Tempo scaduto!

(A cura di Luca Sanibondi)

Male, se non malissimo. Così è uscita, con le ossa rotte, la Grissin Bon di Cagnardi dalla prima delle tre sfide verità che rappresentano la cartina tornasole della sua primavera. Ci si aspettava risposte per capire se la squadra 2.0 rifondata in corso d’opera poteva avere effettivamente svoltato (come sembrava dopo i due convincenti successi casalinghi con Venezia e Pesaro) e sapersi regalare qualche mese più tranquillo fuori dalle sabbie mobili del fondo classifica. Purtroppo un altro treno è passato e i biancorossi non sono riusciti a cogliere un’altra, l’ennesima, opportunità per risollevarsi un attimo, sia dal punto di vista tecnico che emotivo, e concedersi un minimo di serenità. La squadra, alla prova del nove dopo gli scivoloni lontano da casa giustificati dalle assenze (una su tutte quella di Pablo Aguilar, sempre più insostituibile per il q.i. cestistico che dimostra sul rettangolo da gioco e unica trave portante che sa regalare solidità al gruppo), non ha saputo gettare sul campo anima e cuore con una gara garibaldina come avrebbe dovuto ma, dopo un avvio tutto sommato discreto seppur giocato su ritmi non congeniali, si è smarrita nel cuore della partita e a menar le danze è stata un’onesta ma più solida Brescia che, senza strafare, ha saputo violare, ancora una volta quest’anno, il Bigi.

L’allarme è rosso e il domani non può aspettare. Le dichiarazioni post gara dell’entourage biancorosso sui rendimenti di alcune pedine del roster alza il livello di guardia ma preoccupa ulteriormente perché cerca il colpevole ma non indica la soluzione. Le lacune di due elementi interconnessi stanno purtroppo facendo venire i nodi al pettine: cabina di regia e leadership.

Partiamo dal primo punto. E’ sempre più evidente che la squadra difetta di una spina dorsale solida nell’asse play-pivot e, in particolare, il timone necessita sempre più di un caposaldo di spessore, di una mente che sappia dettare ritmi, dare linfa ad una squadra che da sola non sa accendersi e che abbia un briciolo di pericolosità offensiva in più. Si è lavorato parecchio per sistemare ruoli fondamentali (fra le guardi e le ali) ma che diventano di corollario se la regia va a singhiozzo non garantendo linearità di esecuzione ed un quid di estro ed inventiva. Indubbia è la ritrovata fiducia nelle ultime uscite di Candi ma il ragazzo ancora non sa garantire da solo in via continuativa quanto necessario alla causa. Gli alti e bassi, tecnici e fisici, di Llompart stanno invece diventando un lusso per giungere salvi alla meta.

Veniamo al secondo punto. Il leader tecnico ed emotivo designato così per come è stata costruita la squadra ha un nome ed un cognome: K.C. Rivers. Il suo linguaggio del corpo, il suo nervosismo, i suoi occhi spenti delle ultime uscite preoccupano. L’escape di febbraio è una spada di Damocle per programmare un futuro con o senza di lui. Ma questo è un rischio che a suo tempo si è deciso di correre. Certo è che, dopo 50 giorni dal suo approdo in via Emilia, gli alibi sono finiti e una soluzione tecnica che riesca a fare esprimere sul parquet il suo potenziale è imprescindibile. Probabilmente soffre anche lui la mancanza di una regia stabile che sappia innescarlo a dovere ma, se le sirene di Euroleague lo lasceranno in via Emilia, va assolutamente messo al centro del progetto tecnico.

Il tempo è scaduto e si sta continuando a scherzare col fuoco. La posta in palio si chiama serie A. Un patrimonio da salvaguardare e che si è arrivati a dare troppo per scontato. Perché a questo punto il baratro è lì davanti. Invertire la rotta per evitarlo è sempre più difficile ma ritornare al piano di sopra lo sarebbe ancor di più. Occorre dunque andare dritti al problema e, stavolta, non sbagliare più.