Il tassello mancante, per sognare davvero…

(A cura di Luca Sanibondi)

Amarezza e speranza. E’ questo lo stato d’animo con cui il popolo biancorosso torna a casa dal week end lungo in Romagna dove si è sperato fino all’ultimo di riuscire finalmente a tardare il rientro alla domenica sera ma anche stavolta si è ripreso la via di casa con un giorno d’anticipo.

Pur rimanendo uno degli obiettivi stagionali dichiarati, a questa Coppa Italia ci si è arrivati a fari spenti, non sapendo neanche bene cosa aspettarsi dopo il gelido inverno biancorosso e con una nuova squadra in cantiere ed in attesa di risposte. E allora via, un successo brutto e sporco giovedì con la tenace Orlandina, poi il grande ballo del sabato pomeriggio con puntati i riflettori nazionali, lì a giocarsi senza neppur troppe pressioni sulle spalle quella che era già stata ribattezzata come la finale anticipata. La tribù del basket reggiano si è ritrovata quasi inaspettatamente ad ammirare una Grissin Bon bella e sbarazzina, che senza timori reverenziali gioca una gara spavalda contro i campionissimi dell’EA7. Pronti, via. Prova sin da subito a scappare. Poi sgretola in un amen il castello di sabbia che con fatica e sudore aveva costruito in due minuti di lucida follia collettiva appena prima della pausa lunga. Mai doma, si esalta e si illude nel cuore della partita quando la battaglia si fa aspra e sferra a più riprese colpi da ko ad un EA7 che vacilla, stendendo il tappeto rosso per chiudere la contesa. Poi, proprio sul più bello, quando anche ai più scettici era venuta l’acquolina in bocca, ecco uno sciagurato finale in cui la retroguardia di Menetti concede 28 punti negli ultimi 8 minuti ai meneghini e, soprattutto, perde completamente la bussola gettando alle ortiche una gara lungamente dominata ed una ghiottissima occasione per scrivere una pagina di storia. E allora ripartiamo da lì per provare a decifrare meglio il futuro biancorosso.

Negli ultimi quaranta giorni lo staff tecnico reggiano ha preso i bisturi in mano per un intervento a cuore aperto che ha sbudellato il roster. Prima il discusso ritorno dell’ex capitano e leader carismatico Rimantas Kaukenas: personaggio ingombrante ma che sa disegnare la retta via da seguire e che aggiunge un tasso tecnico da enciclopedia oltre ad allungare le rotazioni con minuti di assoluta qualità.

Poi l’inserimento dell’ “animale d’area” da tanto invocato in via Guasco, andando a pescare nel sommerso un gradino più sotto e scommettendo su di un ragazzone che con le sue movenze da pantera in pochi mesi aveva infiammato i supporters di Recanati e che sin da subito dimostra di sapere cosa vuol far da grande (rifiutando un contratto da 1+1 pronto sul piatto per giocarsi l’NBA in estate). E sul parquet non è assolutamente malaccio. Anzi, col suo corpaccione il pitturato non è più terra di conquista delle scorribande avversarie quando Cervi rifiata, il rapporto della produzione di punti e rimbalzi sui minuti giocati è da cerchioletto rosso. La squadra ritrova magicamente equilibri, profondità e spaziature fino a pochi giorni prima insperate. Insomma, un innesto di grande qualità che non ci stupiremmo di rivedere fra qualche anno con una canotta griffata con qualche titolo o addirittura oltreoceano.

Passa qualche settimana ed arriva la soffiata greca che permette di chiudere l’affare col giramondo Jawad Williams. L’ex compagno di Lebron James dimostra subito di essere personaggio navigato che alla palla sa dar del tu. Un “quattro” con le gambe di un “tre” ed i chili per tenere botta da “cinque”. Due mani vellutate da pianista. Uno specialista che da tre dovrebbe essere una sentenza (gli score recitano un 44%): niente male.

Ecco, come d’incanto il brutto anatroccolo che negli ultimi mesi aveva collezionato quasi esclusivamente figuracce si ritrova ad essere uno splendido cigno che riaccende passione e speranza. L’entourage reggiano ha capito che la squadra arrivata a gennaio era oramai al capolinea ed ha agito chirurgicamente innestando tre acquisti intelligenti e di qualità sull’ossatura tricolore che aveva illuso in autunno. Il tutto rimanendo all’interno del budget concesso. Ottimo lavoro. Ed infatti i dividendi sin da subito iniziano ad essere staccati. E allora torniamo all’amaro finale di gara del sabato riminese. Se la Grissin Bon se l’è giocata alla pari con i campioni d’Italia, in una gara che anche per lei rappresentava uno spartiacque stagionale, è merito di scelte azzeccate e di un roster che, pur con grandi margini di miglioramento avendo solo un paio di allenamenti nelle gambe, appare ora profondo, talentuoso ed atletico. Ma una riflessione va fatta per poi non ritrovarsi a giugno a rimpiangere nuovamente un’occasione non colta. Perché poi queste passano e non ritornano. Ed allora i momenti di black out che hanno vanificato la grande occasione fanno da cartina al tornasole per evidenziare il tassello mancante: il playmaking.

Questa squadra ora può puntare in alto ma, per farlo, non può prescindere da una guida sicura ed affidabile che sappia dirigere l’orchestra gestendo i ritmi, imbeccando le bocche da fuoco e trattando i palloni che scottano senza mandare in corto circuito l’attacco. De Nicolao è l’unico attualmente a disposizione di Menetti che sa cosa sia questo mestiere, ma non può reggere l’urto contro una corazzata che di play ne ha tre (Hickman, Kalnietis e Cinciarini) e forse neppure contro un altro contender che ha un grande leader che ha sempre la sfera in mano (Ragland) ed in più un secondo play di qualità a supporto (Green). Insomma, nel basket il playmaker è alla base del gioco ed in sua assenza si rischia di far cascare il castello, non sfruttando a dovere il materiale a disposizione. Il roster biancorosso ha oggi tanti buoni surrogati in regia (Kaukenas, Aradori, Gentile) ma nessuno (oltre al buon De Nick) che lo fa di mestiere. Sappiamo che di sforzi ne son stati fatti tanti per ricostruire il puzzle, ma proprio ora che appare ben assemblato, forse val la pena di riflettere se completare il lavoro aggiungendo anche il tassello mancante… perché allora sì, che i sogni si potrebbero accender davvero.