GRAZIE PILLA, CIAO PILLA!

Con un messaggio sui propri canali social, Pallacanestro Reggiana ha ufficializzato ieri quello che ormai da diverso tempo pareva scontato: la mancata conferma, per la prossima stagione, di coach Pillastrini.

Le motivazioni che hanno portato a questa decisione hanno, a mio avviso, origine da lontano. Quando la scelta del sostituto di Cagnardi cadde sul coach di Cervia, a molti parve che tra le principali motivazioni vi fosse anche la scarsità di alternative credibili, ragion per cui l’avvicendamento sulla panchina biancorossa fu oltremodo dilatato nel tempo, considerato l’andazzo che la compagine biancorossa aveva intrapreso.

Era opinione abbastanza diffusa che, se il coach fosse riuscito nell’impresa di salvare la squadra dalla retrocessione, sarebbe stato confermato per l’annata sportiva 2019-2020, anche per una sorta di riconoscenza e continuità, abbastanza usuale dalle parti di via Martiri della Bettola.

Ed invece non sarà cosi, per diversi motivi.

Innanzitutto, leggendo anche quanto dichiarato da Frosini, unito alle solite voci ben informate, alcune diversità di vedute sono sembrate abbastanza nette nel corso della stagione: l’ingaggio di Darius Johnson Odom ad esempio, rivelatasi poi la mossa fondamentale per la salvezza reggiana, era fortemente caldeggiato dal DS, ma non trovava il gradimento del coach, il quale temeva potesse rivelarsi un nuovo Ledo.

Del resto come successore di Rivers, su indicazione del coach, fu ingaggiato Richard, giocatore completamente diverso, sicuramente più uomo squadra ma infinitamente meno talentuoso dell’ex Cremona.

Vi è poi la vicenda Porier, autentica meteora della stagione biancorossa. E’ indubbio che l’allenatore sia messo lì per fare delle scelte e legittimamente può valutare un giocatore più o meno pronto, più o meno utile. E’ altrettanto indubbio però che, all’interno di una stagione piena di scelte sbagliate, aver ignorato completamente il giocatore non ha aiutato a migliorare l’idea di “tutto da buttare”, indissolubilmente associata all’annata sportiva appena conclusa, creando probabilmente anche qualche imbarazzo in società, dato che l’ennesimo sforzo economico della proprietà non era scontato, ed invece è ben presto finito nel dimenticatoio.

Principalmente però, ritengo ci sia soprattutto la considerazione che la salvezza sia arrivata soprattutto per la pochezza altrui, più che per particolari meriti della nostra squadra. Penso ci sia la volontà di voltare decisamente pagina rispetto a quella sportivamente terribile appena vissuta, motivo per il quale rivedremo il minor numero possibile dei protagonisti di quest’anno.

Personalmente ritengo difficile dare valutazioni definitive sull’operato di coach Pillastrini. Mi sento assolutamente distante da chi paragona i suoi risultati a quelli di Cagnardi, dato che Pilla ha ereditato una squadra in caduta libera, senza certezze, senza fiducia, senza punti di riferimento e completamente da ricostruire, con davanti a sé un calendario terribile che vedeva i biancorossi affrontare tante squadre nel loro momento migliore della stagione.

Mi aspettavo qualcosa in più a livello emotivo, questo sì: prestazioni sconcertanti come quelle di Trieste o Avellino, per esempio, sono inqualificabili per una squadra che si deve salvare. Mi rimane però il forte dubbio che, al di là di qualcosa in più che poteva fare il coach, ci siano tanti limiti a livello caratteriale e umano dei veri protagonisti, i giocatori, specie quelli che all’interno dello spogliatoio avrebbero dovuto dare quel qualcosa in più, in termini di mentalità ed atteggiamento.

Queste considerazioni, unite alla disponibilità sul mercato di diversi profili di allenatori molto interessanti, hanno portato alla separazione da Stefano Pillastrini, al quale ritengo di dover però rivolgere un sincero ringraziamento, perché nello sport non c’è nulla di scontato e l’obbiettivo che doveva raggiungere non era facile ma è stato colto.

LA DURA VERITA’ odierna è che qualcuno sarà fortunatamente costretto a rivedere il proprio campionario di battute, dato che dopo quattro mesi, ancora si legge dell’umorismo sulla sua stazza… ad maiora!