A QUALCUNO PIACE…CALVO!

Ci sono due modi per iniziare una rivoluzione in ambito sportivo: cambiare l’allenatore o cambiare tanti, se non tutti, i giocatori.
Che la Pallacanestro Reggiana fosse alla fine di un ciclo era palese a tutti, ben prima della repentina uscita di scena per mano di Avellino. Troppi alti e bassi, troppi malumori, troppa poca chiarezza hanno accompagnato i biancorossi nell’arco dell’intera stagione. Soprattutto, una squadra troppo distante dalle aspettative di tutti, pubblico in primis, in quanto ad impegno e dedizione, ancor prima che per gli oggettivi (non) risultati raggiunti sul rettangolo di gioco. Giocatori di talento ma che raramente sono stati capaci di mettere l’anima in campo, lasciando a molti l’impressione di essere un gruppo di atleti, più che una Squadra.

Insomma, c’era bisogno di girare pagina e si è scelto di farlo nella maniera più radicale, salutando, senza troppi tentennamenti, giocatori che da qualche anno erano protagonisti in maglia reggiana. Si è scelto di continuare con coach Menetti che mai come quest’anno ha diviso il pubblico reggiano tra i riconoscenti per i risultati ottenuti negli anni precedenti e i separatisti, saturati da una stagione poco convincente anche dal punto di vista della guida tecnica.

Evidentemente sono state riconosciute al coach delle significative attenuanti, tali da giustificare una stagione all’insegna della discontinuità e dell’incostanza, dove, a prestigiosi successi esterni, sono susseguite figuracce sul parquet di casa. Soprattutto, una gestione con una direzione meno chiara e ferma, evidentemente condizionata dalle diverse correnti e personalità presenti nello spogliatoio. La sensazione è che il coach abbia cercato di dar retta a tutti, di scendere a compromessi, cercando di mantenere “la barca in equilibrio”, finendo così per scontentare un po’ tutti. Un piccolo esempio: l’arrivo di Jalen Reynolds rappresentò una ventata di aria fresca per la squadra in un momento dove le vere difficoltà iniziavano ad affiorare. In particolare il suo entusiasmo e la sua mente libera, furono cavalcate parecchio nelle prime partite anche perché già alla seconda, in quel di Venezia, il buon Reinaldo fece vedere di avere qualcosa di importante da dire anche al piano di sopra. I risultati però continuarono a scarseggiare. Si arrivò così al famigerato ritiro di Cesenatico, utile soprattutto per “ristabilire certe gerarchie” (cit., Polonara ed altri). Risultato: il buon Jalen rimesso comodamente al suo posto, soprattutto come possessi a disposizione in attacco. Poi, il giovane pivot ci ha messo anche del suo, tant’è che la mancata opzione sul suo rinnovo, che tanto fece discutere al suo arrivo, dopo poco nessuno più se la ricordava.

Personalmente sono d’accordo con quanto deciso dalla società. Penso che Max meriti di continuare sulla nostra panchina e che nella crescita della società e conseguentemente, delle ambizioni di tutti noi tifosi, ci siano tantissimi meriti suoi. Semplicemente credo che si debba allestire una squadra più vicina al suo modo di allenare e soprattutto al suo modo di essere: genuino, trasparente e passionale. Qualcuno vede in queste caratteristiche un limite, come se essere un bravo motivatore, implicasse automaticamente il tentativo di voler sopperire a mancanze di tipo tecnico. In ambito calcistico, si diceva la stessa cosa di Antonio Conte. Le cose sono andate un pò diversamente da come molti si aspettavano…

La rivoluzione a cui accennavo, va proprio in questa direzione: si continuerà con il 5+5 ma mentre nella stagione appena terminata gli Italiani erano i protagonisti e gli stranieri dovevano avere solo un ruolo di supporto (o coreografia, addirittura), quest’anno si invertiranno le gerarchie. Non a caso i primi acquisti sono tutti giovani, con tanta voglia di arrivare e la consapevolezza di avere ancora tanto, tutto da dimostrare. Gli stessi stranieri, saranno per lo più giocatori con del potenziale ma non ancora affermati. La squadra, considerando anche il doppio impegno, non sarà lunghissima, altra situazione in cui il nostro coach ha dimostrato di saper tirare fuori il meglio.

Rimane il “nodo” Della Valle. Le voci sono note a tutti: “Amedeo vuole andare via”, “Amedeo non va d’accordo con Max”, ecc… Noi non abbiamo preconcetti di alcun tipo. Solamente non vorremmo altri compromessi: chi è convinto, chi crede nel progetto, chi ha voglia di dare tutto, di sbattersi, di essere altruista, sarà sempre il benvenuto. A maggior ragione se dotato del talento sfrontato ed eccitante del ragazzo di Alba. Chi non si sente più a proprio agio a Reggio, sarà ringraziato e salutato senza rimpianti. Ci siamo fatti una ragione della partenza di Lavrinovic, ci riusciremo per chiunque altro.

Abbiamo ancora tutti davanti agli occhi lo spettacolo offerto da Trento, che nonostante una stagione falcidiata da infortuni di ogni sorta, ha saputo buttare il cuore oltre all’ostacolo e, con la sapiente guida di un allenatore emergente con pochi capelli in testa, è arrivata fino ad un passo dallo scudetto. Beh, se vi è piaciuto questo film, sappiate che la sceneggiatura non è originale. Perché l’abbiamo scritta noi, due anni fa, con la regìa di Max Menetti.