Dall’attacco alla difesa: un cane che si morde la coda!

Vince chi segna un canestro in più o chi ne prende uno in meno? Vince il contropiede, le schiacciate e il tiro da 3p o la difesa a zona, del pick’n roll e il dominio a rimbalzo?

Si potrebbe far partire un sondaggio dove ci sarebbero gli amanti dello spettacolo col DNA offensivo e gli altri che preferirebbero vedere i gomiti larghi e le gocce di sudore nella metà campo difensiva. Alla fine di ogni partita, soprattutto quelle perse, si aprono i dibattiti: chi si arrabbia per uno scarso attacco, pochi passaggi e chi invece sottolinea i buchi difensivi. Il dubbio ci pervade, si potrebbe parlare per ore senza arrivare ad una soluzione ma proviamo a fare gli allenatori: una difesa aggressiva ed efficace ci aiuta a recuperare palloni, dominare i rimbalzi e correre in contropiede per avere tiri con alte percentuali come un sottomano, una schiacciata (vedi “Polonair”, Achille Polonara) o tiri da 3p aperti (vedi la “Brutta Faccia”, Amedeo Della Valle); un buon attacco con poche palle perse ci permette di controllare il ritmo partita e di non far correre gli avversari.

Cosa dobbiamo fare: evitare la palla persa con un buon attacco o aggredire in difesa per rubare un pallone e correre?

Ok, mettiamo i pantaloncini, maglietta e calzettoni, prendiamo il fischietto e proviamo a fare gli allenatori: probabilmente la verità si trova nel mezzo e vi vogliamo dare degli spunti e farvi valutare queste tematiche ragionando su aspetti tecnico-tattici-emotivi e psicologici.

Noi vogliamo allenare per far crescere un gruppo, rendendolo forte per fare risultati con costanza e quindi emotivamente quasi imbattibile, capace di reagire in qualsiasi partita. Il talento offensivo fa la differenza, si migliora, ma non si inventa e in certe giornate potrebbe essere raffreddato, incapace di esprimersi. A questo punto spezziamo una lancia a favore di chi sostiene la difesa, perché questa non ha bisogno di talento ma solo di grande volontà: quella di sbucciarsi le ginocchia. Il grande Direttore Sportivo Bruno Arrigoni ai miei primi anni in Serie A, mi insegnò che l’anima di un team si vede nella capacità di stare uniti nei momenti difficili, sia durante una stagione che più semplicemente all’interno di una partita, quando l’attacco non funziona, quando la difesa necessita di sacrificio nell’aiutarsi reciprocamente e il mettere una “pezza” per soccorrere il compagno è sinonimo di gruppo affiatameno. A Cantù, Dan Gay ripeteva  “not in my house”, lo gridava continuamente in faccia al suo avversario di turno per aggredirlo psicologicamente e chiudere le porte dell’area, in casa sua non entrava nessuno; il capitano Antonello Riva (Nembo Kid)  premiato da poco al Premio Reverberi come miglior realizzatore della nazionale con 3785 punti, tutte le volte che vedeva un giovane risparmiarsi in difesa lo spronava e alzava i toni per aumentare l’intensità d’allenamento. Durante i play off e nelle partite chiave l’aggressività difensiva aumenta, anche in NBA dove la sfida individuale tra i campioni crea quelle scintille che illuminano i parquet e i grandi attaccanti come Kobe Bryant diventano animali difensivi, piegano le gambe ed ergono un muro per fermare l’attaccante:  not in my house.

Verrebbe spontaneo dire: difendiamo forte, facciamo nostra l’inerzia dei match e vinciamo tutte le partite! Ma se fosse così facile il nostro basket non sarebbe così bello ed imprevedibile fino all’ultimo secondo di ogni match quando il tiro più pazzo e difficile di sempre, preso contro la migliore difesa possibile, attraversa prima l’anello arancione e poi la retina facendo “ciuff”! Secondo noi la sola metà campo difensiva non fa la differenza e come avrete sentito mille volte: una buona difesa inizia da un ottimo attacco.

Nel basket l’attacco è importante quanto la difesa.

Come scritto nel titolo, pensiamo sia una cane che si morda la coda, difesa ed attacco sono imprescindibili, dipendono vicendevolmente l’una dall’altra. Una buona difesa ti aiuta quasi sempre ma un buon attacco serve per creare feeling, confidenza con le proprie forze, autostima ed energia positiva che portano l’inerzia dei match a proprio favore. L’andamento di una partita può essere stravolto con 3 triple consecutive, con un pick’n roll od un blocco cieco con una schiacciata. In tanti anni di studio per preparare gli allenamenti ci siamo accorti come fosse utile difendere i punti forti degli avversari, ma anche valutare le difese fatte dagli altri per capire come attaccarne quelli deboli e controllare il numero di possessi.

No palla persa!  Quante volte ci si arrabbia e si grida di non perdere palloni. Spesso si accusa il portare di palla, ma la colpa di un errore è da dividere equamente nel gruppo: chi esegue il passaggio potrà e dovrà stare più attento, evitare di fare una cosa difficile o quasi impossibile, ma i compagni, poiché tali, dovranno aiutarlo ed essere pericolosi per sfruttare il vantaggio creato.

Sperando di avervi incuriosito, qui sotto vi mettiamo alcuni grafici per aiutarvi a capire di cosa stiamo parlando:

attaccando una difesa organizzata, spesso accade di avere l’area collassata (tutti i 5 difensori dentro l’area, gli omini rossi nel grafico) per  negare un canestro facile

 

schema 1i pallini gialli numerati sono gli attaccanti ed il numero 2 ha la palla

Se gli attaccanti senza palla rimanessero fermi, il N.2 avrebbe difficoltà nel trovare un  compagno libero e potrebbe commettere la famosa palla persa. In questo caso serve una collaborazione offensiva che faciliti un passaggio per un tiro aperto con migliori percentuali, diventando l’inizio di una buona difesa, la cosiddetta transizione difensiva, cioè il passaggio dall’attacco alla difesa.

 

schema2Nel secondo grafico vi mostriamo come dovrebbero muoversi gli altri giocatori per aprire delle linee di passaggio.  Come si può vedere il movimento fatto dai giocatori senza palla (segnalato da una linea continua)  apre delle “finestre di passaggio” dove il portatore di palla, vedendo i compagni, riesce a fare un buon passaggio (segnalato con la linea tratteggiata).

Questo è un esempio, ma ce ne possono essere tantissimi anche per la stessa situazione. Ogni allenatore ha le sue armi e oggi che siamo diventati coach dobbiamo trovarne le nostre idee offensive per vincere la prossima partita!

(a cura di Flavio Fioretti)