Raffaele Ferraro: da leader dei social network alla passione come lavoro

Quando decidi di intervistare una persona che non conosci che sta avendo successo in quello che fa, hai sempre il dubbio che possa accettare il tuo invito o che non ti risponda proprio, insomma hai un minimo di timore reverenziale, un pò come succede sul parquet quando un esordiente è in campo contro un veterano. Lo si potrebbe anche accettare, giustificare, magari è oberato dagli impegni. A, tra virgolette, complicare le cose, in questa occasione non avevo nemmeno l’alibi del “tanto ha qualche anno più di me, ci sta che non mi calcoli o che declini la chiacchierata”, perchè siamo coetanei. Quando l’ ho contattato per la prima volta su Facebook non ho trovato nulla di tutto questo, ma una persona cordiale e super disponibile.

E’ prima di tutto un innamorato “illuminato” della palla a spicchi. Poi è un giocatore, un tifoso, un addetto ai lavori, uno che sa interagire agevolmente con le persone e creare empatia.    190000 like con la pagina facebook “La giornata tipo” (che lo ha reso celebre) e poi Twitter, Instagram e tanto altro. Laureato nel 2008 in Direzione Aziendale, ha realizzato diverse manifestazioni in ambito sportivo e non solo, coinvolgendo moltissime persone e conquistando, appunto, i media. Recentemente inserito da un autorevole sito internet tra le cento persone più influenti del basket italiano, è stato scelto dalla Scaligera Basket Verona come responsabile marketing e comunicazione per i canali social.

Quattro facce per quattro quarti: bolognese, 34 anni, si definisce simpatico, lunatico ed astigmatico (e qui torniamo a simpatico..). Ecco a voi, intervistato da Pallaconestro, Raffaele Ferraro.

Primo quarto: con la palla in mano..

Da dove nasce l’amore per il basket?

Nasce a 5 anni quando nella palestra dell’asilo si promuovevano corsi di minibasket. A Bologna, in ogni palestra, si gioca a basket. E io per fortuna, dopo tre lezioni di pattinaggio capii che non faceva per me.

Sappiamo che hai giocato..com’eri in campo?

Che tipo di giocatore sono, non ero. Continuo a giocare a basket. Ho iniziato a 5 anni, sono una guardia alla Reggie Miller con meno talento. Ma neanche troppo meno. In difesa sono un telepass alla Harden.

Una cosa che non ti piace della palla a spicchi c’è?

Ce ne sono un milione, ne scelgo una: il possesso alternato. La palla a due mi piace moltissimo. Una delle immagini più belle nella storia del basket è una palla a due tra Wilt Chamberlain e Bill Russell.

 

Secondo quarto: il tifoso..

 

A parte la Scaligera per cui lavori, hai una squadra del cuore?

Sono di Bologna e quindi ho una squadra nel cuore perchè in questa città è previsto dalla Costituzione. Diciamo che il blu non fa parte di uno dei due colori del cuore

Giocatore preferito?

Ginobili. Per la classe, per la professionalità, perché l’ho visto diventare campione quando ancora non lo era.

Se dovessi descrivere il basket con una foto, un’immagine..quale?

Sicuramente una foto di un bambino con la palla in mano. Perché il basket dovrebbe essere solo un gioco. E per i bambini lo è.

 

Terzo quarto: il lavoro..

 

Quello alla Tezenis Verona ( fortemente voluto da coach Marco Crespi) è il tuo primo incarico dietro alla scrivania in una società sportiva? Di che cosa ti occupi?

Sì. Ho cominciato da settembre e sono il responsabile marketing e comunicazione per i canali social. E’ stata una scelta di vita, fino ad agosto mi occupavo di formazione per le aziende. Adesso invece mi occupo dei capelli di Boscagin, degli infortuni di Spanghero e di Pippo Ricci che in realtà è Pierfrancesco Favino sotto copertura.

Sei laureato in direzione aziendale..cosa ti sarebbe piaciuto fare nel mondo del lavoro?Una volta laureato cosa volevi fare?

Mi sarebbe piaciuto fare quello che sto facendo: lavorare nel mondo del basket. Magazziniere, bagarino, presidente, sarebbe andato bene qualsiasi ruolo. E per il momento mi bacio i gomiti.

Non trovi che ci vorrebbe più passione per il gioco in coloro che anche in passato hanno fatto scelte per il basket?che cosa potrebbero fare le persone ad esempio ai vertici della legabasket per promuovere la pallacanestro?

Amarla di più. Oltre a questo, in alcuni ruoli cardine mi affiderei a tanti giovani appassionati, preparati, formati e competenti che offre il mercato del lavoro italiano. Rilancerei il settore del merchandising che praticamente non esiste, dalla sola vendita delle divise ufficiali dei giocatori (penso ai vari Belinelli, Gallinari, Datome, Bargnani, Gentile ecc) potrebbero fare parecchia cassa. Migliorerei e di tanto il servizio in streaming del campionato, sia in termini di qualità che di fruibilità. Migliorerei la progettazione di tanti eventi, Coppa Italia, Supercoppa, amichevoli della Nazionale. Gli eventi non si devono esaurire con la partita, ormai la partita non basta più. Nel 2016 devi offrire anche altro. Ecco in Italia nel campo “altro” latitiamo totalmente.

Che cosa ti piacerebbe fare nel prossimo futuro?

Continuare a fare quello che sto facendo, lavorare in questo mondo, che poi per me un lavoro nel vero senso della parola non lo è neanche. La mattina quando mi sveglio non sono “smaronato” perchè devo andare in ufficio. Ci vado carico come Schortsanitis ai matrimoni.

 

Quarto quarto: i social e la gente..

 

Com’è nata “La giornata tipo” con cui hai avuto un grande successo?

Ho riunito in una pagina le tantissime fesserie che scrivevo ovunque e che sparavo davanti ad una birra con gli amici. Forse più di una. Il format è stato quello sin da subito perchè ho sempre inventato le giornate tipo ironiche in occasione dei compleanni dei miei amici. Mi ero stancato di farle su Ivan Belletti allora ho deciso di farle su Lebron, Kobe, i Knicks ecc. Pian piano La Giornata Tipo è diventato un contenitore a 360 gradi della pallacanestro, uno spazio in cui confrontarsi, ridere, non prendersi sul serio, portare alla luce storie sconosciute.

In tutte le cose che hai fatto c’è un fil rouge: la gente (Facebook, manifestazioni a Bologna, etc..). Ci sbagliamo?

Mi piace coinvolgere le persone in quello che faccio, renderle partecipi, condividere, aggregare e, ogni tanto, come in occasione del Teddy Bear Toss, farlo per uno scopo bellissimo.

Rispetto a tuoi colleghi di società utilizzi molto i social..Solo pregi o anche difetti come strumento di comunicazione?

I social, come qualsiasi altro strumento di comunicazione, possono avere dei difetti se utilizzati nella maniera sbagliata. Quindi la risposta alla domanda è no

Qual è l’ INTERVISTA TIPO perfetta oltre alla nostra di Pallaconestro?

Sarebbe bello fare un’intervista doppia tra JaVale McGee e il suo neurone

E ora il gran finale: chi vince a ping pong tra te e coach Marco Crespi?

Il bilancio è più o meno in pareggio. Io sono un attaccante e odio gli scambi lunghi, lui è un “pallettaro” che ha come unico scopo buttarla dall’altra parte, fosse per lui gli scambi durerebbero 24 ore. Diciamo che lui è Djokovic e io Federer. L’unica differenza è che io sono molto più giovane, atletico, bello e affascinante.