Riparte l’NBA…intervista ad Alessandro Mamoli

Da martedì notte sono tornate su Sky le stelle del campionato professionistico di basket americano; è iniziata la stagione NBA più attesa degli ultimi anni anche per i “cambi maglia” di 7 All Star. Grazie all’accordo con la National Basketball Association, solo su Sky Sport sarà infatti possibile seguire il prossimo campionato NBA che sarà raccontato, come sempre, con professionalità e competenza dalla squadra Sky di cui fa parte, come tutti sapete, Alessandro Mamoli, con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere e che ringraziamo per la simpatia e la disponibilità.

Che cosa dobbiamo aspettarci dalla prossima stagione NBA?

Dobbiamo guardarla perchè Golden State sembra ancora una volta imbattibile, e vedere se ciò accadrà, dobbiamo guardare i nuovi Rockets ed i nuovi Thunder e se gli Spurs riusciranno a rimanere ad alto livello. Poi ad Est c’è curiosità per come giocheranno Cleveland e Boston dopo lo scambio di questa estate che ha coinvolto Kyrie Irving, anche se l’infortunio a Hayward cambia le cose ora. Ed infine ovviamente seguiremo con piacere, e vedremo come se la caveranno, i due ragazzi Italiani rimasti.

Non ho dati a riguardo, ma ho la sensazione leggendo e documentandomi, che la NBA sia molto seguita in Italia da giovani e giovanissimi, magari un pochino meno da persone di fascia d’età più alta. E’ vero? E se si, perchè?

C’è una buona fetta di pubblico “di una certa età” che segue e guarda con piacere l’NBA, io ad esempio sono cresciuto vedendo una partita a settimana su Italia1, ma è innegabile che ora puoi vedere tantissimi match praticamente quando vuoi, e quando Lebron fa una delle sue schiacciate terrificanti, dopo cinque minuti puoi vedere sul telefonino sette replay.
La forza dell’NBA è di essere molto social, e i giovani che per “definizione” sono senza dubbio più tecnologici ed appunto social, in questo sono avvantaggiati e probabilmente seguono maggiormente rispetto magari a persone più adulte.

Siamo abituati a leggere che cosa le leghe Europee devono prendere dall’ NBA per migliorare il proprio prodotto; io, invece, ti chiedo se c’è qualcosa che l’NBA dovrebbe prendere dall’Eurolega…

Io credo dovrebbero cambiare un pò di cose soprattutto riguardo alla formula dei playoff dove ora ci arrivano in 16, ma che per record e forza non sono esattamente le 16 migliori essendoci una sproporzione tra il valore delle squadre ad ovest rispetto a quelle dell’est. Probabilmente sarebbe più interessante che partecipassero alla post season le 16 più forti, indipendentemente dalla conference d’appartenenza. Chiaramente non puoi farlo ora perche dovresti cambiare il calendario, ma credo che si stia andando in quella direzione per incrementare l’interesse generale. La nuova formula dell’Eurolega, ad esempio, ti permette di vedere ogni settimana grandi sfide.

Da questa stagione, per la prima volta, sono comparsi sulle canotte NBA gli sponsor. Cosa ne pensi?

L‘anno scorso ADIDAS era lo sponsor tecnico di tutta l’NBA, mentre ora è la NIKE che fornisce il materiale a tutte e trenta le franchigie. E’ inutile dire che il basket Americano genera un grandissimo interesse, e quindi è normale che ci siano aziende che per essere presenti anche per pochi centimetri sulle maglie NBA siano disposte a pagare cifre molto importanti; ad esempio la Rakuten, nota azienda Giapponese, investe trenta milioni di dollari all’anno per “sponsorizzare” i Golden State Warriors.

Un giocatore nuovo “sconosciuto” che a tuo avviso salirà alla ribalta. Su chi punteresti?

Ben Simmons, di Philadelphia, che è stata la prima scelta nel giugno dell’anno scorso, ma che per infortunio non ha potuto giocare. Io credo che insieme a Joel Embiid, che è rimasto anche lui in campo poco per infortunio, i Sixers abbiano buonissime prospettive e ci sono statistiche sulle partite giocate da Embiid che lo dimostrano.

Sei appena tornato da un viaggio negli USA: solo vacanza e distrazioni, o quando sei in America non puoi fare a meno di aggiornarti per il tuo lavoro?

Quando vado in vacanza e lo faccio mediamente una volta all’anno, prediligo la vacanza stessa, stacco dalla pallacanestro, spesso viaggio da solo e cerco di ricaricare le pile. Ogni quattro anni, invece, abbiamo diritto come azienda ad un aggiornamento professionale presso studi televisivi, e non solo.

Hai raccontato insieme a Flavio Tranquillo ed a Davide Pessina le Finals; personalmente credo che molti, io compreso, ti invidino per questo…Ti chiedo di raccontarmi un aneddoto in particolare delle Finali NBA e qual è il tuo prossimo desiderio professionale o comunque una cosa che ti piacerebbe raccontare?

La mia prima finale NBA da spettatore l’ho vissuta nel 2001 a Los Angeles tra i Lakers ed i Sixers di Allen Iverson (48 punti e vittoria in gara 1); nel 2014 invece ho vissuto da vicino quella della vittoria di San Antonio e di quel titolo voluto con tutta la forza. E’ stato il titolo di Marco, le lacrime, la gioia; quel momento è stato speciale anche professionalmente e te ne accorgi dopo, a distanza di tempo, perchè subito non hai la percezione esatta di ciò che stai vivendo.
Dopo aver seguito la Nazionale, le Final Four d’Eurolega, l’NCAA, l’NBA e le Olimpiadi di Londra (2012), dal punto di vista cestistico ormai ho fatto tutto e non posso desiderare altro; mi piacerebbe perseguire il filone dello storytelling, un pò come fa la ESPN con i protagonisti di storie bellissime che si raccontano al grande pubblico. Ad esempio consiglio ai lettori Survive and advance, un bellissimo documentario che narra l’incredibile storia del titolo di North Carolina State del 1983 e del loro allenatore Jim Valvano.