LA DURA VERITA’: non siamo (ancora) una squadra.

Ci sono sconfitte e sconfitte.

Sebbene il risultato sia il medesimo, il processo che lo determina è estremamente indicativo del lavoro che si sta facendo e della convinzione che si ha nel farlo.

Dieci giorni fa ci rammaricavamo per una partita che potevamo vincere, a Brescia, consapevoli però che la direzione intrapresa fosse quella giusta; che la squadra, anche nel momento peggiore, era rimasta unita e fiduciosa nel piano partita preparato in settimana, tant’è che di fatto, dopo la sbandata di inizio 4/4, la squadra si è giocata il successo fino all’ultimo minuto.

Poi ci sono partite perse come quella di domenica sera contro Torino: partite in cui sono prepotentemente tornati a galla i problemi e le brutte sensazioni emerse durante il precampionato. La cosa che mi aveva preoccupato prima dell’inizio dell’ultimo match era stato sentire il coach dichiarare che la settimana di preparazione era stata discreta, con momenti buoni e altro meno buoni. Personalmente è una cosa che fatico a comprendere: come una squadra di professionisti, senza particolari contrattempi di infortuni, coppe o trasferte, possa allenarsi in modo diverso da ottimale.

Veniamo quindi al primo problema. Quello che io come altri, auspicavo al momento della nomina a coach di Cagnardi, era che gli fosse costruita una squadra con certi capisaldi, soprattutto a livello di esperienza e personalità, che ne potessero avvalorare il lavoro e legittimarne la credibilità. Questo non per sfiducia nei confronti dell’ex assistente, tutt’altro, ma semplicemente perché un coach all’esordio ha necessità di dover dimostrare il doppio di un coach navigato. Motivo probabile per il quale fino all’ultimo si era cercato di aspettare Markoishvili, leader per natura e vero e proprio luogotenente dell’allenatore. Le cose sono andate diversamente e adesso una figura di rilievo, con capacità umane e personalità sopra alla media, è quello che manca a questa squadra. Le tante lamentele al momento delle sostituzioni (Cervi, Pedro, Ledo, oltre all’inguardabile Griffin) possono essere la testimonianza che: A) non si crede nelle scelte del coach  B) non c’è unità di intenti C) una commistione tra A) e B).

In ogni caso, qualcosa di apparentemente inspiegabile dopo il buon lavoro mostrato nelle prime due giornate.

Il secondo enorme problema è palese: questa squadra non difende.  A complicare le cose c’è il fatto che questo è dovuto a limiti di diversa natura: fisici (Pedro), di attitudine (Ledo) e di atteggiamento (Griffin…quello che in settimana aveva dichiarato di voler essere uno dei migliori difensori del campionato, nel suo ruolo…). Sorvolando sul tentativo di zona che voglio considerare come una mossa della disperazione visti i pessimi risultati della difesa ad uomo, la costante che ci accompagna, oggi come nel recente passato, è l’assoluta incapacità da parte degli esterni di forzare i blocchi, con conseguente necessità dell’aiuto da parte del lungo. Il tutto chiaramente si conclude con una schiacciata da parte del pivot avversario, che nemmeno poteva sperare di sentirsi così solo sotto il nostro canestro. In questo certamente non aiuta, come già detto, il poco fisico e atletismo dei nostri esterni, Pedro e Butterfield specialmente.

E qui veniamo al secondo problema: i playmakers.

Llompart, che domenica sera pareva pronto per il Gnaker, è stato confermato soprattutto per far da chioccia a Candi, ragionamento condivisibile, anche se dal punto di vista tecnico non sono particolarmente complementari. Ovviamente la speranza è che il giovane bolognese possa continuare a crescere, specialmente come pericolosità offensiva e che per Pedro si possa ritagliare un minutaggio di qualità.

Infine, è sotto gli occhi di tutti che nel ruolo di ala forte le cose ancora non quadrino. Gaspardo, pur in leggera crescita, non sta ancora fornendo quanto da lui ci si aspetta. Griffin, discreto contro Sassari ed uno dei migliori a Brescia, ha avuto un atteggiamento irritante e francamente inspiegabile. In questo momento sinceramente mi aspetto che, come avvenuto contro Torino, anche De Vico abbia diversi minuti nel ruolo, dato che dà l’impressione di essere uno dei pochi ad essersi realmente calato nel mood da trincea che ci deve accompagnare quest’anno.

Le cose su cui lavorare sono quindi parecchie e probabilmente ci eravamo illusi dopo le prime confortanti uscite.

LA DURA VERITA’ è che se prima però non diventiamo realmente squadra, non andremo da nessuna parte…