I migliori anni…

Quante volte avete sentito queste parole: ” ricordiamoci da dove veniamo” o “quando ripenseremo alle Finali Scudetto” ?! Spesso e volentieri Max, esponenti della società ed anche tifosi, hanno ripetuto frasi uguali o molto simili, perchè non vi è alcun dubbio che gli ultimi sette siano stati realmente I migliori anni…

Noi non faremo come l’altra gente,
questi sono e resteranno per sempre…

I migliori anni della nostra vita
I migliori anni della nostra vita
Stringimi forte che nessuna notte è infinita

(Parole di Maurizio Fabrizio e Guido Morra e cantata, come tutti sapete, da Renato Zero nel 1995)

Il patron “Santo” Stefano Landi, che non ringrazieremo mai abbastanza, la società (Ferrarini, Paterlini, Dalla Salda e Frosini) e lo staff tecnico capitanato da Max, hanno costruito e messo assieme con pazienza, lucidità e deteminazione un gruppo di persone che ci ha fatto letteralmente sognare, e come ogni favola che si rispetti…

Tutto ha inizio il 6 maggio del 2011 quando la allora Trenkwalder conquistò la salvezza all’ultima giornata contro Veroli grazie alla contemporanea sconfitta di Verona a Scafati (tripla di David dai 45° e successivo primo ferro di Porta sulla sirena), che condannò i veneti.
Solo poche settimane prima sembrava un obiettivo irraggiungibile dopo un’annata stregata e, come spesso accade, passata la tempesta, dopo un romantico arcobaleno torna il sereno!

La stagione seguente si conclude con la promozione in Serie A: Dawan Robinson, Donell Taylor, Riccardo Cervi, Michele Antonutti e Fabio Ruini sono i grandi protagonisti di una stagione pressochė perfetta; la Trenkwalder rimane nella parte alta della classifica per tutto il campionato e nelle ultime giornate conquista la vetta solitaria per non abbandonarla più…

Dopo l’estate si riparte con due acquisti, ovvero Cinciarini e Brunner, tenendo però quasi lo stesso roster dell’anno prima. Dopo un inizio non semplice i biancorossi, con un filotto di vittorie, si qualificano alla Coppa Italia (sconfitta onorevole contro Siena) e al termine della regular season la squadra centra un super sesto posto ed ai quarti play-off trova la Virtus Roma di Gigi Datome. È una serie bellissima, dove i nostri lottano come leoni, è la serie delle “trombette”, del tiro di Jeremic in gara 6 (super rimonta e match memorabile), dell’esodo di 600 reggiani di martedì per la sfortunata gara decisiva al Pala Tiziano.

Il caldo porta con sè una rivoluzione, perché Grissin Bon diventa il main sponsor e Donell Taylor, capocannoniere del torneo, passa a Venezia. In “riva” al Crostolo arrivano James White e Coby Karl; date le prestazioni sotto le aspettative, si decide di cambiare prima di Natale il figlio di George con Rimantas Kaukėnas. E del ragazzo di Vilnius ne sentiremo parlare, statene certi!

Il 27 aprile, a Bologna, in una cornice da brividi davanti a 5000 scatenati supporters, capitan Antonutti alza il primo trofeo della storia della Pallacanestro Reggiana (sconfitti i russi del Triumph Lyubertsy per 79 a 65 con 17 di White). I brividi corrono lungo la schiena a ripensare a quel week-end perfetto che tanto ha inorgoglito il popolo biancorosso. A Maggio ci piazziamo settimi e nella post season incontriamo la Montepaschi Siena di Marco Crespi.
La serie è al meglio delle cinque, si vincono le due gare dispari e così il match point ė tra le mura amiche;  in vantaggio (62-53 a 13′ dalla sirena) ed in controllo, Biggi fischia un fallo tecnico a Silins colpevole di essersi messo le mani nei capelli dopo un fallo dubbio su un tiro da tre punti di Green. Cambia improvvisamente l’inerzia del match e i toscani tornano a casa con una vittoria insperata, che bisseranno 48 ore dopo di misura.
Rimarrà una delle delusioni più cocenti, perché quella Siena, battuta Roma in semifinale, sfiorerà lo scudetto, vinto poi da Milano in sette, bellissime, sfide (ricorderete certamente The Shot in gara 6 di Jerrells).

