Il Nostro Orgoglio

Il 17enne Federico Bonacini che tenta di rubare palla nella sua prima gara nei 5 iniziali, mettendoci la grinta di un Gary Payton sassolese e di un Dennis Rodman dal sangue arsan, è la fotografia perfetta di un autentico miracolo sportivo tipicamente “Made in Reggio”.

Reggio batte Milano, 91-87, cinque mesi dopo l’uscita trionfale di Alessandro Gentile con il trofeo della Serie A mostrato chiaramente al pubblico ammutolito del fortino di via Guasco. E’ stata la gara perfetta, un’esecuzione magistrale della “Cooperativa dei Canestri”, il basket in salsa reggiana creato da Dado Lombardi e portato agli onori della cronaca dall’apprendista Max Menetti.

1-Tutti i giocatori sono eguali ed essenziali nell’economia di squadra.

2-Dal difendere forte in difesa nasce il ritmo nella metà campo offensiva.

3- Vivere delle emozioni del pubblico, come il pubblico vive delle tue emozioni.

I tre dogmi del credo professato in via Cassala hanno permesso al progetto di una città provinciale come Reggio di diventare un faro di luce in un mare di nebbia, un movimento nazionale in cui programmazione, lungimiranza, idee e voglia, soprattutto, di consolidare lo sport nelle singole realtà locali mancano terribilmente.

Quale altra città è capace di portare quasi 6.000 persone a Bologna il 27 Dicembre? Reggio Emilia si nutre di pallacanestro e la Grissin Bon, sua massima espressione, porta sul parquet la vera anima battagliera di una comunità che negli anni non ha mai abbassato di fronte a nessun ostacolo la Testa Quadra.

E’ stata proprio quella stessa Testa Quadra dei nostri nonni a proibire ai biancorossi di gettare la spugna nel momento in cui Milano sembrava poter dilagare nella prima frazione, con Sanders e Kalnietis sugli scudi. Gli spettri di un divario troppo grande tra le due squadre cominciavano ad aggirarsi ad aggirarsi dalle parti della canotta di Gary Schull, ma, come il Barone, in campo Needham e Bonacini sporcavano tanti palloni all’attacco di Repesa, mentre Lesic, James e Polonara, dopo un inizio disastroso, rialzavano la testa, lottando come leoni di San Prospero nel pitturato, riuscendo a non far pesare l’assenza prolungata di Cervi. Se da un lato l’elettricità dell’ambiente ci aveva indotto a soluzioni affrettate in attacco e a più di una qualche disattenzione nel difendere l’alto-basso ospite, dall’altro essa faceva sì che la Grissin Bon non si disunisse nemmeno una volta toccato il 16-33 ad inizio secondo quarto.

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“Quando sarai in difficoltà, girati. La Curva è qua. Insieme a voi combatteremo, mai soli vi lasceremo!” Il rumore creato da tutti noi, invece che affievolirsi di fronte alla potenza milanese, alza i decibel con battiti di mani, incitamenti, grida, fischi, esultanze. Reggio Emilia si stringe intorno alla Reggiana.

Il linguaggio del corpo dei biancorossi cambia. Delroy carica la panchina, Sava incita il pubblico, mandato in estasi da un Pietro in versione Reggie Miller che ne infila due di fila dall’arco. Riccardo si fa male ma torna ad incitare i compagni dalla panchina, Derek è incollato ad Hickman, Denik muove la difesa e Achille spicca il volo. La difesa inceppa totalmente l’attacco di Milano, incapace di trovare ora i tiri aperti dagli angoli e l’alto basso coi lunghi nel pitturato. Delroy James, lo stesso giocatore che aveva concesso spazio ai tiratori meneghini, blocca per due volte quel Miroslav Radulijca che quest’estate metteva in difficoltà le stelle NBA in quel di Rio con la sua stazza e la sua cattiveria.

Il cuore e la passione hanno fatto scattare qualcosa nell’atmosfera del Madison, i giocatori stanno trascinando il pubblico e il pubblico sta trascinando i giocatori.

E’ follia, pandemonio,  trance agonistica personificata, l’irrazionalità allo stato puro calatasi su un angolo dell’antica Felsina, perché non si può spiegare altrimenti come una squadra di pallacanestro priva di tre uomini riesca a rimontare da un -17 per concludere il primo tempo in vantaggio, con persone che si sporgono dagli spalti per gridare il proprio incitamento. Obiettivamente, la migliore performance della tifoseria biancorossa nella storia.

Pressing e zona segnano l’inizio di terzo quarto, in cui Milano prova a superarci nel punteggio, affidandosi sempre più che al gioco delle sue vittorie, ai singoli delle sue sconfitte.

