Il capolavoro di Walter

(A cura di Giuseppe Pep Malaguti)

LA FINALE PERFETTA
Venezia 22-06-2019 ore 22.40.

È difficile descivere l’atmosfera di gara 7. Ci si può provare, ma solo chi era dentro il Gabbione/Acquario può capire.
Il frastuono clamoroso senza precedenti del Taliercio.
Un pubblico, come di rado ho visto, che spinge compatto e tutto insieme gli orogranata verso lo scudetto, una vera bolgia, oltre la bolgia.
Sembrava di stare in un campo greco o turco, oserei dire di stile quasi sudamericano.
Quando entri in quella struttura sei in una fossa e non respiri più, non senti più nulla, non capisci in che mondo sei capitato, perdi la cognizione del tempo, temi di non uscirne più, ma quando esci ti dispiace.
Paradossalmente tutto questo ha un fascino unico nonostante la condizione non idilliaca del Palasport di via Vendramin a Mestre.
Quello che è successo sabato sera è qualcosa di unico ed irripetibile.
Dopo 17 partite in 34 gironi (quarti e semifinali finite a gara 5, la finalissima finita a gara 7 e con 4 “elimination game” disputati) i giocatori della Reyer Venezia hanno giocato LA PARTITA PERFETTA, guidati in modo sublime dal loro Coach Walter De Raffaele, che li ha portati allo scudetto, spazzando via la Dinamo Sassari guidata da Pozzecco.

DA DENTRO IL CAMPO

Ho la fortuna di sedere in prima fila tra i giornalisti accreditati in una finale scudetto; è la terza volta consecutiva che mi succede: la prima fu gara 6 Trento – Venezia, la seconda gara 6 Trento – Milano ed ora una gara 7  Venezia – Sassari; sono sostanzialmente in campo anche io, a meno di un metro dalla linea di fondo e dal canestro dei 28 x 15.
Mancano una decina di minuti alla palla a due, e alle mie spalle sbuca, dal tunnel che porta agli spogliatoi, Gianmarco Pozzecco – dopo la conferenza stampa di gara 5 era prevedibile – il Palazzo viene giù con un boato allucinante, subissato di fischi, nel momento in cui mette il primo piede dentro il parquet. Un uomo solo contro tutti, un uomo contro un’arena intera inferocita di 3500 persone.
Inizia il match, si comprende subito che la Reyer è in missione scudetto trascinata dal suo capitano Haynes e da Gapi Vidmar: l’equilibrio dura in sostanza solo la prima frazione. Sono il talento di Daye, l’istinto di Bramos e la “garra” di De Nicolao ad allungare sul +9 alla fine dell’intervallo lungo.
Si rientra in campo e il greco d’america scrive una pagina indelebile per lui e la sua squadra: sigla 17 punti nel solo terzo periodo e spacca definitivamente la partita, e per la prima volta in vita sua, dopo una delle sue bombe realizzate, esulta con dedica verso la panchina della Dinamo. È la fine: “ la favola” di Sassari sta per concludersi.
Un terzo quarto indemoniato, con Bramos macchina da canestri, la difesa, la transizione, la circolazione perfetta di palla, i ragazzi di Walter sono ovunque, e spinti dai tifosi volano verso il titolo, non sentendo nemmeno la fatica; dall’altra parte guardo i volti dei giocatori del Banco: sono tutti frastornati salvo l’enfant du pays Marco Spissu, l’ultimo a mollare.

Il quarto finale è ormai la festa e il tripudio della gente reyerina; ricordo a stento la fine: un rimbalzo difensivo con urlo di Julyanone Stone e poi la tripla frontale del “CIAONE” di Quez. Faccio lo stesso segno con le braccia che fece Vince Carter nella gara delle schiacciate di una ventina d’anni fa, “ IT’S OVER”. Dietro di me FR mi dice: “ Beppe è finita”, e io rispondo: “si è finita” anche altro di incommentabile (una sorta di duo Caressa/ Bergomi se si fosse chiamato Fabio ma si chiama Francesco).

De Raffaele esulta indicando con una mano due in segno di vittoria e del secondo scudetto in tre anni, mentre con l’altra batte sul cuore. Scende una lacrima di emozione per una stagione lunga, spesa vicino alla squadra e ancora di più al suo Coach, che termina in questo modo trionfale.
Stavolta è davvero finita. È finita come doveva finire con la Reyer Venezia Campione d’Italia.