Sognare gli Stati Uniti – la mia avventura negli USA

( a cura di Flavio Fioretti)

SOGNARE GLI STATI UNITI E IL BASKET AMERICANO SI PUO’ E SI DEVE

Quando parli di basket ti viene subito in mente l’NBA, i campioni del passato come Larry Bird, Michael Jordan, Magic Johnson o quelli presenti come  LeBron James, Stephen Curry, Kevin Durant. Pensi allo spettacolo che c’è sui campi dove non appena entri ti viene la pelle d’oca sia per la grandezza che per la bellezza. L’invidia sale, ma soprattutto il desiderio di andare a scoprire dal vivo queste realtà cresce ad ogni immagine facebook, instagram e dopo ogni partita trasmessa in tv.
Noi al secondo anno dell’ Universal Basket Usa Summer Camp, organizzato grazie al prezioso aiuto della società Universal Basket 2010 di Modena, ci siamo stati vicinissimi e ci siamo sentiti un po’ americani.
Partiti il 23 giugno, abbiamo vissuto 13 giorni frastornati dalla bellezza di New York, dall’esperienza sul campo con Coach Americani, dall’agonismo di 7 partite contro squadre e selezioni High School, dalle lezioni di inglese, yoga e tante altre attività che andremo a descrivere qui sotto! Se sei curioso non fermarti e continua con noi nel nostro viaggio.

Flavio e il suo gruppo nella famosa “The Palestra” di Philadelphia

Già all’aeroporto di Malpensa sembrava fossimo un gruppo di svitati per il basket USA e con le mamme un po’ in apprensione i ragazzi erano smaniosi di salutare e salire sull’aereo; prime foto di rito, consegna del materiale e via all’imbarco. Sull’aereo si cominciava a fare amicizia, le domande erano sulla stagione appena conclusa, ma soprattutto sulle aspettative di questo viaggio. Nico e Gianluca, i veterani che sono venuti anche alla prima edizione, tenevano banco con i loro pensieri, raccontavano tanti dettagli e quanto erano rimasti sorpresi dai campi da gioco.
Dopo 8 ore incastrati tra i sedili e colpiti dalla prima aria condizionata, atterriamo al JFK, l’aeroporto più grande di New York. Con zaini e bagagli ingombranti sembriamo gli immigrati nostri antenati arrivati con le navi tantissimi anni fa, ma noi più moderni e col cellulare in mano alla ricerca del segnale wi-fi veniamo subito classificati come un team, la nostra divisa bella rossa ci identifica ed al controllo passaporti i poliziotti ci fanno domande sulle nostre capacità cestistiche. Stanchi dal viaggio, ma eccitati dall’arrivo, trasciniamo le rotelle dei nostri trolley per prendere la metropolitana che ci porta attraverso le periferie fino a Manhattan, vicinissimo al nostro hotel a Soho ( acronimo di South of Houston Street, a sud di Houston Street).

Entriamo subito nel clima facendo il pieno di energie con giganti hamburger la sera e una colazione americana al Fiat Caffè, piccolo bar italiano ma condotto da stranieri con pochissime somiglianze dei nostri lineamenti, che vu fà…siamo in America! Grandi camminate e le macchine fotografiche con scatti a raffica ci accompagnano nelle attrazioni principali: il ponte di Brooklyn, Chinatown, Little Italy, Ground Zero, Wall Street, la High Line, la 5th Avenue, Central Park, Time Square, il Madison Square Garden, la New York Public Library e molto altro fino al fatidico NBA Store. Meta turistica obbligata per i giovani giocatori di basket dove si può trovare di tutto: dalle canotte dei campioni fino all’ oggettistica varia personalizzata NBA. Le scene di incroci stradali affollati di pedoni, la schiera di taxi gialli che sfreccia e i grattacieli che sovrastano il cielo, sono l’immaginario collettivo visto nei film ma possiamo assicurare che è la realtà della Grande Mela. Siamo a New York e la vita frenetica della metropoli ci ha contagiato nei nostri primi due giorni americani come veri turisti, ma il bello deve ancora arrivare perché tra poco si parte, direzione New Jersey verso la Rowan University per giocare a Basket! Non vedevamo l’ora.