Ė l’estate dei grandi annunci: arrivano l’MVP uscente Drake Diener da Sassari, Darjuš Lavrinovič (sostituito dal gemello Kšyštof per un paio di mesi) e Polonara da Varese.
La stagione regolare si conclude con un ottimo terzo posto, che ci consegna, per la prima volta, il fattore campo nel primo turno.

È tempo di play-off e saranno i più belli, i più crudeli e i più incredibili di sempre. E l’inizio, a ripensarci, ne sarà, in parte, un’istantanea fedele. Si affronta l’Enel Brindisi di Bucchi che scappa sul 7-30; il pubblico vestito per l’occasione in all white è letteralmente gelato da ciò che succede sui ventotto metri, ma Lavrinovic e Della Valle rimettono in partita i biancorossi, e dopo una rincorsa incredibile, siamo noi ad esultare perché la tripla di Pullen allo scadere trova il secondo ferro. I pugliesi ribaltano la serie nelle successive due partite, e Reggio si ritrova spalle al muro in trasferta, ma i nostri, con una grande prestazione difensiva, si impongono per 62-73. In gara 5 non c’ė storia: è semifinale contro la Reyer Venezia, ed è la seconda volta dopo il 1997.

L’obiettivo è tornare a Reggio sull’ 1 a 1 e facciamo il nostro dovere espugnando il Taliercio in gara 2 con una prova monstre di Darius (22 punti in 20′). Ma quando a fine primo quarto, 48 ore dopo, si infortuna all’inguine in un recupero difensivo, cala il silenzio in tutto il palazzo e soccombiamo sotto i colpi di Goss e Peric.
Il nostro destino pare oggettivamente segnato per le troppe defezioni, i lagunari non ne approfittano e mentre nelle radio impazza Gli immortali di Jovanotti, i nostri si impongono due volte in una mini serie di tre partite e grazie ad una incredibile, quanto commovente, prova in gara 6, si torna a Venezia per la bella.
In città si vocifera di un impiego di Darius, e così è, perché quello che succede diventerà storia. Ci aggrappiamo tutti (noi tifosi) a lui e agli altri sei “eroi” che in un Taliercio letteralmente infuocato scrivono, recuperando uno svantaggio in doppia cifra, una pagina indelebile di pallacanestro, non solo nostrana.

Cincia (miglior marcatore con 18), Aki, Darius, OJ, Ame, Pini e Rimas. Si festeggia come non mai, a Venezia come in piazza a Reggio in un’indimenticabile serata di inizio estate. Alle 2.15 moltissimi tifosi, tra cui il sottoscritto, attendono “gli immortali” sotto i ponti di Calatrava, ma non c’è più tempo per l’euforia, perché tra meno di 72 ore iniziano le Finals contro, a sorpresa, Sassari, che in un rocambolesco supplementare ha espugnato il Forum.

È il 14 giugno 2015 e Reggio, non solo chi è tifoso, si appresta a vivere la sua prima Finale Scudetto. Eh sì, perché in città non si parla d’altro, nei negozi, all’asilo con le maestre di tua figlia, l’argomento è uno ed uno solo…
Le prime due sono quasi (in gara 1 mancava per squalifica Lawal) una fotocopia: partenza a razzo, grande intensità difensiva e si taglia il traguardo senza particolari patemi. Si va a Sassari, il copione è come prevedibile differente, ma nel terzo quarto facciamo il break (4-19), e ad 8′ dal termine siamo in vantaggio di 13 punti…
Alcuni tifosi di casa iniziano a non crederci più, ma improvvisamente l’inerzia del match cambia direzione e Sassari, trascinata da Logan, dimezza le distanze. I sardi si aggiudicano ai supplementari anche gara 4, Darius stravolto a causa dell’ampio minutaggio, si infortuna e, di fatto, abbandona la serie.

