Less is more?

La vittoria contro Pistoia ha dimostrato ancora una volta quello che ormai, a Reggio, è un fatto assodato: in emergenza riusciamo a dare il meglio. Come direbbero quelli che parlano bene, ma in un’altra lingua, less is more.

E’ stata una bella vittoria quella del fine settimana allungato, capace di regalare un vero lunedì di festa al Cosmo cestistico reggiano. Abbiamo rivisto tutti il talento offensivo di Amedeo Della Valle, che quando gioca così -che fosse ispirato dal faccia a faccia con uno che di talento offensivo ne aveva forse ancor di più?- fa davvero stropicciare gli occhi; abbiamo visto un Polonara ancora in crescita, soprattutto di concentrazione e nella capacità di “stare nella partita”, su entrambi i lati del campo; abbiamo finalmente apprezzato il buon contributo di Reynolds, e un discorso molto simile a quello fatto per Polonara si potrebbe fare per Needham.

La partita è stata oltremodo positiva perché sebbene Pistoia non abbia una vera e propria stella, è una squadra con tante soluzioni offensive, con la possibilità grazie a Boothe di giocare con tanti chili e centimetri nello stesso quintetto, e che veniva da un ottimo periodo di forma (4 vittorie nelle ultime 5). La Grissin Bon ha saputo resistere a un paio di convincenti tentativi di ritorno della sua avversaria, capace di tirare per il vantaggio risalendo da -11.

Ma, per il momento, rimaniamo sulla questione.

Possibile che a noi ci faccia schifo l’abbondanza? L’abbondanza nel basket fisico e frenetico di oggi deve essere un vantaggio, e anche bello grosso. Poi c’è chi, in maniera molto scientifica, si affida al cosiddetto platoon system gestendo il minutaggio con estrema precisione (vedi Scariolo o Plaza, solo per citarne alcuni molto noti), chi “congela” alcuni dei propri giocatori per due o tre partite per poi riproporli da protagonisti in modo da levare loro un po’ di pressione (nel nostro campionato la grande profondità di Milano permette questo a Jasmin Repesa) o chi invece tende ad affidarsi, cascasse il mondo, principalmente ai propri senatori utilizzando la panchina solo il tempo necessario per farli rifiatare.

A Reggio, invece, rotazioni profonde sono sempre state sinonimo di continua ricerca di equilibri, soluzioni, continuità. Una ricetta che Menetti non ha mai trovato. Colpa forse di quegli interpreti che hanno, quasi tutti, bisogno di tanti minuti sul parquet per rendere al meglio. Ora, essere in grado di tirare fuori qualcosa di speciale nei momenti di difficoltà è senza dubbio una dote importante. Saper “gettare il cuore oltre l’ostacolo” e affrontare un match in 7/8 giocatori, meglio se un paio dei quali acciaccati, con la forza e la determinazione di 10 può riservare insperate sorprese. Ma in una serie di playoff, da vincere al meglio delle 5 o addirittura delle 7 partite, preferisco poter contare su una nutrita selva di atleti forti e in salute, e di un allenatore che sa avvantaggiarsene al meglio, piuttosto che di uno che non sa cosa farsene o che, peggio, ne viene messo in difficoltà.

Badate bene, è una questione molto difficile da affrontare. Grandi coach hanno rinnegato il platoon system dopo averlo applicato, come John Calipari nell’NCAA, perché mina le gerarchie di uno spogliatoio, e solo Menetti sa quanto questo sia già un problema nel nostro caso. Ma è un punto su cui dovranno essere fatte delle riflessioni, se si vuole crescere ulteriormente.

In queste ore le voci di mercato si rincorrono. Frosini le ha raffreddate, non si sa se per realismo o convenienza, ma sembra che se i medici saranno confidenti sulla tenuta di Cervi non ci saranno ulteriori innesti, nonostante la partenza di Stefano Gentile. Vedremo. Reynolds, che nelle gerarchie di squadra ne è il vice, pare finalmente più mansueto, e questo fa ben sperare, anche se personalmente non vorrei che fosse l’unico lungo a mia disposizione. Strautins, se rimesso in sesto a dovere, potrebbe dare a Menetti qualche minuto di intensità difensiva su esterni più strutturati dei nostri, al bisogno.

La parola al campo. Per quanto ci riguarda, i giochi per i playoffs sembrano fatti, con una classifica che a 40′ di gioco dal termine della stagione regolare ci ha già dato un verdetto: i nostri playoffs saranno in salita sin dal primo turno, difficilmente col vantaggio del campo, quasi certamente contro (almeno) una delle nostre grandi rivali.

Se ci serve la prova del nove sulla questione sin qui dibattuta, questi playoffs lo saranno. Una prova, l’ennesima, ma anche una grande opportunità, per il nostro allenatore, di consacrarsi.

Perché in fondo, se sia effettivamente meglio essere in tanti o in pochi, non è che ci interessi più di quel tanto. Ci interessa vincere. E se less is more, less is more sia.