Intervista a Flavio Tranquillo – Si riaccendono le luci sull’NBA

 

Martedì notte si sono riaccese le luci sui parquet più seguiti del mondo: è iniziata la nuova stagione NBA. 

Si prospetta una tra le annate più entusiasmanti e imprevedibili di sempre e, grazie all’accordo in esclusiva con la National Basketball Association, Sky Sport ci permetterà di non perdere nemmeno un’azione.

Solo su Sky Sport, infatti, potremo seguire tutte le gare del campionato NBA accompagnate dal commento professionale e competente del team Sky di cui fa parte, come sapete, la voce del basket per eccellenza: Flavio Tranquillo.

Ho avuto il piacere e l’onore di poter parlare con lui di quello che ci potremo aspettare da questa stagione e colgo l’occasione per ringraziarlo della grande disponibilità.

 

Qual è l’emozione principale che un professionista, amante del gioco come lei, spera di trasmettere agli spettatori in questa nuova stagione che si prospetta, almeno sulla carta, davvero entusiasmante?

L’idea che si possa scoprire tutto piano piano, azione per azione, come se fosse una mano di poker. È come quando cambi le carte e le “spizzi” una per una senza troppa fretta e senza pensare che una singola mano, in questo caso una singola partita, o anche quattro o cinque siano già il risultato definitivo. Sono tutti elementi che servono per ragionare, per capire cosa succederà e per immaginare degli scenari sempre nuovi.

Questa è la parte più interessante della Regular Season NBA.

Tra chi segue il basket europeo, c’è grande curiosità nel vedere quale sarà l’impatto che avrà l’NBA su Teodosic e viceversa. Secondo lei, conoscendo le caratteristiche del giocatore, riuscirà a prendere in mano le redini dei Clippers o rischia di essere disarcionato?

Sono due ipotesi estreme. Sarei sorpreso se andasse all’All Star Game e lo sarei ancora di più se non riuscisse a giocare a questo livello. In realtà, ci sono situazioni in cui, per Teodosic, essere in NBA sarà addirittura vantaggioso…basti pensare alla regola sui tre secondi difensivi che si adatta perfettamente alle sue caratteristiche. In fase difensiva, invece, se il CSKA poteva permettersi di sopperire ad alcune sue lacune, i Clippers non sono o non saranno sempre in grado di farlo. Dipenderà molto da come riuscirà a fare bene, o meno peggio, le cose che non gli riescono naturali. Perché quelle che gli riescono bene le farà in modo eccellente anche Oltreoceano.

Il vero grande test sarà vedere in che condizioni sarà, sotto tutti i punti di vista, dopo trenta o quaranta partite di questo tipo: in Europa, dopo quaranta gare, si entra nel clou della stagione, in NBA si è arrivati a malapena a metà.

Quanto l’orribile infortunio subito da Gordon Hayward può cambiare le speranze di Boston?

Per rispondere dovremmo sapere se Hayward potrà rientrare o meno. Se dovesse tornare prima dei Playoff, non tutto sarebbe perduto per Boston, altrimenti i Celtics sarebbero costretti a guardare avanti. Ma il loro progetto e la carriera di Hayward non finiscono qui, anzi. Il futuro è loro.

Negli ultimi mesi si è parlato molto, forse troppo, del caso LeBron James/Kyrie Irving e dei vari dissapori di quest’ultimo con l’ambiente dei Cavs…Volendo fare un po’ di fantabasket, se lei fosse LeBron James e si trovasse in un’eventuale finale, gara 7, di Eastern Conference contro Boston a pari punti e con l’ultimo possesso nelle mani di Irving, cosa le passerebbe per la mente in quegli istanti?

Sicuramente non è uno scenario impossibile.

