Roosevelt Bouie

The man in the middle, at 6’11” from Kendall, New York, Roosevelt Bouie ”.

Così lo speaker dell’università di Syracuse introduceva un giovane freshman come centro titolare dei Syracuse Orangemen .

Il coach Jim Boeheim puntava molto su questo ragazzone dalla capigliatura afro, atletico e fluido nel correre il campo, nonostante superasse i due metri e dieci; Roosevelt ripaga subito le aspettative fin dal primo anno dove chiude a 10.9 punti, 8.1 rimbalzi e 3 stoppate di media. Durante il percorso collegiale Roosevelt migliora anche in attacco fino a chiudere l’anno da senior con ben 16 punti, 8 rimbalzi e 2 stoppate di media. Terminata una splendida carriera in maglia arancio, giunge il momento per il centrone di Kendall di dichiararsi eleggibile per il draft NBA 1980 dove viene scelto dai Dallas Mavericks con la 34^ chiamata, ma considerando i Mavericks di allora una squadra molto lontana dal gotha NBA, Roosevelt decide di iniziare la sua carriera da professionista in Italia, dove viene ingaggiato dalla Scavolini Pesaro per la stagione 1980/81 , e anche per la successiva, dove arriva vicinissimo allo scudetto, perdendo la finale contro l’Olimpia Milano; proprio la mattina dopo la sconfitta di Pesaro in finale scudetto, l’allora presidente della Pallacanestro Reggiana Enrico Prandi, telefona a Bouie, e in pochi minuti lo convince a firmare per l’allora Cantine Riunite .

L’ex-centro di Syracuse rimarrà stregato dalla piccola città emiliana, tanto da rimanerci per ben sette stagioni; in particolare ricorda l’affetto e il calore della gente, soprattutto dalle persone comuni, per esempio il signor Guido Bartoli, che gli procurava i pezzi per costruire i modellini degli aerei tramite il suo negozio, è ricordato come un uomo sempre disponibilissimo verso di lui; tornando in ambito cestistico, non può non citare due figure storiche come Gianni Pastarini e Leo Ergelini, dirigenti di altissimo livello, oltre agli ex-compagni Orazio Rustichelli e Piero Montecchi, con i quali ha tutt’ora un sincero rapporto di amicizia, che proprio la città fondata da Marco Emilio Lepido ha cementato in maniera eccezionale.

Terminata la carriera da giocatore, Roosevelt continua a vivere a Reggio fino al 1996, quando vende la sua casa e fa ritorno a Kendall, vicino alle cascate del Niagara, dove tutt’ora vive e si gode la famiglia. Nonostante il ritorno in patria, Roosevelt parla ancora un ottimo italiano e ha stretti rapporti sia con la federazione italiana, sia con la NBA, tanto che ha intenzione di portare una franchigia di NBA D-League a Rochester, vicino alla sua città natale; ma nonostante tutto ciò lo impegni molto, l’ex ragazzone dai capelli afro non si è mai dimenticato di Reggio, e Reggio non si è mai dimenticata di lui, della sua Jeep, delle sue lenti a contatto che perdeva spesso durante le partite, ma soprattutto del suo grande sorriso.