DJO.

(A cura di Damiano Reverberi)

Il 13 porta fortuna. Lo dice la scaramanzia, lo dicono i fatti. Darius Johnson-Odom, una delle poche note liete di questa disgraziata stagione della Grissin Bon, ha scelto, al suo arrivo a Reggio, un numero non banale, che nei cestisti del passato bianco-rosso riporta a “Boogie” Young e, soprattutto, Rimas Kaukenas. Canestri e leadership al servizio di una causa che ne aveva disperatamente bisogno, con relativa – seppur sofferta – missione compiuta chiamata salvezza.

Nato a Raleigh nel 1989, nella Carolina del Nord, DJO (per la precisione Darius Earving Johnson-Odom) muove i primi passi nel basket che conta a Marquette, non certo la più famosa delle università per quanto riguarda la palla a spicchi, seppur con un exploit clamoroso datato pochi anni prima: nel 2003, quando il folletto di stanza a Reggio deve ancora iniziare la High School, un certo Dwayne Wade, porta le Golden Eagles addirittura alle Final Four NCAA. Torniamo a Johnson-Odom, point guard che colleziona numeri più che discreti: alla Marquette University gioca tre stagioni con oltre 15 punti di media, raggiungendo insieme ai compagni la semifinale della Big East nel 2010 e le Sweet Sixteen nelle due stagioni consecutive. Nel 2011/12, peraltro, viene incluso nel miglior quintetto della Big East grazie ai 18,3 punti ad allacciata di scarpe: insieme a lui Jeremy Lamb, quest’anno con la canotta degli Charlotte Hornets, oltre a qualche altro giocatore meno famoso che ha poi trovato spazio in Europa.

Le prestazioni non passano inosservate agli scout NBA, e arriva puntuale la chiamata dalla principale lega professionistica del pianeta: lo scelgono (col numero 55) i Mavs, ma in Texas non arriva mai, venendo immediatamente girato ai Los Angeles Lakers di uno che dalle nostre parti conosciamo discretamente bene: Kobe Bryant. Le apparizioni in gialloviola si contano sulle dita di una mano, e sono 4, per un totale di 5’ sul parquet: la D-League, a quel punto è l’opzione più gradita e tra Los Angeles D-Fenders e Springfield Armor le cifre lo vedono oltre i 21 punti di media in 40 gare disputate. Nel 2013/14 fa una comparsata a Philadelphia in maglia 76ers, vestendo la maglia numero 0, giocando 3 partite, con 10’ all’attivo in un -26 rimediato con Memphis. Nel mezzo le prime esperienze estere, con due veloci apparizioni in Russia, allo Spartak San Pietroburgo, ed in Cina coi Sichuan Blue Wales (quest’ultima a 30,5 punti per gara).

In Italia arriva la svolta: nel 2014/15 firma con Cantù, guadagnandosi dopo un inizio decisamente complesso il ruolo di prima opzione offensiva del quintetto di Pino Sacripanti con 14,4 punti segnati tra campionato e playoff, nell’anno in cui in Brianza fa tappa anche Metta World Peace. L’Acqua Vitasnella esce ai quarti in campionato, dopo il settimo posto in regular season, fermandosi contro Venezia; in Eurocup, dove DJO sfiora i 16 punti in 18 gare, la corsa termina agli ottavi contro l’Unics Kazan. Le lire turche fanno la differenza e l’inizio del torneo successivo lo vedono al Trabzonspor, viatico all’approdo dicembrino all’Olympiakos, dove gioca le Top 16 di Eurolega (4,1 punti) e vince il campionato greco, superando 3-1 in finale i rivali storici del Panathinaikos.

Il richiamo del Belpaese, però, lo porta in Sardegna, ed anche in questo caso si assiste ad un cambio di maglia a stagione in corso: dopo 14,1 punti segnati con Sassari in campionato, oltre a 10,2 in Champions League, ma con un rendimento non soddisfacente, arriva il trasferimento alla Vanoli Cremona, che ha disperato bisogno di un riferimento offensivo per dare l’assalto alla salvezza, cosa che tuttavia non riesce ed i lombardi scivolano in A2, venendo poi ripescati l’anno seguente. Nel 2017/18 il giocatore è free agent ma viene richiamato da Cremona poco prima dell’inizio del campionato, dal momento che un altro Johnson, che di nome fa Elijah, non offre le garanzie necessarie dal punto di vista fisico. Con Meo Sacchetti il giocatore fa un ulteriore salto di qualità e partecipa alla cavalcata che porta la Vanoli alla semifinale di Coppa Italia ed al primo turno dei playoff, dove arriva un ko con Venezia in 3 gare. Per DJO – che nel frattempo ha firmato un contratto in Corea – la doccia fredda è dietro l’angolo: risulta positivo al principio attivo della marijuana (THC) e viene squalificato per 8 mesi, rientrando in campo solo a marzo.

Il resto lo possiamo annoverare al capitolo “storia recente”: ennesimo sforzo di patron Stefano Landi per salvare una stagione maledetta, Johnson-Odom si rivela un innesto azzeccato, capace di prendere per mano i compagni in situazioni complicate. La speranza è che la sua non sia solo una “toccata e fuga”, quanto che possa rappresentare una trave portante della Pallacanestro Reggiana che verrà.