A Times Square, New York City. Con Flavio gli allenatori Giancarlo Mantovani e Andrea Ligabue, campioni d’Italia con l’Under 18 di Novellara.

Arrivati al Campus troviamo ad accoglierci Bob Fisicaro insieme a Joe Crispin ed Andrea, per gli amici il “Liga”, rimane estasiato dalla bellezza del posto, tanto che, con mia sorpresa, tocca l’erba delle aiuole; gli chiedo come mai e lui mi risponde che voleva verificare se fosse tutto vero o se invece ci trovassimo in un set come nel film “The Truman Show”. Pizzicotti, acqua fredda o musica alta, non era un sogno, eravamo belli svegli e giunti all’inizio della seconda parte della nostra avventura.
Con un badge personale ognuno di noi aveva l’accesso al dormitorio universitario, un grande e nuovo palazzo bianco a forma di corte, con al centro aiuole, panchine e porta biciclette; al suo interno appartamenti forniti di area comune con sala più cucina e 4 camere private con 2 bagni in comune, tanto belli e lontani dalla nostra realtà che mentre lo raccontiamo ci sembra di essere ancora all’interno di questo grande sogno .
Le nostre giornate erano piene e con poche pause, ma l’euforia di vivere al massimo ogni secondo per non perdere nulla ci faceva viaggiare a mille…
Alla mattina la sveglia suona presto, alle 8.15 colazione alla mensa, un luogo gigantesco, punto di ritrovo per il ristoro pieno di luce e colori dove tutti gli studenti si trovano per mangiare tutto e di più; poi lezione di inglese con la Maestra Lucia, canadese di nascita con lontane origini italiane, e subito sul campo per correre, tirare, palleggiare e passare.
Gli allenamenti erano di un intensità altissima con cura dei movimenti tecnici individuali, all’americana, cose semplici ma fatte con una progressione, quantità e rapidità di esercizi che anche i ragazzi sono rimasti sorpresi e dopo due ore di allenamento avevano perso la cognizione del tempo. Il gruppo stava lavorando come se fosse insieme da un anno e non solo da pochi giorni, la loro attenzione era ai massimi livelli, sicuramente più alta che a scuola, ma anche oltre e molto al di sopra di quella durante gli allenamenti in Italia (lo sapessero i loro allenatori suppongo ci sarebbe una tirata di orecchie generale…).

Non c’era tempo di pensare, subito alla doccia e di nuovo in mensa per il pranzo. L’unico momento più tranquillo era il passaggio a piedi nelle vie pedonali del campus dove un gruppo di oche sorvegliavano tutto il parco tra i palazzi dell’università e ci accompagnavano nelle nostre chiacchere e pensieri su questo tour di basket.
Tra allenamenti e varie attività abbiamo giocato 7 partite per confrontarci coi pari età americani. La prima gara è stata a Philadelphia, in una palestra della periferia dove conosciamo Mr Sonny Hill (Membro della Philadelphia Sports Hall of Fame, dalla storia lunghissima da leggere su wikipedia) per giocare una gara nella sua lega! Wow che emozione, non potevamo iniziare meglio. Qui hanno giocato anche Kobe Bryant, Rasheed Wallace, Rip Hamilton e Alvin Williams. Joe e Bob ci hanno organizzato una serie di appuntamenti da far accapponare la pelle.
Partecipiamo ad altri allenamenti con loro per migliorare i fondamentali individuali, offensivi e difensivi, ma soprattutto curiamo l’obiettivo dei passaggi, sulla rapidità di esecuzione o meglio del tempo decisionale per “rubare” tempo alla difesa, non fermare il gioco ed essere imprevedibili. L’obiettivo era sviluppare il talento individuale sottolineando l’importanza del passaggio.

