La tecnica, le giocate spettacolari e i giovani del futuro

( a cura di Flavio Fioretti )

Difesa o attacco è la grande discussione tra tifosi a fine partita, divertente in caso di vittoria e motivo di contrasto dopo una sconfitta. I sostenitori si dividono, spesso fanno numerose chiacchiere da bar, si divertono o si alterano nel portare e sostenere il loro pensiero entrando anche in aspetti tattici come veri coach.
Le ultime mode, ma soprattutto i risultati di grandi squadre quali i Golden State nel basket od il tiki taka del Barcellona nel calcio, ci hanno mostrato che il gioco spettacolare offensivo può raggiungere grandi risultati.
In questo caso parliamo di divertimento sfrenato dove la tecnica degli atleti unita alle capacità fisiche mostrano giocate emozionanti ed è inevitabile che anche il tifoso avversario si esalti…

Noi, mentre scriviamo, pensiamo alle partite tra Vanoli Cremona e Pallacanestro Cantù, oppure al match in riviera tra Pesaro e Pallacanestro Reggiana. Partite dai punteggi altissimi dove ogni secondo correva veloce, ma mai quanto il pallone che volava tra le mani dei protagonisti per finire innumerevoli volte tra le morbide sete della retina per quel suono quasi poetico: “ciuff”.
Nel match al Palaradi, sebbene in pianura ci fosse la nebbia fitta, l’arancione del pallone sfrecciava da una metà campo all’altra: i giocatori di Cantù erano impressionanti per la velocità con cui correvano in contropiede, da rimbalzo, dopo canestro subito, spingendo la palla in palleggio, col passaggio, ad ogni possesso; ma Cremona non era da meno e alternava giocate in sovrannumero ad altre con obiettivi chiari, sempre ad alta percentuale realizzativa.
In questi momenti l’affermazione “non c’è difesa” viene naturale, evidente, ma nel basket non c’è mai nulla di scontato ed è proprio per questo motivo che ci entusiasma fino al suono della sirena finale.
Ebbene, noi eravamo lì e vi posso assicurare che non c’era modo di fermare questo strabordare di talento e giocate spettacolari.
Tutti gli atleti erano “posseduti” da una trance agonistica che migliorava ed esaltava ogni movimento, ogni passaggio, ogni palleggio o tiro. Sembrava una situazione surreale come nella playstation dove non c’è niente di reale, oppure l’attimo in cui un vice allenatore che sta studiando gli avversari, decide di rivedere tutti i canestri ad una velocità doppia.
No! Non era finzione, stava accadendo tutto in diretta.
Ci sono momenti da cogliere capendo che bisogna sfruttare l’inerzia del match e forse conviene farsi trasportare, sfruttarla come la corrente di un fiume che ti spinge ed è inutile remarci contro.
A posteriori risulta facile tirare le nostre conclusioni, ma noi vogliamo spostare l’attenzione sulla bellezza di questa stagione cestistica facendo alcune valutazioni.

La Serie A ci sta regalando un campionato stupendo, aperto, combattuto, con tantissimi risultati imprevedibili e partite come queste stanno facendo divertire ed appassionare i tifosi.
Abbiamo spesso sostenuto la voglia di vedere cuore ed intensità sul campo associando queste parole all’aspetto difensivo, all’attaccamento della maglia ed ora non vogliamo rinnegare queste frasi, però vogliamo sottolineare l’importanza della tecnica e del talento.
In un momento “amarcord” provate a ripensare a giocatori quali Pozzecco, Basile, Boni, Marzorati, Fucka, Esposito, Riva e moltissimi altri, tutti italiani protagonisti sia nella competizione “casalinga”, sia in Europa o con la nazionale.
Vogliamo tornare a quei fasti? ​
Questo è il nostro sogno e come il nostro sport insegna: “NOTHING IS IMPOSSIBLE”.
Riprendiamo a costruire i talenti nostrani, diamo vigore ai nostri settori giovanili, ma soprattutto costruiamo un campionato che possa far giocare i nostri ragazzi anche dopo i 18 anni, almeno per altre 3/4 stagioni una competizione di livello, dove possano sbagliare e farsi le ossa.
Molti degli ultimi italiani ora protagonisti in Serie A hanno fatto anni di gavetta in serie minori; anche Gallinari non è volato in NBA a 18 anni.
Oltre oceano il campionato di college di alto spessore tecnico, fisico e competitivo dura fino ai 22 anni; le ultime ricerche ci dicono che l’adolescenza nelle nuove generazioni dura fino ai 25.
L’università ti inserisce nel campo lavorativo a 23 anni.
Ma allora perché noi dobbiamo pretendere che i nostri giovani siano buttati in pasto ai leoni a 19 e debbano sapere giocare coi veterani?!

Oltre all’aspetto tecnico, che rimandiamo al nostro prossimo intervento, troviamo spazio ai nostri giovani in un campionato a loro dedicato per fare almeno altri 3 anni di formazione, invece che diventare gli under obbligatori panchinati perché ancora e giustamente inesperti. Forse un torneo simile a quello universitario americano, forse una Serie B dove c’è l’obbligo di 8 under 22 e solo due senior, o forse qualche altra idea, ma se vogliamo cambiare rotta dobbiamo muoverci per creare nuovi talenti migliorati in qualità ed abbondanza. Sono necessari allenatori, vice allenatori e preparatori professionisti, che si possano preoccupare di lavorare per alzare la qualità tecnica, tattica, fisica e morale senza dover anteporre artifizi e scorciatoie per vincere le prossime partite, perché l’obiettivo è: costruire giocatori.