Innamorarsi del basket

(A cura di Flavio Fioretti)

Spettacolo, divertimento, ansia, panico, gioia e delusione! Si potrebbe pensare di essere andati al cinema, al teatro, ma invece siamo su un campo o davanti alla tv per vedere una partita di basket. Sono i play-off! L’ultimo atto, quello più bello ed importante della stagione, che come sui palcoscenici di tutto il mondo è pieno di tutte queste sensazioni e ci rivela sorprese inaspettate.
Negli ultimi anni il nostro campionato di Serie A ci ha entusiasmato di più proprio nell’ultimo mese, quando le migliori otto squadre si scontrano per raggiungere il titolo.
Dalla splendida finale del 2015 tra Reggio Emilia e Sassari, passando attraverso la meritata vittoria di Venezia nel 2017 fino a quest’anno, dove ancora una volta Trento, presente nei vertici alti da quattro anni, ha mostrato le sue qualità di squadra energica, atletica e coriacea fino alla fine, con lampi di talento individuale guidati da un Toto Forray cresciuto di anno in anno.
Milano ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie per guadagnarsi ogni centimetro del parquet, i numerosi campioni della squadra meneghina corrono in lungo e largo per i 28 metri del campo, ma sono sempre braccati dalle magliette nere di Trento. Costruire un tiro diventa sempre più difficile e gli schemi vengono stravolti. In questi match si è evidenziato quanto il gioco sia diventato veloce, quanto le doti atletiche siano molto importanti a volte a discapito della qualità, tranne per uno, che di nome fa…Micov! Il giocatore serbo che noi abbiamo potuto allenare alla sua prima esperienza italiana, quando lo osservi sembra che giochi a rallentatore, con lo slow movie dei vecchi registratori inserito, ma invece lui ci sta per riservare una giocata spettacolare che solo gli dei del basket vedono e solo lui riesce a disegnare con i suoi passaggi o invenzioni.
Quando Goudelock o Jerrells o Kuzminskas o Gudaitis (mamma mia ma quanti sono…!) entrano in ritmo innescati dai passaggi di Cinciarini e dalle loro giocate in isolamento, sembra che il risultato sia segnato, ma invece il cuore di Trento continua a battere fiebile, in attesa di una scarica di taser dal suo coach Buscaglia che accende lo strapotere fisico di Sutton e di Hogue con rimbalzi e schiacciate, dando una scarica di adrenalina al pubblico e ai compagni. In questo momento le responsabilità si dividono e Silins, Shields o altri, con altre giocate spettacolari hanno riaperto la serie sfiorando la vittoria nella decisiva gara 5 (anche Trento ha numerosi protagonisti).
Queste partite ci hanno mostrato quanto il basket sia bello, quanto questo sport sia carico di suspence in ogni istante, quanto un secondo, un tocco o un rimbalzo sul ferro possano segnare un risultato, ma soprattuto quanto il lavoro di un anno di staff, management, giocatori e tifosi, sia importante per raggiungere un traguardo storico, dove in uno sport di squadra un singolo giocatore non basta mai.
Oltre oceano, nell’NBA, i play off sono stati altrettanto emozionanti e spettacolari fino all’ultimo, ma la forza ed il talento smisurato del gladiatore LeBron non sono bastati per vincere contro il gioco di squadra di Golden State. I semplici ma efficaci schemi di coach Kerr hanno dato libero sfogo all’estro dei suoi numerosi campioni, Curry, Thompson, Durant, Green…
Le idee, la costruzione di una squadra, il lavoro, il talento, il cuore, sono imprescindibili, a queste poi ci dobbiamo sommare le abilità tecniche, ma soprattutto il protagonismo dei giocatori e quindi una stoppata di Goudelock su Sutton la guardia più talentuosa e tra le più piccole del nostro campionato contro il più fisico ed energico, è diventata la giocata vincente per lo Scudetto.
W il basket! Sempre!