Musso : Mic On

Terminata la stagione, il Musso è passato da Reggio come già sapete, e ha pensato di fare quattro chiacchiere con noi, parlando sia di basket ma anche di vita fuori dal campo.

C’è qualcosa in particolare che non ti piace degli USA ? Se sì cosa ?

Ovviamente il cibo, perchè tornare a casa e mangiarsi un piatto di tortelli, o ancora meglio un bel pezzo di erbazzone fa sempre piacere.

Il tuo menù tipo ( ti abbiamo visto tutti più grosso…)

Non ho un menù in particolare da seguire in maniera rigida, ma cerco di mangiare bene e spesso, più o meno ogni tre ore. Il fatto che a Saint John’s la mensa sia aperta praticamente ad ogni ora mi agevola.

Confronto tra un allenamento in Italia e uno negli USA

Durante la stagione non ci sono differenze particolari, lavoriamo tanto sui nostri schemi e sullo studio degli avversari come qui in Italia. Nella off-season invece si lavora molto di più sui fondamentali, sia individuali che di squadra, oltre a curare molto il tiro.

NBA : sogno o traguardo ?

Assolutamente un traguardo, dato che sono venuto in America per diventare il miglior giocatore possibile, e poi sarebbe stupido non provarci.

Ti rivedi in maglia reggiana dopo il college ?

E’ chiaro che penserò subito a Reggio, dato che è la mia città e mi sono sempre trovato benissimo, ma non sò ancora quali offerte potrebbero arrivare. In ogni caso valuterò tutte le possibilità che si presenteranno.

Hai fatto qualche figuraccia ?

Si ( scoppia a ridere)

Hai subito scherzi dai compagni ?

A dir la verità no, però ho fatto una scommessa con il mio compagno di squadra Elijah Holifield, che si è dovuto tagliare i capelli dopo la vittoria con Syracuse.

Hai preso qualche due di picche ?

Purtroppo si ( altra risata)

Cosa si prova a giocare al Madison Square Garden ?

E’ un posto speciale per i giocatori NBA, figuriamoci per un ragazzo del college. Capisci che sei in un posto speciale già quando sei negli spogliatoi, poi quando esci dal tunnel e sei sul campo, pensando ai giocatori che hanno giocato lì, ti vengono i brividi.

Com’è stato incontrare Stephen Curry, John McEnroe e il tuo coach Chris Mullin ?

Con il mio coach ho un rapporto ottimo, parliamo di tutto e si preoccupa di noi giocatori quasi come fossimo dei figli, inoltre ogni suo consiglio è da prendere come oro colato. Con Steph ho avuto la possibilità di parlarci, e ovviamente scattare una foto ricordo, quando i Warriors sono venuti ad allenarsi a Saint John’s durante la trasferta a New York. Con McEnroe ho scambiato solo due battute veloci, parlando del fatto che prima di giocare a basket ho giocato a tennis.

La cosa più bella di questi 8 mesi ?

Vedere la propria faccia fuori dal Madison per presentare la partita contro Syracuse, poi scendere in campo e oltre a giocare benissimo portare a casa la vittoria davanti a 14.000 persone è stata un’emozione pazzesca.

Prossimi impegni ?

Tra poco ripartirò per New York, dato che devo frequentare delle lezioni e allenarmi, poi tornero a Reggio 2-3 giorni e andrò in vacanza con la mia famiglia. Ovviamente risponderò anche alla convocazione della Nazionale Under 20.

Che ruolo pensi avresti avuto in questa Grissin Bon ?

Magari come giocatore di rottura dalla panchina, che entra in campo e dà la scarica di energia con qualche bomba ignorante  “alla Della Valle”.

Visti i play-off italiani, come viene vissuta la rivalità sportiva negli Usa ?

L’approccio è totalmente differente da quello europeo, il tifo è sempre a favore della propria squadra e mai contro. Per quello che mi riguarda, penso che abbiamo solo da imparare dagli americani nel modo di vivere lo sport.