Silvio, rimembri…

(a cura di Mauro “Bonda” Bondavalli)

Ho preso spunto dall’inizio di una famosa poesia del Leopardi (personaggio agli antipodi del nostro amico Silvio) per “mettere giù” alcuni ricordi, considerazioni e spunti di riflessione che mi vengono in mente a “ruota libera”, come libero è sempre stato RICCO’ SILVIO, per tutti MCOE, perché è di lui che vorrei scrivere.

Ho volutamente aspettato che l’emozione della disgrazia si stemperasse, anche per avere il tempo di raccogliere tanti frammenti di vita insieme, direi almeno 45 anni, in maniera il più possibile serena.
Nella mia ormai lunga esperienza di vita (io classe 54 e lui 49) ho avuto modo di conoscere tante persone, in ambito sportivo e non, e allora proverò a tracciare, seppur parzialmente, il profilo del Silvio che io ho conosciuto in mille e mille occasioni.

Nel basket è stato: giocatore ma credo che, per fortuna, non abbia lasciato grandi tracce, se non nei suoi racconti di risse in occasione dei mitici tornei studenteschi con la formazione dell’Istituto Zanelli.

Poi è stato, per un certo periodo, anche arbitro (il mio primo incontro/scontro da giocatore con lui è stato proprio nelle vesti di arbitro, con inevitabile fallo tecnico per me e successiva litigata, pensate a volte come nascono le più grandi amicizie….) ma per varie ragioni, mai chiarite completamente, genio e sregolatezza forse non si addicono all’arbitraggio, per cui ha smesso a livello federale, pur continuando ad aiutare, in questo ruolo, la Lega UISP di RE per tanti anni; ed a ricordo di questa sua attività, oggi sono proprio gli stessi arbitri di pallacanestro, nonostante gli innumerevoli “siparietti” durante i 40 minuti di partita, che vorrebbero un premio a lui intitolato, anche perché, finita la partita, aveva la memoria di un pesce rosso e quindi ritornava l’amicone che tutti conosciamo.

E’ stato allenatore, parola grossa, soprattutto di squadre amatoriali, ma insieme abbiamo vinto le finali nazionali UISP nell’annata 80/81 (ricordo indimenticabile) oltre che campionati provinciali, regionali, tornei parrocchiali (pur ricordando il suo linguaggio un po’ forte e colorito forse non completamente consono in tale ambito), giovanili e soprattutto tanti dei suoi amatissimi tornei GNAKER.
In questo ruolo ha avuto occasione di “allenare” (diciamo meglio gestire) campioni come il compianto Pino Brumatti, Gianni Codeluppi, Francesco Campani, Mario Ghiacci, Mondo Vecchi e tantissimi altri che lo ricordano sempre con grande affetto anche se, le sue uniche indicazioni tecnico/tattiche erano: in difesa prendere i rimbalzi ed in attacco segnare (poche idee ma sempre valide che lui diceva aver imparato dell’indimenticabile coach Corrado Pizzi, sarà vero?).

Ha svolto ruoli da dirigente, consigliere, addetto al tavolo, accompagnatore, soprattutto nelle partite giovanili (che spesso non finiva per sanzioni arbitrali o litigi con il pubblico), lui che adorava i più giovani, e loro adoravano lui, anche perché gli spiegava alcuni “aspetti e temi della vita” che i loro genitori facevano fatica ad affrontare liberamente.
Poi è stato giornalista e commentatore, per il GNAKER ma non solo, organizzatore di innumerevoli tornei invernali ed estivi, in città ed in riviera (è stato anche per merito suo, e non solo, se il torneo GNAKER è arrivato cosi’ brillantemente ai 37 anni di attività e senza di lui siamo al momento in alto mare), è stato partecipe della nascita o crescita di alcune società di basket come la Pallacanestro Reggiana, il Basket 2000 e la Joker Basket.

Come tifoso appassionato e sanguineo in molte sue esternazioni, bisogna riconoscere che non era sempre equilibrato e sereno nei giudizi, ma questa era una sua caratteristica, per cui le squadre per le quali tifava avevano sempre ragione e gli avversari ed arbitri sempre torto; chi era con lui sempre ok e gli altri non capivano niente.
Si può certamente dire, perché spesso ero al suo fianco, che ha litigato sia con il pubblico avversario che amico soprattutto dagli spalti del Palabigi e di innumerevoli palazzetti di tutta Italia, praticamente della serie “ne ho prese ma me ne hanno anche date” . Per me rimangono memorabili tutte le volte che scendeva a Reggio il famoso e compianto allenatore livornese Benvenuti che veniva accolto da Mcoe con la sua vociona e la sua inconfondibile e “molto aristocratica” erre moscia al grido di “pescatore vieni a pescare con noi ci manca il verme”, però quanti ricordi meravigliosi di quegli anni di boom della pallacanestro a Reggio e palazzo pieno e tifo alle stelle.