Si torna, con molti rimpianti, a casa, e nella serata in cui nasce la Faccia Cattiva di Amedeo Della Valle (tripla con fallo in your face a Kenny Kadji) in un match combattuto ci riportiamo avanti.
Giocare con questo ritmo è quasi disumano (anche Oj, mastino su Logan, ha un problema alla caviglia) e tutto lo stivale si appassiona ad una delle Finali più belle di sempre. Mancano 47″ sul cronometro quando Rimas si invola ed appoggia il +5. Sembra fatta, i nostri cuori battono all’unisono perché oggettivamente siamo ad un passo dal Tricolore. Ma qui succede ciò che tutti ricordiamo fin troppo bene: la tabellata di Logan, i tiri sbagliati dal Cincia, che molti tifosi ancor’oggi non gli perdonano, i tre supplementari…

È per la stragrande maggioranza dei tifosi biancorossi il turning point di questa finale e non solo…Sliding Doors che più fatali non si possono…

Ognuno ha vissuto quel venerdì a modo suo, con le proprie cabale, in un difficile equilibrio tra la voglia di vincere e la paura di perdere: l’attesa asfissiante, il 21-4 del primo quarto, il ritorno di Sanders e compagnia, la tripla di Polonara sputata dal ferro e quella pulita di Logan nell’azione successiva (67-67), il finale con Dyson a segno (di tabella, ancora!) e l’errore di Drake…

Difficile mettere su carta le emozioni vissute, tra sguardi persi e gente adulta con le lacrime agli occhi, e quindi non essendo abbastanza bravo a farlo, ci provo con questa immagine che ritrae Amedeo e suo papà in un abbraccio denso di significati, circondati dai 2-300 totalmente dipendenti che si fermavano nell’arena dopo ogni sfida.

Ripartire è durissima ed in vista della nuova stagione arrivano Vova Veeremenko, Stefano Gentile, Aradori e De Nicolao. La cessione più importante è quella del Cincia che si trasferisce a Milano e, se è inutile tornare sulle modalità dell’addio, quel che è certo è che da quel giorno il rapporto tra l’ex capitano e la piazza si rompe irrimediabilmente.

L’annata sportiva si apre con la partecipazione alla Supercoppa Italiana al PalaRuffini di Torino. Il 26 settembre i biancorossi ritrovano in semifinale l’incubo Dinamo, ma questa volta ad avere la meglio siamo noi di un solo punto (78-79). Il giorno seguente sfidiamo la favorita Olimpia Milano, ma riusciamo a ribaltare il pronostico vincendo con scarto in doppia cifra e conquistiamo così il primo trofeo Nazionale. MVP della due giorni nella “sua” Torino, il talento di Alba!

Dopo una brutta partecipazione alla Coppa Italia da Campioni d’inverno contro Avellino, alziamo bandiera bianca anche in EuroCup, ma avendo fatto un ottimo percorso coronato con il passaggio alle Last 32. In campionato si chiude al secondo posto, dietro ai prossimi rivali Scudetto, con 42 punti (record societario)!

Ritroviamo ai quarti di finale Sassari, che superiamo dominando (3-0), e così in semifinale ce la vediamo contro Sacripanti, Nunnally e Ragland. Si parte con due vittorie biancorosse, si raggiunge in treno il capoluogo campano ed è pareggio con una gara 4 anomala nel punteggio (97-54); per molti addetti ai lavori “I Lupi” avendo tutta l’inerzia dalla loro sono diventati i favoriti, ma nelle due seguenti gare non salta il fattore campo e cosi si arriva ancora una volta alla settima. La serie è avvincente, combattuta e carica di motivazioni extra, con tanti talenti a sfidarsi sul parquet.