Senz’altro questo tipo di componente aggiunge curiosità a ciò che è l’NBA. Se ne parlerebbe molto, ed è un bene, ma se ne parlerebbe fin troppo e questo è un male perché, anche quel possesso, sarebbe comunque figlio di tutto quello che è successo durante le sei gare precedenti, durante la Regular Season e dei 100 possessi che ci saranno stati prima di quello. È certamente un tipo di situazione che aggiunge del pepe ma, purtroppo, c’è il rischio di veder ricondurre tutto quanto all’esito di quella singola azione, concentrandosi più sulla presunta rivalità LeBron/Irving e non su quello che li ha portati fin lì. È un modo di guardare alle cose che non mi appartiene e che non ritengo particolarmente stimolante.

Paul George, Carmelo Anthony e Russel Westbrook. Ci saranno abbastanza palloni in tutta Oklahoma?

Carmelo Anthony, nel corso della sua carriera, ha sicuramente sacrificato delle cose rispetto al mantenimento di un certo tipo di ruolo. Non possiamo dire lo stesso di Paul George e, per quanto riguarda Westbrook, il discorso è ancora più complesso.

Come si approcceranno lo dovremo vedere sul campo, ma è chiaro che se Carmelo arriva ad Oklahoma con l’obiettivo di tirare 25 volte a partita, potrebbe creare problemi. Possiamo presumere che questo rischio ci sia e possa emergere nel corso della stagione ma non credo che nella mente del giocatore ci sia questo tipo di obiettivo già in partenza.

Kawhi Leonard è già, per certi aspetti, il giocatore più decisivo della lega o lo potrà comunque diventare nel breve periodo?

Se per più decisivo intendiamo quello che ha maggior influenza individuale sulle due metà campo combinate, secondo me lo è già. Se invece lo consideriamo come colui che può rappresentare il maggior problema con la palla in mano a trenta secondi dalla fine e in parità, non lo è e presumo non lo diventerà. È un giocatore che io, personalmente, ho indicato come MVP della scorsa stagione ma non diventerà Curry, non diventerà Durant e non diventerà LeBron James in termini di impatto offensivo. Dopodiché potrà benissimo fare quaranta canestri vincenti negli ultimi 30” delle partite, ma difficilmente rappresenterà, per le difese avversarie, il problema che invece sono i giocatori che ho appena citato.

C’è da dire, però, che Curry, LeBron e Durant non difendono come lui, non vanno a rimbalzo come lui e non hanno questi margini di miglioramento.

A proposito dei prossimi Mondiali FIBA, quanto inciderà il fatto che i nomi importanti dell’NBA e dell’ Eurolega saranno disponibili solo per le grandi manifestazioni estive ma non per le qualificazioni?

La pretesa della FIBA di far finta che questo non abbia alcun tipo di’impatto, pensando che fino a quando sulle maglie troviamo scritto “Italia” o “Francia” la Nazionale vada bene sempre, è tecnicamente ridicola, lo dico con il massimo rispetto.

È solo negazionismo ed ipocrisia. Ognuno poi scelga la definizione che preferisce.

Nonostante la sconfitta all’Oracle nel tip-off contro i Rockets, il dominio di Golden State, sia come stile di gioco che in termini di risultati, sembra destinato a mettere radici sempre più profonde, portando inevitabilmente le altre franchigie ad apportare dei correttivi.

Secondo lei, le altre squadre devono provare ad avvicinarsi al loro tipo di gioco, pur tenendo presente i limiti dovuti ai diversi giocatori, o dovrebbero lavorare su sistemi alternativi per cercare di aprire nuovi cicli?

Per fare una battuta, se trovano giocatori come Curry, Durant, Thompson e Draymond Green il mio consiglio è di giocare come gioca Golden State, anche se temo non siano rinvenibili facilmente in questo momento.

Questo dominio non è dovuto solo al loro modo di giocare. Un esempio per poterlo capire meglio è Philadelphia, che ha un approccio simile in attacco, per certi aspetti, e che ha avuto tutti i suoi indicatori sovrapponibili a quelli di Golden State lo scorso anno, solo che, mentre quest’ultima porta a casa 70 vittorie, i 76ers ne portano a casa 20. I concetti da soli non bastano, il problema è la loro esecuzione.