Ha fatto diversi lavori, per lo più nel campo della distribuzione alimentare cooperativa, ha avuto tante passioni, per esempio la prosa, il teatro dialettale, la musica classica e non solo (innumerevoli le trasferte all’Arena di Verona e a Torre del Lago). E poi i viaggi, nel ruolo di accompagnatore di gruppi considerate le sue capacità istrioniche, praticamente in ogni continente a parte l’Antartide, memorabili le sue trasferte a Fort Worth, in Egitto, nei paesi Baltici, senza disdegnare la nostra riviera romagnola e poi l’ultima scoperta la Cina, e le varie volte nell’amato Brasile , terra di origine della adorabile e preziosa moglie Leila, nel quale era quando è successa la tragica fatalità , quasi avesse la premonizione che le Parche stavano filando l’ultima parte del filo della sua vita.

Certamente, per come l’ho conosciuto, per lui che ha vissuto sempre a 100 all’ora, penso non avrebbe gradito aspettare il tempo di un lento declino fisico e mentale, ma preferito abbondare la platea quando il sipario è ancora alzato e l’orchestra suona, però cosi’ è un po’ prestino.
E come dimenticare la sua abilità di cuoco, parlo ovviamente per esperienza personale ma, ancora di più, come buongustaio e commensale brillante.
Non posso e non riesco a dimenticare le infinite serate, normalmente dopo una partita, tutti intorno a una tavola imbandita, a ripeterci all’infinito le solite storie già sentite e risentite migliaia di volte, con Beppe l’artista che inventava sempre nuove definizioni per me e Silvio, in considerazione della nostra mole e voracità: setola, naimol (versione inglese del nostro nimel), le uniche persone che si vedono dalla Luna a parte la muraglia cinese, con la carta d’identità di due province perchè in una sola non ci stavamo, airbag naturali, e poi, alla luce attuale drammaticamente premonitrice: con le nostre ceneri si sarebbe potuto realizzare la massicciata della terza corsia dell’autostrada del Sole o congiungere lo stretto di Messina; adesso davvero parte delle ceneri di Silvio sono nel vento e nel mare del Brasile, le rimanenti in una urna a Rivalta , nella tomba con il suo papà, nel caso qualcuno lo voglia andare a trovare.
Quanti camerieri abbiamo “stroncato” nello sforzo di portarci i piatti da finire in occasione di grandi mangiate: le grigliate dai macellai Fornaciari, dal compianto Armando a Milano Marittima (l’unico che ci ha battuto con il terzo giro del suo fritto eccezionale, a parte il resto), e poi la trasferta della squadra a Fano, quando siamo riusciti a fermare in tempo il cameriere a cui Silvio aveva ordinato anche un giro di fritto quando eravamo già tutti cappottati sotto la tavola, colpa anche del Verdicchio, e poi la Sporcaccione a Parma, e Uomini e Topi in stazione, e poi Rimini e Riccione, e San Vincenzo, e poi, e poi…e tanti amici che hanno fatto un pezzo di strada insieme e non ci sono più: Pasquale, Piero, Leandro, Remo, Ivan…mi piace pensare che, in ogni caso, ci sia un posto dove, chi ha passato esperienze insieme, si posso ritrovare.
Mcoe, comunque lo si guardi, non si potrà dimenticare, troppe cose ci parlano di lui, si potrà forse amare od odiare (la morte spesso livella il giudizio e le cose come diceva Totò), ma c’è già tanto odio nel mondo, per cui penso sia meglio amarlo, pur con tutti i suoi pregi e difetti, i suoi chiari e scuri, alti e bassi, con tutte le sue passioni e debolezze che in fondo fanno parte di ognuno di noi che ci definiamo persone e non personaggi, uomini e non numeri.

Riposa in pace caro amico e, quando hai tempo, organizza un torneo in “alta quota”, tanto non ti manca l’ottimo materiale umano.
Con un po’ di tristezza ma tanta gioia nel cuore per i bei momenti insieme…

Tuo, BONDA