La squadra di Repesa, dopo questa prima parte di stagione, fa trasparire un roster senza anima, assemblato male, con giocatori con un linguaggio del corpo pessimo di fronte a 6.000 persone (quanti di voi sognano di giocare una gara del genere?).

Sanders, per esempio, tenta di risolvere da sé la situazione con alcuni tiri da 3 punti dopo pochi secondi dall’inizio dell’azione offensiva, lanciandosi anche in una sfida nella sfida con Lesic, che senza paura si para davanti all’ex compagno di college di Needham per difendere i compagni. Sanders, da grande agonista, cade nella trappola, perdendo il ritmo di inizio gara.

Not in my house, brate…

Kalnietis e Hickman predicano nel deserto in un gioco talentocentrico da non mostrare ai ragazzini, ma restiamo davanti grazie al gioco di squadra, ai palloni sporcati, ai raddoppi sotto canestro e alla rabbia che ci spinge a dare ancora di più quando commettiamo un errore. James continua la sua serata positiva, infilando un crossover da playground sull’intontito Radulijca e segnando una tripla che suscita un ringraziamento rivolto all’Altissimo da facce incredule con le mani al cielo. La differenza nel finale sta tutta in un dato chiave: Reggio continua a difendere e ad attaccare sull’onda dell’entusiasmo, quasi a memoria, sbagliando solamente alcune scelte di valutazione; Milano persegue la via di un tipo di attacco che non ha funzionato per tutta la partita, trovando spesso tiri difficili.

91-87, e Milano, grazie ad una grande Grissin Bon, non ha mai dato l’impressione di poterla vincere nel secondo tempo.

 

Una vittoria del genere entra di diritto negli annali della Pallacanestro Reggiana e nella storia della nostra città. Fra qualche anno se vi racconteranno che una Grissin Bon con 4 ragazzini nel roster sconfisse il 27 Dicembre 2016 i Campioni d’Italia non crederete alle barzellette del vostro interlocutore…eppure quel tabellone recante il punteggio storico da qualche parte lo incornicerete per dire “Io c’ero!”.

Nessuno credeva potessimo sovvertire il pronostico, nessuno riteneva riuscissimo a sopperire alle assenze, ma ci siamo riusciti, tutti insieme.

Il cuore e la passione valgono molto più che ogni altro aspetto nel mondo dello sport, così come lo sport vale più di ogni altro aspetto nella cultura e nella vita quotidiana di ogni città.

Milano potrà anche avere maggiore budget, maggior prestigio e una bacheca più ricca, ma tutto ciò che ci porteremo dietro dalla notte magica di ieri sera, patrimonio che dobbiamo salvaguardare, non lo avrà mai. I campioni, i più ambiti nell’album delle figurine, non sempre sono sinonimo di squadra. Mentalità, gioco, tifo, cuore, impegno, riconoscenza, unione, sostegno e programmazione gli ingredienti di una pozione all’apparenza semplice da creare, ma nei fatti complessa.

Un miracolo sportivo del genere rievoca quella Gara 6 contro Roma, regno di Donell Taylor, Mladen Jeremic e Ariel Filloy, eroi comuni come quelli in campo sul parquet felsineo questa sera. Tutti i giocatori a disposizione di Menetti hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, registrando una prestazione all’insegna del sacrificio e della volontà di portare a casa i due punti, proprio come allora.

Max 2

Il 2016 del basket reggiano si chiude nel migliore dei modi, con quaranta minuti che ci hanno fatto rivivere le delusioni cocenti patite in questi mesi, ma reso consapevoli che Reggio sarà sempre lì, pronta a ribaltare il corso degli eventi grazie a 12 giocatori, 6.000 tifosi ed una città intera che vede la Pallacanestro Reggiana come un elemento di storia famigliare al pari della via Emilia, dei caplet, di San Prospero e della Ghiara. La pallacanestro a Reggio Emilia va promossa nelle scuole, incentivata nel tessuto sportivo e sociale, valorizzata con progetti e fiducia, perché la pallacanestro è un patrimonio di tutta la città e di ogni sua famiglia.

Quaranta minuti d’Arancia Meccanica, di calcio olandese, di basket jugoslavo, non perfetto esteticamente se vogliamo, ma essenziale per chi deve combattere una battaglia su ogni pallone e magico per chi deve spingere i guerrieri in battaglia.

Questa vittoria è di tutti noi.

Da Federico, cresciuto nelle Giovanili, alla tifosa di undici anni che avevo di fianco a me e che non ha smesso di tifare in modo infernale per un istante, passando per il bambino accompagnato dalla madre, con le lacrime agli occhi.

La Pallacanestro Reggiana è di ognuno di noi.

La Pallacanestro Reggiana siamo tutti noi.