Innamorarsi a Reggio

Dio benedica il 27 dicembre. E ricordati di santificare le feste…

Ore 3.18. Non proprio l’orario in cui ci si aspetta di far scorrere le dita sulla tastiera quasi fosse un pianoforte. Ma che cos’è l’arte in fondo? Chi siamo noi per dire che il battito cardiaco per un contropiede di Della Valle non vale quanto l’emozione di fronte a un’opera di Seurat? Ci sono emozioni ed emozioni, ma l’importante è sentire quel piccolo organo che aumenta i battiti veloce come Roberto Carlos ai tempi dei Galacticos non appena vede di fronte a sè l’uomo o la donna che riescono, ci perdoni la fisica, a farlo andare sottosopra. Culto profano, comprendano i salutisti la teoria di messer Russo, un vecchio romantico alla Byron con il profondo sentimentale di Verlaine. Ma stasera siamo tutti più profani, e adulteri.

Stasera ci siamo innamorati, mannaggia. Come faremo a dirlo, a confessare il peccato a fidanzate, mogli, mariti e gentiluomini? Colti sul fatto, in flagrante, ma non è tutto… Lei ci ha conquistato, tutti quanti, lasciandoci lì imbamboati nemmeno fosse Marilyn Monroe negli Stati Uniti di Irish Kennedy, al punto che dentro di noi, guardandola, possiamo sentire Ed Sheeran mettere in fila i nostri pensieri (è risaputo che la mente va in sciopero in quei momenti, suvvia. Altro che Ragione e Sentimento, Jane…) sulle note di Perfect. <<When I saw you in that dress, looking so beautiful. I don’t deserve this, darling, you look perfect tonight.>>.

Innamorarsi a Reggio, innamorarsi al PalaBigi. Romantico come posto, non trovate? Soprattutto il 27 dicembre, un purgatorio fra la magia del Natale e il crocevia di Capodanno. Il periodo migliore, in ogni caso, quello del Boxing Day garantisco io. Decisamente meglio di St. Stefano…

Il problema, però, e non è di piccola portata, è che questa volta lei non è, mettiamo, bionda e con degli occhi stupendi, ma bianca e rossa, e tutti hanno occhi, invece, solo per lei. Non è nemmeno una persona, ma è molto più reale di quanto si possa credere. Non sa conquistarci con la sua cucina, ma sforna giocate che ci fanno saltare dalla sedia. No, non siamo diventati pazzi tutto a un tratto. Semplicemente siamo innamorati, follemente, inspiegabilmente, di quelle canotte biancorosse che per noi sono una seconda pelle che non svestiamo mai, nemmeno in ufficio o al mare. La nostra amata si chiama Pallacanestro Reggiana.

Come in tutte le storie, anche la nostra con la palla a spicchi vive di alti e bassi, ma la nostra Grissin Bon è un’amante fedele e perciò, esattamente un anno dopo quella serata magica del PalaDozza, dove in sei abbiamo sconfitto Milano, ci ha voluto fare il regalo d’anniversario.

Monaco di Baviera. Marienplatz, Nymphenburg, l’Olympiastadion e un via vai continuo di gente fra Konigsplatz e Odeonsplatz. Un mondo a parte rispetto al fin troppo tranquillo centro di Res, non fosse per quei due leoni di pietra che paiono scrutare l’orizzonte dalla Feldherrnhalle bavarese, così simili ai Leoni nostrani accomadatisi sul sagrato di San Prospero. Ancora una volta il sacro e il profano s’incontrano grazie al basket. Ancora non ci rendiamo conto di cosa sia successo veramente ieri sera, di come la nostra città, per una notte, sia metaforicamente sopra la grande metropoli della Baviera, sopra un Bayern che aveva perso solo una volta in questa stagione e mai in trasferta.

