Due chiacchiere con……Lorenzo Serventi

Recentemente la Nazionale Under 20 femminile ha vinto la medaglia d’argento nei campionati Europei in Portogallo, dopo che poche settimane fa l’ Under 17 aveva vinto l’argento al Mondiale di Saragozza. Convinti che venga dato troppo poco spazio alle giovanili e al basket femminile, abbiamo deciso di far due chiacchiere con un Reggiano DOC, cresciuto come giocatore e come allenatore nella Pallacanestro Reggiana con Giordano Consolini, Andrea Menozzi e Max Menetti, e conquistando il quarto posto nelle Finali Nazionali Allievi ed allenando spesso individualmente nei suoi anni in città, per citarne solo uno, Gianluca Basile. Successivamente giovanili di Rimini e responsabile delle giovanili di Trieste con Mario Ghiacci dirigente, dove ha allenato Daniele Cavaliero. Infine il passaggio alla Femminile, con la promozione come assistente di Menetti alla Juvenilia e il passaggio prima a Montigarda e poi a Umbertide (dal 2008). Stiamo parlando di Lorenzo “Lollo” Serventi, miglior allenatore nel 2012-2013 per la Lega, e migliore quest’anno per il sito specializzato Basket Inside.

Il basket italiano vive un momento di profonda difficoltà economica, è così anche per quanto riguarda il basket femminile? Notizia di questi giorni è che Parma, dopo altre società gloriose, come ad esempio Como o Priolo, cesserà l’attività. Qual è il tuo punto di vista?

La pallacanestro femminile può contare su circa 38000 atlete, sono numeri piuttosto esigui ed è indubbio che il movimento soffra come tutto il basket, ed oserei dire come tutta la società moderna. Il problema è generalizzato, non ne farei una distinzione uomo – donna, la parola chiave è crisi, che colpisce tutti; ci sono sempre meno magnati disposti a spendere, ma non per questo bisogna abbattersi.

A tal proposito che idee hai per migliorare il settore?

Io darei maggior visibilità agli imprenditori che hanno il coraggio di investire in questo sport, poi potenzierei i vivai perchè i settori giovanili sono la linfa vitale dello sport, ed aumenterei la competitività attraverso la liberalizzazione alle comunitarie. Purtroppo con questi vincoli, può capitare che alcune giocatrici italiane si “siedano” perchè sicure del posto, mentre la concorrenza e la giusta pressione innalzerebbero il livello qualitativo medio.

Tu vivi e lavori ad Umbertide, provincia di Perugia, da ormai diversi anni: come ti trovi e che tipo di realtà è?

E’ un paese di 16000 anime che respira pallacanestro: c’è la maschile che fa la C2 e poi ci siamo noi; è praticamente un fenomeno sociale e possiamo contare su molti veri appassionati che ci seguono con continuità. Siamo l’unica società, insieme a Schio, ad aver resistito nove anni di seguito in serie A nel recente passato e di questo ne siamo molto orgogliosi. La squadra è molto giovane (l’anno scorso l’età media non superava i 20 anni!) e siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti nelle ultime stagioni con 5 partecipazioni alla Final Four di Coppa Italia, 3 semifinali Scudetto, la salvezza e la partecipazione ai playoffs di quest’anno con una squadra così giovane. Non succedeva dal 1990 che una compagine con età media così bassa si salvasse in serie A.

Ultimamente è salita alla ribalta, purtroppo per pochissimi giorni aggiungo io, la Nazionale Under 20 piazzatasi seconda ai recenti Europei di categoria con il nuovo “fenomeno” Zandalisini..

Concordo pienamente sul fatto che ad un risultato così eclatante sia stato dato così poco spazio, e prova ne sia che tranne qualche piccolo trafiletto qua e là, se ne sia parlato come sempre poco; ci ho giocato molte volto contro, è un ’96 ed è sempre stata il top nelle squadre in cui ha militato, ma è esplosa definitivamente in questa kermesse. Ha grande talento, fisicità, potrebbe giocare tranquillamente contro un maschio..Probabilmente per fare il definitivo salto le mancava consapevolezza nei propri mezzi, e la giusta pressione per stare in campo, ma ha capito il suo ruolo ed ha trascinato le sue compagne. E’ necessario dare alle giocatrici giovani una chance, la possibilità di sbagliare, ma poi bisogna meritarsela sul campo. Spenderei una parola anche per Tagliamento, cui faccio un in bocca al lupo per il recente infortunio al ginocchio, e a Kacerik.

Torneresti ad allenare gli uomini se ne avessi la possibilità? Quali sono le differenze?

La risposta è si. Tornerei ad allenare nel maschile, credo che la pallacanestro sia una e credo che ci siano tanti allenatori bravi che però vengono etichettati; diventa difficile tornare ad allenare gli uomini dopo che si ha allenato le donne, ma vi garantisco che il settore femminile è davvero tosto, gli uomini hanno senza dubbio più forza come è logico, ma l’utilizzo della tattica in campo femminile è superiore proprio perchè bisogna sopperire a queste lacune. Le donne sono quindi più precise, eseguono meglio.

So che segui ovviamente il basket maschile: che idea ti sei fatto della stagione appena conclusa?

Essendo un grande appassionato, seguo tutta la pallacanestro italiana ed in particolare l’Eurolega che è il torneo che mi diverte di più e da cui si possono prendere molti spunti per il nostro lavoro. Ho seguito il campionato di Reggio, compatibilmente agli impegni, sono ovviamente un tifoso e devo dire che ha fatto un’ottima stagione, giocando tra l’altro molto bene. Mi piace la loro identità, l’idea di valorizzare i giovani italiani, è senza dubbio una cultura che collima con le mie idee, e per questo faccio loro i complimenti.