LA DURA VERITA’: conta solo vincere

L’allenatore nuovo è arrivato. Nuovo playmaker, nuovo esterno e forse, a breve, anche un nuovo pivot. Praticamente tutto pronto per l’inizio della stagione, a parte il fatto che i mesi davanti per conquistare la salvezza non sono i canonici otto ma giusto un paio o poco più. Il tempo di giocare le ultime 11 partite ed accettare quello che sarà il verdetto del campo. “Accettare”, mai come quest’anno, mi pare il verbo adatto per attendere quello che verrà, dato che tempo, risorse ed opportunità per rimediare ne abbiamo avute in abbondanza, ma le abbiamo sprecate; la logica conseguenza è che adesso siamo qui, con un piede e mezzo nella fossa. Non è questo però il momento dei processi e per fare l’elenco degli errori commessi, anche perché non ho intenzione di riscrivere “Il nome della rosa” (penitenziagite, appunto).

Guardiamo allora quelle che possono essere le nostre prospettive, anche alla luce delle modifiche apportate alla squadra e al calendario, tutt’altro che in discesa, che ci attende.

Partiamo dal “manico”. Si è scelto Pillastrini e non è dato a sapere con quanta convinzione, dato che le alternative, detto molto schiettamente, non è che fossero molte. Personalmente preferisco questa scelta ad un’eventuale pista straniera, che avrebbe portato altre incognite. Dal punto di vista umano, la presentazione è stata ottima: idee chiare e bella dialettica. Peccato che sul campo, all’esordio, non si sia vista la minima reazione. Ovviamente parlo dell’aspetto emotivo e nervoso, dato che tecnicamente non era corretto potersi aspettare nulla, visto il pochissimo tempo a disposizione. Ed invece contro Cantù abbiamo assistito ad una prova da encefalogramma piatto, con un’assenza di orgoglio e di amor proprio da parte dei giocatori, probabilmente ancora più gravi degli evidenti limiti tecnici. Personalmente credo poco al discorso di non essere abituati alla mentalità da salvezza. Penso piuttosto che la confusione, l’assenza di una gerarchia precisa e di unità di intenti, siano state le vere cause della spiacevole situazione attuale.

Quello che si chiede al coach è quindi quello di chiarirsi le idee al più presto, di decidere chi dovrà avere in mano le chiavi della squadra e di convincere tutti gli altri a seguirlo, perché, a veder da fuori, quello che si percepiva nella precedente gestione tecnica, era la poca convinzione e fiducia in quello che si faceva, con l’inevitabile conseguenza che alla prima difficoltà, la squadra andava a rotoli. Per ottenere tutto ciò, al di là di inserire nel migliore dei modi i nuovi arrivati, sarà necessario ritrovare (Aguilar) e dare una maggiore continuità (Allen) agl’altri stranieri della rosa. Lo spagnolo dal suo arrivo è parso peggiorare costantemente ed anche intristirsi (non che ci sia tanto da essere allegri, per carità). Sicuramente anche qualche contrattempo fisico avrà influito, rimane però la sensazione che negli ultimi tempi lo si sia sfruttato per molto meno di quello che è il suo potenziale. Per quanto riguarda Allen, non ho aspettative esagerate. Penso che abbia dei limiti nelle letture delle situazioni e soprattutto nella selezione dei tiri. Personalmente sarei già soddisfatto se, con le gambe che si ritrova, provasse qualche penetrazione in più, a scapito di qualche tiro da otto metri. Staremo a vedere.

Dopo sei mesi di campionato, si è convenuto che nel ruolo di playmaker,  l’accoppiata Candi – Llompart non fosse adeguatamente attrezzata per perseguire l’obiettivo salvezza… (e già qui…)

E’ arrivato quindi Dixon, il quale, provenendo dalla squadra ultima in classifica in Israele, non dovrebbe avere particolari difficoltà per sentirsi a suo agio. Da lui ci si attende ciò che è mancato finora ai nostri registi, sostanzialmente quindi, pericolosità offensiva e capacità di creare per gli altri. Probabilmente dovrà diventare anche il leader della compagine biancorossa, dato che in questa squadra, oltre a mancare una vera identità per definirla tale, ciò che manca è un riferimento alla quale dare la palla nei momenti caldi e che soprattutto abbia la personalità per guidare, anche vocalmente la squadra. Giocatore che si è erroneamente pensato potesse essere K.C. Rivers il quale però, a ben vedere, nella propria  carriera è sempre stato un gregario. Di alto, altissimo livello, ma pur sempre un comprimario.

E’ poi arrivato Patrick Richard, proprio al posto di Rivers. Al contrario del suo predecessore e del predecessore del suo predecessore (Ledo), il buon Richard non fa certamente delle spiccate qualità offensive il proprio punto di forza, quanto piuttosto la duttilità, intesa come capacità di fare diverse cose in modo più che discreto. Quindi un deciso cambio di rotta rispetto al recente passato e la speranza è che tale sterzata avvenga anche nei risultati della squadra.

Infine, siamo alla finestra per eventuali opportunità nel ruolo di centro, dato che l’attuale coppia gode sì della fiducia della società (perbacco), ma probabilmente ci si è resi conto che i due non sono particolarmente complementari. Non sono un’ amante delle frasi fatte del tipo : “i pivot devo essere grossi, cattivi, americani e neri”, che è sempre molto inflazionata. Però, con il senno di poi, al posto di Big Ben, una scelta leggermente meno caucasica non sarebbe stata una bruttissima pensata.

Per quanto riguarda il calendario, la sintesi è piuttosto semplice: fa schifo. Pesaro ha due punti in più ed ha già affrontato Venezia. Pistoia è pari a noi, ha già giocato sia con Venezia che contro Milano, sulla carte le due più forti contro le quali noi ancora dobbiamo giocare. Entrambi gli scontri diretti li abbiamo fuori casa. A parte il fatto che nessuna trasferta verrà fatta a piedi, non mi vengono in mente altri aspetti positivi. Se mi devo sbilanciare, ritengo più praticabile la corsa su Pesaro, ma sono di bocca buona.

LA DURA VERITA’ è che due mesi fa ho scritto che ci saremmo salvati perché la proprietà avrebbe fatto l’impossibile per rinforzare la squadra. La seconda parte l’ho azzeccata, è innegabile. Sulla prima parte sono ancora moderatamente fiducioso, anche se non nego che il ventello rifilato da Pistoia a Milano, qualche brutto presagio me l’ha fatto venire.