. Basti pensare che, non appena arrivata la notizia della liberalizzazione, i tifosi ne hanno chiesto il ritiro. L’ha vestito, infatti, il “Professore”, al secolo Mike Mitchell. Maglia vestita, in precedenza, anche da un giovane David Londero, poi passato nel corso della carriera al 13.

5. Due nomi su tutti: Marco Lamperti e Dawan Robinson. Entrambi playmaker, entrambi protagonisti di promozioni in A1. Il primo, due volte, nel 1987/88 con Piero “Topone” Pasini alla guida, e nel 1992/93, con Virginio Bernardi. Lo statunitense, invece, anni dopo, al volante della squadra di Fabrizio Frates.

6. Numero da torri. Angelo Gigli viene scoperto dalla Pallacanestro Reggiana ancora giovanissimo, fatto crescere e lanciato nel basket che conta. Achille “Aki” Polonara resta tre stagioni ma…che stagioni. In passato vestita da Giuseppe “Pino” Brumatti, arrivato a Reggio non più di primo pelo ma comunque straordinario.

7. E’ il numero perfetto. E, difatti, è quello di Gianluca Basile. Che solo alla Fortitudo, e poi in nazionale, passerà al 5 con cui tutti lo ricordiamo. Ma non si può dimenticare che è stato anche sulle spalle di “Sandokan” Dell’Agnello, di un lungo straordinario come Darjus Lavrinovic e di “Chi l’ha visto” Askew. Oggi è di Leo Candi, capitan futuro?

8. Kris Clack, chi non lo ricorda? Molle ai piedi, schiacciate memorabili. Ma anche Greg Brunner, lungo elvetico di buona caratura. E, per finire, ADV. Amedeo Della Valle, uno dei giocatori più amati degli ultimi anni bianco-rossi.

9. Qui ne abbiamo in abbondanza. Paolo Boesso e Silvano Dal Seno ad inizio anni Novanta, Alessandro Davolio, Teemu Ranniko e Marco Mordente a seguire. Non dimentichiamoci, però, di Nick Melli e di Michele Antonutti, capitano della prima PR vincente. In tempi più recenti sul dorso anche di Andrea De Nicolao e di James White.

10. Numero che nel calcio indica il fuoriclasse e che, alle nostre latitudini, è stato sulle spalle di Bob Morse e, prima di lui, di Rudy Hackett. In tempi più recenti è stato vestito da un regista sopraffino come Kiwane Garris e dal talentuoso Troy Bell.

11. Roosvelt Bouie, e abbiamo detto tutto. Ma anche la “meteora” Danko Cvjeticanin. Oppure Diego Pastori e Manu Markoishvili.

12. Maglia di Tracy Moore, oltre che di Vladimir Veremeenko, oltre che dell’altro Lavrinovic, Ksystof, arrivato a Reggio come “gettonaro” in piena epoca “Lituanians”. Oltre vent’anni fa, invece, fu di Dale Solomon e di Luciano “Ciga” Giumbini.

13. Numero 4 a parte, la maglia forse più amata dai tifosi. A partire da Alvin “Boogie” Young, senza dimenticare Giorgio Boscagin. Poi passa in mano lituana: dapprima Donatas Slanina, seguito poi da sua maestà Rimantas Kaukenas.

14. “Tira la bomba” Angelo Reale. 214 cm in anni dove l’altezza media non era quella di adesso. Oltre a lui Piero Montecchi, una leggenda, fino ai giorni nostri e a Ricky Cervi.

15. Tra fine anni Ottanta ed inizio Novanta passa da Giovanni Grattoni a Joe Binion, per poi finire a Graziano Cavazzon. Lo veste anche Andrew Betts, che in una telecronaca di Coppa diventa per un curioso intercalare un po’ troppo ripetuto del telecronista “Andrew Probabilmente Betts”, poi Ojars Silins.

16. Poco da segnalare. E’ il numero di Ben Ortner dal suo arrivo in Italia, mentre restando in tema italico si può parlare di Federico Pugi, uno a cui sfortuna ed infortuni hanno tarpato troppo presto le ali. Soprattutto è di Drake Diener, piuttosto anonimo dopo essere arrivato in pompa magna.

17. Chris Jent, bianco-rosso in due riprese differenti, dapprima nell’anno della semifinale scudetto e, in seguito, sconfitto in gara 5 in A2 da Livorno, non possiamo certo dimenticarlo. Il “17”, però, è per tutti Orazio Rustichelli, letale ed immortale ala correggese.

18. Lo ricordiamo di Roberto Casoli, partito da Reggio per una solida carriera altrove. Negli anni d’oro è appartenuto a Stefano Gentile, mentre nell’ultimo biennio è stato proprietà di Pedro Llompart, regista iberico che ha guidato la squadra alla semifinale di Eurocup.

19. Suo figlio ha giocato con l’8 e con il 24, diventando un tantino più famoso. Ma anche il padre non era male. L’erede si chiama Kobe, il genitore Joe. Di cognome fanno Bryant. Numero indossato anche da Roberto “Ghiaccio” Chacig.

20. L’ultimo dei numeri, almeno fino allo scorso anno. In passato di Luca Vicinelli e Donato Avenia, quest’ultimo fautore della salvezza 1993/94 da metà campo. In seguito ad Andrea Cinciarini, prima amato e ora decisamente detestato, e Vladimir Golubovic, arrivato a rinforzare una squadra da scudetto, ma passato senza lasciare traccia.

Damiano Reverberi