Se nel 2014, nel corso di una passeggiata nell’Olympiapark, mi avessero detto che la Grissin Bon avrebbe giocato contro il Bayern e l’avrebbe battutto nel palazzone di via Guasco mi sarei messo a ridere. Eppure lo sport è questo… Sogno, passione, sorpresa, e soprattutto identità. E qui, all’ombra di quella Ghiara che ci osserva, oscura e imponente, da quando abbiamo mosso i primi vagiti, l’identità è nascosta tra i seggiolini e le scalinate che portano al bar. Ah, la pallacanestro, rito pagano capace di unire per le feste il popolo del basket, di incollare 3.000 occhi sullo stesso oggetto…

E’ in serate come queste che mi rendo conto del privilegio che abbiamo di essere reggiani, perché siamo portatori di una cultura e di una filosofia che siamo riusciti a trasferire alla squadra. Carpe diem, seize the day. Noi siamo qui, in questo momento del basket reggiano, e possiamo vedere (e battere…) a due passi da casa il Bayern, il Galatasaray. It’s us against the world. E se la sorte può essere sovvertita con determinazione e voglia di vivere una notte magica sul parquet, allora nella vita i sogni possono diventare realtà…

Può succedere che Jalen Reynolds, estroso (sia in campo che fuori, coi suoi outfit) centro ex Xavier, personaggio da Reggio se ce n’è uno, se la giochi alla pari con Devin Booker, che Pedro Llompart riceva dai Monstars l’intelligenza di Teodosić e la mano di Jason Williams, portando sull’ottovolante l’intero Panzer bavarese e mettendone ko gli ingranaggi da scassinatore esperto. Un Bilbo Baggins tolkeniano in versione playmaker, capace di aprire e chiudere il corpo di ballo di Sale Đorđević come fa il conterraneo Nadal sulla terra rossa con una racchetta.

E’ stata la serata di un’Amedeo Della Valle “all’arma bianca”, capitano arrembante che non ha smesso di correre e azzannare la gara nemmeno quando è uscito dal Pala per tornare a casa probabilmente, finalmente libero di esprimersi senza freni. L’Amedeo collegiale diventato Mozart sul parquet, ma con la passione del ragazzo di un 24enne qualunque. Il volto di Reggio, il vero volto di Reggio, che ha assorbito completamente come confermato nel dopo gara quando, intervistato, elogia i compagni per prima cosa, come De Vico, che senza paura ha mostrato che esiste anche una “cazzimma” diversa da quella che tutti decantano.  E poi Markoishvili, Wright e White che sembrano quelli di una volta.

Poesia ed emozione. I nostri occhi non ci credevano, eppure sul tabellone quel 90-82 restava lì e nella Storia. Proprio come un anno fa ci siamo emozionati grazie alla nostra squadra, nel giorno di festa dell’orgoglio reggiano (27 dicembre, chiaramente), vedendo sul parquet un team giovane, aggressivo, affamato di obiettivi. Un anno fa c’erano la difesa di Bonacini e i canestri di Aradori, oggi le triple di Della Valle e i sonetti di Llompart. E allora sì, ancora una volta, è bello vivere tutto questo, fare parte di un qualcosa che ci sta portando fuori da una vita ordinaria, dimostrandoci che le favole esistono.

<<Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.>>. Stiamo vivendo un’era magica. Siamo dei privilegiati, personaggi di una favola a cui possiamo assistere a due passi da casa, comparse partecipi sotto i grandi riflettori puntati su via Guasco. Questi momenti resteranno per sempre, quasi fossero capitoli del libro della vita di ognuno di noi, capaci, fra anni, di rievocare nel cuore quelle emozioni tipiche di quell’ennesimo innamoramento. <<Nella vita si può cambiare la macchina, la casa, la moglie o il marito, ma non è possibile cambiare la “squadra del cuore”.>>, ricordate bene. Quel “Ti Amo” sullo striscione che almeno una volta avete aiutato a calare è contratto vincolante. E infatti voi, quel 27 dicembre 2017, un mercoledì tra le feste, quando la piccola Reggio sconfisse il Bayern, quel Bayern che guardavate in tv tramite Beckenbauer prima e Lahm poi, voi eravate lì a fare la storia insieme ai ragazzi di Menetti.

Reggio pride. Il nostro Orgoglio.

La Pallacanestro Reggiana è di ognuno di noi. La Pallacanestro Reggiana siamo tutti noi.

Sono le 5.30, giusto il tempo per un senso di deja vù. Un anno dopo Bologna, uno splendore di Grissin Bon mi ha di nuovo rubato il sonno come quando pensi all’amata, ma sarà che sono un po’ romantico, o semplicemente che sono orgoglioso ed emozionato di far parte di tutto questo e mi sto rendendo conto di aver appena visto la Storia coi miei occhi. We are all witnesses.

Andrea Russo