REwind McIntyre

A cura di Simone Cilloni e Andrea Russo

Ok, vi avevamo già parlato un po’ di Terrell due anni fa, ma il ritorno in Europa di ieri ci ha fatto tornare alla mente quella magica stagione in ULEB Cup con la Landi Renzo, le sfide contro l’Hemofarm, Ricky Minard e soprattutto quel folletto che impressionò l’Italia dei canestri sugli assi del vecchio catino di via Guasco prima di spiccare il volo verso l’olimpo del basket europeo.

Avete presente quando qualcosa in natura che non sembra essere stato concepito per un certo compito, può comunque sembrarci una delle cose più adatte a svolgere questa mansione? Se avete avuto la fortuna di ammirare le giocate di Terrell McIntyre, allora questa sensazione vi sembrerà famigliare. Se sei alto 1.75 (ufficialmente, il che lascia molto spazio all’interpretazione) può sembrare quasi impossibile giocare a basket da professionisti, figuriamoci poi ad alto livello. Questo ragionamento non si addice al nostro Terrell sin dai suoi primi passi cestistici tra i campetti della natale Fayetteville: “Sono sempre stato il più piccolo, quando avevo 8-9 anni giocavo coi miei cugini e i miei amici, loro di 12-13 anni. Ho sempre avuto qualcuno di più grande, alto o grosso con cui confrontarmi. Per farmi accettare dovevo dimostrare loro di essere il migliore. Poi aspettavo che si facesse avanti il prossimo“.

Terrell McIntyre, il Folletto, classe ’77 americana, esce dal college di Clemson nel 1999, anche se, come vedremo più avanti, gli sarà sempre molto legato. La sua carriera professionistica parte, però, dal bassola, lontano dai riflettori che T-Mac saprà accendere in ogni palazzetto in cui giocherà nella sua carriera. La stagione da rookie (1999-2000), infatti, inizia al Gravelines, in Francia, profondo Pas-de-Calais, ed è un’annata particolarmente difficile, in cui il giocatore contava i giorni che mancavano al ritorno a casa, anche perché un infortunio al piede lo tenne fuori per quasi tutta la stagione. Il rientro però fu pirotecnico: quando Terrell ritornò sul parquet, a una decina di giornata dalla fine, la sua squadra era in zona retrocessione. Facendo parlare un po’ di fredde cifre, con 18.9 punti a partita, il 35% da tre punti e l’89% ai liberi McIntyre trascinò di peso la piazza alla salvezza, regalando ai tifosi una delle annate più memorabili e condannando all’inferno Montpellier e Chalons-en-Champagne. Qui T-Mac stava già dando un assaggio del suo approccio al gioco, mostrando quella capacità di essere freddo, di voler prendersi le responsabilità che i compagni volevano da lui, di voler portare a casa ad ogni costo la vittoria. Avete presente quel Derrick Rose dei Bulls 2010-11 tutto esplosività e personalità? In Europa Terrell è stato questo.

 

Gli stessi numeri esaltanti li ripetè l’anno dopo in Germania, nella Braunschweig patria dei nobili tedeschi, prima di tornare a casa, in quella Fayetteville, North Carolina, dove era cresciuto, per tenere a battesimo la neonata franchigia NBDL (la lega che diventerà il “park” di sviluppo delle squadre NBA) dei Patriots, con la speranza di essere notato al piano di sopra, dove ancora giocava MJ a Washington e Jason Kidd infiammava l’intero New Jersey. <<Giocai due stagioni a casa, e in una addirittura arrivammo alla finale persa contro i Mobile Revelers, nella decisiva gara 3. Ero a casa mia, potevo aiutare la famiglia, e condivisi quegli anni con giocatori e buoni amici>>. Con T-Mac, in quella storia tutta americana che erano i Fayetteville Patriots, c’erano anche Matt Barnes e Chris Andersen, futuri campioni NBA, dove il Folletto di Clemson rischiò di sbarcare, con i New Orleans Hornets, prima di venire tagliato a pochi giorni dall’inizio della stagione. Ecco lì, dopo aver fatto la pre-season e il training camp, ad allenarsi da solo, con le squadre praticamente già fatte in tutte le leghe più importanti, senza un contratto.

E’ in questo momento che per T-Mac si spalancano le porte italiane, con Ferrara pronta ad approfittarne. Alla Carife (2003-04), Terrell trova il posto perfetto per ambientarsi in Italia e la sua carriera da qui sarà costellata da continui passi  avanti e miglioramenti. L’anno dopo a Capo D’Orlando trova l’ambizione di chi punta alla serie A, ottenendo la promozione in carrozza come trascinatore dei siciliani dell’Upea.

L’ottima stagione disputata da Terrell suscita l’interesse di una ‘’discreta’’ cacciatrice di talenti come la Pallacanestro Reggiana, che nel 2005-2006 non si fa scappare Terrell per puntare ai playoff, obiettivo che sfumerà causa la falsa partenza in stagione, ma che non precluderà mai una lotta per la salvezza, oltre a un ottimo cammino in ULEB Cup, arrestatosi contro i serbi dell’Hemofarm. Quella in terra reggiana è una breve parentesi per T-Mac, ma oltre a essere la prima in serie A, tra l’altro con ottime cifre, sarà anche una delle più importanti della storia della squadra e della sua carriera. Infatti anche la Virtus Bologna è appena tornata in A1 e in occasione del derby al PalaMalaguti contro la Pallacanestro Reggiana il pubblico bolognese delle ‘’Vu nere’’ sta per assistere alla prestazione individuale più devastante e grandiosa mai vista sui parquet italiani. T-Mac quella sera piazza sul suo Palmares il record di triple realizzate in una singola partita in serie A, stampando un 10/10 da dietro il perimetro che spazza via i record precedenti di Rivers e Torres e regala ai reggiani il derby d’Emilia, con 41 punti. E dall’altra parte c’era un certo David Bluthental…Una prestazione senza precedenti, che lasciò a bocca aperta il pubblico reggiano, ben consapevole di aver ammirato qualcosa di davvero unico.