E l’ultimo episodio non è da meno perché è semplicemente bellissimo tra l’intensità tipica di questi match, le note tattiche e le storie che permeano gare così importanti. Reggio è in testa, di poco, ma sempre al comando e quando Nunnally riporta sotto i suoi è Rimas dall’angolo, su assist di DeNik, ad insaccare la tripla che chiude virtualmente la contesa (80-74). Pietro ed ancora il lituano (17) dalla lunetta manderanno tutto il Pala impazzito di gioia alle Finals per il secondo anno consecutivo. Contro Milano, che ha sconfitto 4-2 Venezia. 

Ė il 3 giugno e nella prima sfida, nonostante un Kaukenas leggendario (27 e 30 di valutazione), sono i padroni di casa a vincere, ma la notizia peggiore è che ancora una volta ad infortunarsi è uno dei nostri (Aradori). Gara 2 ha uno sviluppo simile e Gentile&Sanders sono “troppa roba” per noi, soprattutto con le assenze di Pietro, Stefano (stagione chiusa ad Avellino) e con OJ non al meglio.

In molti pensano che la serie sia finita, Milano ha due squadre e una fisicità pazzesca, ma al Bigi, si sa, è un’altra cosa e la città si regala una doppietta memorabile. Segnamo in entrambe le gare 81 punti, ma Simon e compagni si fermano a 72 la domenica ed a 76 il martedì. Un Darius onnipotente ci prende per mano in gara 3, mentre due giorni dopo Repesa non può nulla contro i nostri sei in doppia cifra.

A Milano non c’è storia, però in Via Guasco…ed infatti Reggio gioca un primo tempo stellare (38-29), ma nella seconda frazione Repesa ed i suoi rientrano e proprio sul finale mettono la freccia. Per la seconda volta in meno di un anno solare la Reggio dei canestri è costretta a veder esultare gli avversari sul proprio campo, con Rakim Sanders nuovamente eletto MVP, tanto che qualche sportivo gli ricorda che ci sono anche la Spagna, la Grecia e la Turchia…

Si chiude il cosiddetto ciclo dei lituani e si apre quello dei giovani italiani; la squadra che nasce è figlia dell’estate turbolenta tra FIP-FIBA ed ECA (non è un mistero che Jeff Brooks fosse molto più che un’idea…) e siamo costretti a passare il mercoledì davanti alla TV. Senza coppe arrivano le meteore Lesic e Delroy James a completare il roster, poi Reynolds prima delle Final Eight di Rimini, che rappresentano il vero grande rimpianto stagionale perché in semifinale contro Milano andiamo vicinissimi alla vittoria. EA7 che avevamo battuto nella bellissima serata del PalaDozza con lo show fantascientifico di Pietro nel secondo quarto.

È una stagione faticosa, di alti e di bassi, di rumors tali o presunti, di gelosie e di chimica sbagliata. Finisce come era iniziata, contro Avellino allo scadere: in Supercoppa ci ferisce Ragland, in via Guasco Leunen.

Il resto è storia recente, che non ha bisogno di esser ricordata, con la speranza che l’indimenticabile serata di martedì che ci ha regalato i quarti di Eurocup non sia un traguardo, ma un punto di partenza! 

Eh sì, sono stati I migliori anni, perché nelle vittorie come nelle sconfitte ci siamo emozionati, ci siamo innamorati, abbiamo esultato ed imprecato, abbiamo pianto per la gioia e per il dispiacere, siamo diventati amici da sconosciuti, abbiamo macinato chilometri con quei colori nella testa, ci siamo sentiti protagonisti, vivi, consci che l’obiettivo di un viaggio non è solo la meta, ma ciò che provi nel compierlo. Per questo, e probabilmente tanto altro, sono stati indubbiamente I migliori anni…