E se…

Lo so, lo so… Dovrei partire dal coitus interruptus di domenica pomeriggio, parlare di quello che è successo prima, durante e dopo il tiro che poteva consegnarci una (un’altra) storica vittoria contro Milano e tutto quello che ne sarebbe conseguito in termini di importanza (punti in classifica, carica, sfottò a Cincia e chi più ne ha più ne metta).

Lo hanno fatto tutti, la scelta del nostro coach è già stata discussa da tutti gli schieramenti politici del basket reggiano, e io non aggiungerei nulla di più a quanto è già stato detto. Per la cronaca, io non avrei fatto quel fallo, e se vi spiegassi le mie ragioni verrei accusato di plagio da un giornalista sportivo molto bravo e preparato che ha risposto a un lettore sulla questione dalla colonna del suo giornale, Il Resto del Carlino. Il suo nome è Daniele Barilli. Se vi interessa, andate a darci una scorsa.

Preferisco, in questa sede, fare un passo indietro per guardare avanti, e tornare per un momento all’11 novembre, giorno della nostra prima vittoria in Campionato contro Pistoia. Vi ricordate? Quella vittoria è stata talmente larga e perentoria (90-42!), anche in rapporto al momento da cui venivamo, da lasciarci tanti dubbi su quanto fosse stata davvero significativa. Forse, si diceva, i nostri avversari non si sono presentati. Forse è meglio non trarne giudizi.

A distanza di quasi un mese, mi piacerebbe invece trarne qualcuno.

In quella circostanza esordiva Chris Wright, il giocatore ingaggiato per apportare il primo fondamentale correttivo al nostro organico, ovvero le carenze in regìa. In poco più di 40′ e qualche allenamento, perché poche azioni dopo il suo esordio in Eurocup come sappiamo si è fermato per l’infortunio che ancora lo sta tendendo ai box, Wright ha tolto dalle spalle di Mussini la responsabilità di un ruolo non suo, dato ordine ed equilibrio al nostro attacco e nuova speranza a tutto l’ambiente. Il suo impatto è stato talmente lampante da consigliare alla società di sostituirlo a sua volta, per il tempo in cui resterà fuori, con l’esperto Llompart (che se non costa troppo terrei come insurance player fino a fine stagione).

Dopo quel risultato sono arrivati due risultati per nulla scontati, ossia la vittoria contro il Buducnost e quella, preziosissima, contro Cremona. Queste due vittorie, per altro in grande emergenza dati gli infortuni di Wright appunto ma anche di Reynolds, sono state la prima folata di quel vento di cambiamento che non ha smesso di spirare quando il tiro di Markoishvili si è infranto sul ferro e gli dei del basket non hanno accolto la preghiera del figliol prodigo James White.

Credo infine che ci sia un aspetto non troppo considerato sin qui, ovvero il calendario che abbiamo affrontato. In queste prime 10 partite abbiamo giocato ad Avellino, Sassari, Trento, Brescia (sì, quella ancora imbattuta), e perso di 1 punto contro Milano. E le prossime visite saranno al domicilio di Venezia, Torino e Bologna. Tutte, e dico TUTTE, le nostre avversarie dirette per i playoff (ritengo sempre Milano fuori concorso) verranno a giocare in via Guasco nella seconda parte della stagione.

La squadra, con gli arrivi già citati e salvo il verificarsi di ulteriori situazioni sfortunate, è un’altra squadra. Ritrovare Cervi (e ritrovarlo magari in quella veste di intimidatore d’area che è stato in passato anche se non -a nostro discapito- nel più recente) e aggiungere Chris Wright e James White a giocatori del calibro di Amedeo Della Valle, Julian Wright e Manu Markoishvili (Nevels resta di fatto un’incognita, che a questo punto non so come si possa collocare in questo organico, ma vedremo) significa davvero screditare le tesi di chi ci vedrebbe a rischio retrocessione e, anzi, nutrire anche i sogni dei più ottimisti o ambiziosi.

Vincere 4 delle prossime 6 partite che ci separano dal giro di boa equivarrebbe a trovarsi nella stessa situazione in cui era Trento al termine del girone d’andata dello scorso torneo. E se non vi ricordate come si posizionò al termine della stagione la squadra di Buscaglia ve lo dico io: quarta.

Vincere 4 delle prossime 6 partite significa chiudere l’andata a 12 punti, e un girone di ritorno da 9 vittorie su 15 partite (difficile, ma non impossibile… tenete a mente il calendario “amico”) ci porterebbe a quota 30, e nelle ultime 4 stagioni 30 punti hanno garantito l’accesso alla post season.

E se ci credessimo?