LA DURA VERITA’: ora o mai più

Quando sei ultimo in graduatoria, con sei sconfitte in otto partite, e la classifica non è la cosa peggiore, significa che hai un grosso problema. Non fa eccezione la Grissin Bon, dove in realtà i problemi sono ben più di uno.

Innanzitutto è evidente come la gestione delle ultime partite da parte del coach non sia stata all’altezza. Inutile girarci intorno: finchè la squadra è stata al completo e la situazione dello spogliatoio sotto controllo, si sono viste anche cose buone, nonostante si fosse partiti con l’idea di segnare un punto in più degli avversari, salvo poi tornare parzialmente indietro, visto la poca proficuità della strada intrapresa. Si era comunque intravista una certa unità di intenti, con la squadra capace di non sbracare nei consueti momenti di difficoltà che puntualmente avvenivano e avvengono in ogni partita. Quando sono iniziati i primi infortuni e dal nervosismo dei giocatori si è iniziato ad intuire che qualcosa nello spogliatoio non funzionava, sono venute meno le certezze tecniche della squadra e le sicurezze del coach, che pian piano è parso subire la situazione, tradendo tutta la sua legittima inesperienza.

Non che la società l’abbia aiutato più di tanto, con le proprie scelte.

Davo per scontato che ad un coach esordiente fosse affidata una squadra con alcuni capisaldi, garanti del lavoro dell’allenatore, che ne certificassero la credibilità…ed invece nei ruoli chiave sono arrivati Butterfield (mai giocato in Italia), Ledo (mai giocato in Italia e noto per avere un carattere “complesso”) e Griffin (“fin dall’inizio la nostra prima scelta”…. “annamobbene”, avrebbe detto la Sora Lella). Era evidente fin dal principio che la gestione, degli ultimi due in particolare, sarebbe risultata complessa: fossero arrivati i risultati, tutto sarebbe stato più semplice. In assenza di questi il coperchio è saltato, come era facilmente prevedibile.

Che non si potesse andare avanti così era evidente. Si è scelto, anche per causa di forza maggiore,  di sconfessare completamente il mercato estivo, con la recente rinuncia al capocannoniere del campionato, Ricky Ledo. Decisione a mio avviso inevitabile, anche alla luce delle dichiarazioni inequivocabili del nostro capitano (sostanzialmente: alcuni comportamenti non ci piacciono, il suo atteggiamento non fa venir voglia di sacrificarsi per i compagni, il gruppo è inesistente).

Si è scelto di continuare con coach Cagnardi e la sensazione, speriamo smentita dai fatti, che la sua conferma sia dovuta anche alla mancanza di alternative convincenti, è inevitabile.

Nel frattempo ci troviamo in una situazione che sarebbe preoccupante al 20 di Settembre, figuriamoci al 30 Novembre.

Verranno inseriti due giocatori, al posto di Butterfield e Ledo, ma in realtà gli interventi necessari sarebbero molti di più perché la squadra è stata costruita male fin dall’inizio.

Innanzitutto la scelta di partire con il 5+4 per vedere le condizioni di Cervi (e già qui potremmo chiudere tutto…) ha costretto a prendere in fretta e furia Elonu, magari risparmiando qualcosa sul momento , ma poi di fatto, pagando la scelta molto caramente. Adesso ci ritroviamo con Ortner, che era buono per dare una mano, ed invece dovrà ritrovare la condizione (di qualche anno fa, sigh) alla veloce perché avrà spazio e nemmeno poco.

Abbiamo due playmaker che hanno la stessa non pericolosità offensiva. La scelta di confermare Pedro trovava una logica solo per il motivo che non avrebbe “fatto ombra” a Candi, facendogli da chioccia. In realtà è Leo a far da riserva a Pedro. Tra l’altro giustamente, dato che il giovane bolognese, sul quale abbiamo tutti grandi aspettative, è dalla serie con lo Zenit dell’anno passato che deve ancora giocare una partita degna del suo talento e tanto per fare un esempio, il meno pubblicizzato Bolpin, suo coetaneo, meno di una settimana fa ha giocato una partita che Leo in due anni non ha mai fatto.

Gaspardo ha la fortuna di essere italiano e quindi non facilmente sostituibile e, pur sforzandomi, al momento non riesco a trovarne l’utilità. Per il momento è meglio abbassare le aspettative, sperando poi che in un futuro non troppo lontano possa sorprenderci.

Aguilar in difesa non è Chiellini ma complessivamente sembra un giocatore di buon livello, bravo nelle letture e con ottima visione di gioco. Le altre note liete vengono da Cervi, Mussini e De Vico, che pur con i loro limiti hanno sempre mostrato il giusto atteggiamento.

Le prospettive da qui in avanti dipendono dalla qualità dei rinforzi che inseriremo e, forse ancora di più, dalla mentalità che avranno. Serve meno talento ma molta più attitudine e unità di intenti. Ora ci aspettano  due trasferte proibitive anche perché se  anche saremo al completo, sarà da poco tempo.  A questo punto tanto vale avere fiducia in chi è qui adesso, poi a fine anno tireremo le somme.

LA DURA VERITA’ è che ci salveremo. Perché abbiamo Stefano Landi che sono sicuro farà di tutto e di più per portare la nave al porto. L’anno prossimo però tante cose dovranno essere fatte diversamente.