Ogni giorno era un vero e proprio clinic di basket; la bravura dei ragazzi nell’ assorbire come spugne tutte le informazioni date dai coach ci ha aiutato nelle partite dove siamo migliorati di volta in volta affrontando team molto competitivi.
Il basket ci ha travolto mattina, pomeriggio e sera, ma nei vari impegni giornalieri, carichi di energia, siamo andati a Philadelphia, vista la Dichiarazione di Indipendenza Americana conservata al museo, corso la famosa scala del film “Rocky” e attraversato la via del film dove lui corre per l’allenamento fino ad arrivare a cenare in un locale noto per gli indigeni del posto: “Geno’s Steaks”. Dovunque ti giri vedi un campetto di basket, per strada, fuori dai garage nel vialetto delle abitazioni, ma poi arrivi a THE PALESTRA e non capisci più niente! Un tempio del basket, casa di gioco di Pennsylvania University dove appena entri respiri la storia del basket collegiale; uno dei 5 campi più belli della storia NCAA! Ci siamo allenati un ora su questo parquet e ad ogni palleggio e tiro si potevano immaginare i cori degli studenti che gridavano “defense…defense…”, mentre il coach Steve Donahue veniva per potergli fare delle domande e presentarci Darnell Foreman, play titolare. Lui vorrebbe venire a giocare in Italia e in futuro diventare coach. E’ stato disponibilissimo nel fare foto con noi, nel rispondere alle nostre domande e darci qualche consiglio, ma soprattutto ha partecipato al nostro work out facendoci poi osservare un suo allenamento individuale di mezz’ora dove il sottoscritto ha potuto prendere parte come coach.

Insomma quest’anno ci siamo superati ed oltre ad avere incontrato Tim Delaney, campione NCAA con Villanova nel 2016 che ci ha mostrato i suoi anelli della Final Four e dei Campioni, abbiamo conosciuto un altro campione del passato, Billy McCaffrey, che ha segnato 16 punti nella finale NCAA del 1991 vinta con Duke e che ci ha raccontato di Coach “K” Mike Krzyzewski e del suo modo di allenare.
I ragazzi sono stati assorbiti dalla vita americana: l’inglese, il basket, New York, Philadelphia, The Palestra, Sonny Hill League, le gare ed altre attività ci hanno riempito le giornate facendoci divertire a 360 gradi senza risparmiarci fino al 4 luglio, ultimo giorno della nostra vacanza, ma festa nazionale americana. Quest’ultima è stata una vera “ciliegina” e non poteva esserci momento migliore per chiudere la nostra avventura vedendo il loro nazionalismo e l’amore che hanno per la loro terra. Una vera e propria festa iniziata con una corsa di 4 miglia per la bella cittadina di Pittman e proseguita con la Parata mentre venivamo accolti da una famiglia che ci ha aperto casa come amici di lunga data, offrendoci prelibatezze come anticipo del famoso barbecue americano; nel pomeriggio abbiamo partecipato ad una festa in casa, ospiti dei genitori di Joe Crispin, ogni angolo pieno di gioia e divertimento, sembravamo una grande famiglia, proprio come una squadra di basket, lo sport che ci ha portato in questo viaggio.
E’ stato tutto vero e reale per 13 giorni pieni, tanto bello che avevamo le lacrime agli occhi dal dispiacere fosse già finito. Abbiamo accarezzato, anzi vissuto un sogno che ci rimarrà per sempre almeno fino all’anno prossimo quando con zaini in spalla ci imbarcheremo nel prossimo  Universal Basket Usa Summer Camp. Cosa ci aspetta non possiamo dirlo, ma se le prospettive sono quelle di quest’anno, allacciate le cinture e partiamo insieme per il nuovo sogno Usa. Se nel 2018 avrete tra i 16 e 18 anni informatevi già adesso con il sottoscritto (Coach Flavio Fioretti) o con l’Universal Basket 2010 di Modena. Approfittiamo nel ringraziare i compagni e protagonisti dell’organizzazione, l’Universal Basket 2010 di Modena, la sua Presidentessa Antonia Cesareo e i suoi figli nostri riferimenti in America Federico e Lorenzo, i partecipanti di questo viaggio, Andrea, Gianka, Giorgio, Nicolò, Gianluca, Mattia, Antonio, Ganky, Matteo, Mattia, Alessio, Thomas, Roberto e Filippo. Ciao ed a presto!

Flavio