Come è capitato fin troppo spesso però, anche stavolta la Pallacanestro Reggiana si presta come trampolino di lancio per campioni, ed ecco che Terrell, al quale per esplodere serve una piazza davvero importante che disputi una grande coppa europea, viene intercettato dalla Mens Sana Siena, dove inizierà forse la sua più grande storia d’amore sul suolo italico, tanto da chiamare la sua futura primogenita con il nome della città. Al PalaSclavo, McIntyre è leader e protagonista dei 4 scudetti consecutivi messi in bacheca dalla Montepaschi, trovandosi a meraviglia con un lungo come Shaun Stonerook ed essendo la chiave di innesco per un’arma di distruzione di massa chiamata Rimantas Kaukenas, che noi abbiamo per fortuna imparato a conoscere; è il cardine della compagine senese anche in Eurolega: contro il Panathinaikos di Diamantidis, nei playoff Eurolega, sfornerà una dopo l’altra prestazioni a dir poco mostruose, mettendo in seria difficoltà la nettamente superiore squadra di un certo Zeljko Obradovic, guadagnandosi il pass per le Final Four di Madrid del 2008. A Siena T-Mac ha vinto tutto quello che c’era da vincere in Italia, mentre in Europa è andato ad un passo dall’Eurolega, dove nel 2008 viene però inserito nel miglior quintetto della stagione, nonostante la sconfitta per 92-85 in semifinale con il Maccabi Tel Aviv.

Terrell, tuttavia, negli anni nella terra dello Stil Novo mette a dura prova il proprio fisico, sovrastato da una maggioranza di giocatori con addosso il doppio del suo peso, che lo costringono a prendere peso e a duelli impari dal punto di vista fisico (ne sopperisce con la durezza mentale…). Arriva all’ambiziosa Unicaja Malaga, nel 2010, fisicamente distrutto, ma capace ancora di lasciare  qualche sprazzo delle sue qualità, oltre che un buon ricordo di sé. L’infortunio al piede, tuttavia, gli fa passare più tempo in panca che in campo. E sarà per lui l’inizio dei problemi che lo porteranno anzitempo sul viale del tramonto, che noi vogliamo immaginare, vista la bellezza del giocatore, un po’ come la Crepuscopoli di Kingdom Hearts… E’ un peccato non aver visto ancora altro di T-Mac, ma  il viaggio è valso sicuramente il prezzo del biglietto.

L’atto finale, culminato con un ritiro obbligato da un anca che continua ancora a dargli problemi, non poteva che avere ambientazione nella sua amata Italia, in questo caso alla Virtus Bologna, proprio su quel parquet dove aveva fatto la storia.  <<Voglio finire la carriera in Italia, laddove è cominciata ad alti livelli. Alex Finelli (altro ex biancorosso ndr) è stato il primo a darmi un’opportunità qui, a Ferrara, ed io non sono un mercenario: chi è leale con me, avrà da me lealtà. Ho deciso in fretta perché non volevo far aspettare troppo la mia famiglia e ad una società come questa non si può chiudere la porta in faccia». No, al massimo gli si può stampare un 10/10 dalla linea dei tre punti, in un derby, vero Clemson guy?

Terrell McIntyre giocava finali di partita con una freddezza disumana e una caparbietà assurda. Era il classico giocatore con ‘’le palle’’ che quando contava quasi sempre rispondeva presente con prestazioni fuori dal comune sia in attacco che in difesa, a dispetto della sua stazza. Un giocatore di pick & roll fantastico che poteva finire al ferro, creare un vantaggio per regalare ai suoi compagni una palla per schiacciare o tirare con i piedi per terra, ma soprattutto tirare da dietro al blocco, magari da dietro la linea dei 3pti. <<Con McIntyre l’idea è sempre quella di mandarlo nel traffico, ma la sua massima pericolosità la raggiunge quando gioca il pick and roll in transizione. E’ lì che la sua percentuale da tre raggiunge l’apice.>>. E se a dirlo è un tale Ettore Messina…

Dopo il ritiro T-Mac ha deciso di tornare con la famiglia nella sua America, dove ha deciso di finire gli studi al college di Clemson che, dopo avergli riconosciuto un posto tra gli Hall Of Famer dell’ateneo, gli ha consegnato anche il diploma. Ora Terrell continua a dare spendere sé stesso per il basket, allenando i bambini del minibasket e chiamando in causa il suo portafoglio per mettere a nuovo la palestra del suo college. E chissà se quei bambini sanno che coach T non è stato solo un’icona nel North Carolina, ma è stato un Colombo al contrario, un giocatore che, quando era il momento, ha lottato e vinto contro la fisica per dare vita ad una carriera davvero memorabile.