Due chiacchiere con…Stefano Michelini!

Ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con Stefano Michelini. Ex allenatore con carriera trentennale, dai campi all’aperto ad assistente di Messina ai Campionati Europei del 1993 e ora commentatore di punta di RaiSport, anche un contratto NBA (nel 1996 di 4 mesi) dai Phoenix Suns per allenare Stefano Rusconi, primo connazionale a giocare oltre oceano. Abbiamo parlato della stagione in corso, di Reggio e di cosa aspettarci in futuro, tra tante, tantissime curiosità.

Siamo a due terzi del campionato: che cosa ci ha detto fino ad ora questa stagione come livello di gioco? Ci dia un suo breve giudizio complessivo…

La tanto vituperata LBA è il terzo anno consecutivo che è caratterizzata da un equilibrio altissimo; io credo che l’interesse complessivo sia dato dall’imprevedibilità e in questo il nostro è il campionato principe. Spagna, Grecia e Turchia hanno vertici più alti, basta guardare l’Europa, ma il nostro è il torneo più equilibrato, basti pensare che Reggio con 10 vinte ed 11 perse è tre vittorie sopra a Brindisi e Pistoia che a tutti gli effetti lottano per non retrocedere, ed è a due vittorie dal quinto posto.

Proprio Torino ha alzato la Coppa Italia, una sorpresa per tutti gli addetti ai lavori. Sbaglio o l’organizzazione è stata buona ed il pubblico numeroso?

Assolutamente si! Siamo partiti dai 4000 della prima giornata e nel weekend sono state 7000 le persone che hanno partecipato ogni giorno; anche gli ascolti Rai sono stati interessanti, nonostante la parcellizzazione dell’offerta.

Quando giochi una gara secca  tutto può succedere e Torino ha giocato “noi contro il mondo” ed ha trovato in Galbiati il suo Simon Bolivar, il Liberatore per aver contribuito in modo decisivo all’indipendenza di sei paesi dell’America Latina, capace di liberare la testa e il gioco. Ora dopo questa impresa inizia anche per lui la parte difficile: come Bolivar,e come tutti i coach diventerà presidente, poi tiranno.

Milano continua a faticare tra campionato e coppe: perché? Rimane sempre la grande favorita o qualcuno la può insidiare?

Ciò che non uccide fortifica. È una squadra molto strutturata e recentemente ha spazzato via difensivamente gli avversari. Direi che rimane senza dubbio la grande favorita per la profondità del roster a disposizione.

Passiamo a parlare di Reggio Emilia. È l’anno di consacrazione di Amedeo; dove può arrivare con il suo talento?

La storia di Amedeo mi piace molto e mi è dispiaciuto non averlo visto in Nazionale nelle ultime due estati. La “crisi” di quest’estate ha portato lui e la società a confrontarsi ed a conoscersi meglio, aiutandolo a diventare uomo, e come dice Tanjevic,  “giocatore capo”.
Non ha un fisico da superman, ma è il giocatore che subisce più falli in campionato ed in Eurocup; non va piu’ solo  in striscia, anche in quei suoi 8/9 minuti diventa inarrestabile . Direi che il suo processo di crescita è stato agevolato dalla volontà di confrontarsi con altri grandi giocatori, e dall’amore per la palla a spicchi.

Leo Candi è in rampa di lancio. Sarà il play della Nazionale nei prossimi anni?

Partiamo dal presupposto che io non lo considero più un giovane perché ha già più di 20 anni; l’ho visto giocare a Bologna ed è un ragazzo che ha una mentalità forte, giusta e positiva. Posso dire che migliorerà sempre di anno in anno e che lo paragonerei a Zisis. Quindi…

Lei conosce bene la realtà di Reggio. Come gioca la squadra di Menetti?

Per prima cosa quando si parla della Grissin Bon è necessario sottolineare come siano cambiati i protagonisti: la prima giornata il quintetto è stato Mussini, Della Valle, Markoishvili, Sanè e Cervi. Nella penultima in casa con Trento invece Llompart, Candi, Della Valle, White e Reynolds. Stiamo parlando di una vera e propria rivoluzione copernicana con tante correzioni in corso.
A mio parere il problema iniziale è stato l’infortunio di Cervi; io sono un suo sostenitore da tempi non sospetti, sognavo e spero ancora che per le sue qualità intimidatorie  si parlasse di “zona Cervi” (non solo per Reggio, ma anche per la Pallacanestro Italiana).

Non aver cambiato il coach dopo lo 0/6 iniziale, aver mantenuto la calma, è un grande merito di una società che si sta confermando compatta e lungimirante.

Il nome di un giovane italiano, magari anche di serie inferiori, su cui lei scommetterebbe?

Il primo nome che mi viene in mente è Okeke, poi Bolpin, Pajola, Moretti (ora negli States). Voglio aggiungere altri due nomi: Guglielmo Caruso, 206 cm, giocatore della PMS, e Matteo Laganà, play/guardia del 2000 dell’Orlandina. Ma ci sono i giovani, il problema è mentalizzarli e responsabilizzarli molto prima.

Domanda difficile dato l’elevato livello medio, ma secondo lei chi è l’allenatore più bravo in Italia?!

E’ molto difficile dare un’identità precisa alle proprie squadre con questo mercato sempre aperto. La stagione ci dice che Sodini ha gestito come meglio non poteva la situazione delicata di Cantù portandola ad alto livello; poi è corretto sottolineare che cosa hanno fatto Sacchetti, Caja e Buscaglia.

Da allenatore, commentatore, chi è il giocatore più forte che ha visto sul parquet?

Ne cito tre: Larry Bird è il mio giocatore di riferimento assoluto, poiché era il genio assoluto; Arvidas Sabonis, che se fosse stato meno tormentato come uomo, come centro avrebbe dato lezioni a tutti al mondo; il terzo è Manu Ginobili che mi lascio’ senza parole giocandoci contro in A2 all’esordio, e ci sorpende ancora. Tutti e tre hanno talento.  Non una prodezza fine a se stessa, spesso oggi si baratta quello per talento.

ll vero talento è rendere facili le cose difficili.

Fare la scelta giusta al momento giusto.

Migliorare chi è attorno a noi.

99% perspiration (sudore, fatica)… 1% inspiration (ispirazione) (E.HEMINGWAY)