Max!

Provate a chiudere gli occhi e a pensare a quella panchina senza di lui…È difficile, quasi impossibile, ricordare chi ne era stato precedentemente il “padrone”, perché otto anni son tanti (senza contare le numerose stagioni tra giovanili ed assistente) e perché in particolare questo quasi decennio è stato pazzesco per un qualsiasi tifoso biancorosso, un vero e proprio toboga di stati d’animo tra altissimi e bassissimi, anche solo a distanza di 48 ore. Ma si sa, alcuni dettagli di opere d’arte si apprezzano dalla dovuta distanza e in questo il tempo sarà, ne sono convinto, galantuomo!

Non abuserò di termini come emozioni, orgoglio o altri a piacimento, per non scadere nella banalità; mi limito solo a dire che i sorrisi delle suddette annate saranno difficilmente replicabili, almeno nel prossimo futuro, essendo Max il più vincente allenatore della storia del sodalizio di Via Martiri della Bettola! Oltre a questo, cosa assai importante, mai una polemica, mai una parola fuori posto, sempre con il suo stile franco ed empatico.

Non mi pare giusto in questo momento dare giudizi, un po’ perché lo conosco da quando avevo sette anni, e quindi sarei di parte, un po’ perché l’argomento è troppo caldo e ci ha fatto sobbalzare sulla sedia quando ne siamo venuti a conoscenza.
Lascio volentieri ai detrattori e agli estimatori la loro personalissima, e legittima, opinione, tanto ci sarà sempre chi dirà “siamo arrivati in finale Scudetto, ma ce l’ha fatta perdere lui…!”, come se a Venezia in gara 7 ci fosse stato un passante a dirigere l’orchestra…
Peró voglio dire quella che secondo me è la cosa più importante: avere un allenatore che sente così tanto il legame con la città, che si commuove in certe serate magiche, che suda quella famosa camicia azzurra, è stato bello, gagliardo e i ricordi sono e saranno indelebili!

Ha fatto degli errori? Sicuro, chi non ne fa?
Il suo ciclo poteva ritenersi concluso l’anno scorso? Plausibile.
C’è voglia da entrambe le parti di confrontarsi con realtà e persone diverse? Probabile e magari anche corretto.

Impossibile ripercorrere il film di queste otto stagioni tra statue di cera in seguito ad una cocente sconfitta e abbracci dopo una gioia immensa, ma mi rimarrà stampata nella testa un’immagine di Max in via Guasco: lui con gli occhi gonfi che agita i pugni chiusi verso la tribuna dopo l’ennesima, importante, vittoria conquistata!

Questa separazione condivisa è probabilmente la più giusta anche per trovare nuovi reciproci stimoli e voglio chiudere questo breve scritto con un estratto delle ultime parole di Max da allenatore a Reggio:

“…grazie a tutto il popolo biancorosso, al quale da oggi potrò unirmi per tifare sempre la ‘mia’ Pallacanestro Reggiana”.

Ecco: la ‘mia’, sua, nostra Pallacanestro Reggiana.

All’anagrafe Massimiliano Menetti da Palmanova, per tutti, ma proprio tutti, Max!