TERRELL MCINTYRE: CONTRO LA FISICA

Avete presente quando qualcosa in natura che non sembra essere stato concepito per un certo compito, può comunque sembrarci una delle cose più adatte a svolgere questa mansione? Se avete avuto la fortuna di ammirare le giocate di Terrell McIntyre, allora questa sensazione vi sembrerà famigliare. Se sei alto 1.75 (ufficialmente, il che lascia molto spazio all’interpretazione) può sembrare quasi impossibile giocare a basket da professionisti, figuriamoci poi ad alto livello. Questo ragionamento non si addice al nostro Terrell sin dai suoi primi passi cestistici tra i campetti della natale Fayetteville: “Sono sempre stato il più piccolo, quando avevo 8-9 anni giocavo coi miei cugini e i miei amici, loro di 12-13 anni. Ho sempre avuto qualcuno di più grande, alto o grosso con cui confrontarmi. Per farmi accettare dovevo dimostrare loro di essere il migliore. Poi aspettavo che si facesse avanti il prossimo“.

Terrell McIntyre, classe ’77 americana, esce dal college di Clemson nel 1999, anche se, come vedremo dopo, gli sarà sempre molto legato. La carriera professionistica di Terrell parte dal basso: la prima stagione ai Gravelines in Francia, fu un’annata particolarmente difficile: il giocatore contava i giorni che mancavano al ritorno a casa, anche perché un infortunio al piede lo tenne fuori per quasi tutta la stagione. Il rientro però fu pirotecnico: quando Terrell ritornò in campo, a una decina di giornata dalla fine, la sua squadra era in zona retrocessione. Facendo parlare un po’ di fredde cifre, con 18.9 punti a partita, il 35% da tre punti e l’89% ai liberi McIntyre trascinò di peso la piazza alla salvezza, regalando ai tifosi una delle annate più memorabili. Qui T-Mac stava già dando un assaggio del suo approccio al gioco, soprattutto se di risposta ad un momento di difficoltà.

Gli stessi numeri li ripetè l’anno dopo in Germania, prima di tornare a casa, a Fayetteville per tenere a battesimo la neonata franchigia NBDL: “Ci feci due stagioni, in una arrivammo alla finale persa contro Mobile. Ero a casa mia, potevo aiutare la famiglia, condivisi quegli anni con giocatori e buoni amici“. Arrivò a un passo dallo sbarcare in Nba, con gli Hornets, prima che venisse tagliato a pochi giorni dall’inizio della stagione.

E’ in questo momento che per T-Mac si spalancano le porte italiane, con Ferrara pronta ad approfittarne. Qui Terrell trova il posto perfetto per ambientarsi in Italia e la sua carriera da questo punto in poi sarà costellata di continui passi in avanti e miglioramenti. L’anno dopo a Capo D’Orlando trova l’ambizione di chi punta alla serie A, ottenendo la promozione in carrozza.

L’ottima stagione disputata da Terrell suscita l’interesse di una ‘’discreta’’ cacciatrice di talenti come la Pallacanestro Reggiana, che nel 2004-2005 non si fa scappare Terrell per puntare ai playoff, obiettivo che sfumerà causa la falsa partenza in stagione che però non precluderà mai una lotta per la salvezza. Quella in terra reggiana è una breve parentesi per T-Mac, ma oltre a essere la prima in serie A, tra l’altro con ottime cifre, sarà anche una delle più importanti della storia della squadra e della sua carriera. Infatti anche la Virtus Bologna è appena tornata in A1 e in occasione del derby casalingo contro la Pallacanestro Reggiana il pubblico bolognese delle ‘’Vu nere’’ sta per assistere alla prestazione individuale più devastante e grandiosa mai vista sui parquet italiani. T-Mac quella sera piazza sul suo Palmares il record di triple realizzate in una singola partita in serie A, stampando un 10/10 da dietro il perimetro che spazza via i record precedenti di Rivers e Torres e regalando ai reggiani il derby d’Emilia, con 41 punti. Una prestazione senza precedenti, che lasciò a bocca aperta il pubblico reggiano, ben consapevole di aver ammirato qualcosa di davvero unico.

Come è capitato fin troppo spesso però, anche stavolta la Pallacanestro Reggiana si presta come trampolino di lancio per campioni, ed ecco che Terrell, al quale per esplodere serve una piazza davvero importante come quella Europea, viene intercettato dalla Mens Sana Siena, dove inizierà forse la sua più grande storia d’amore sul suolo italico, tanto da chiamare la sua futura primogenita con il nome della città. Al Pala Sclavo McIntyre è leader e protagonista dei 4 scudetti consecutivi messi in bacheca dalla squadra Toscana, trovandosi a meraviglia con un lungo come Stonerook ed essendo la chiave di innesco per un’arma di distruzione di massa con il nome di Rimantas Kaukenas, che noi abbiamo per fortuna imparato a conoscere; è il cardine della compagine senese anche in Eurolega: contro il Pana di Diamantidis, ai playoff Eurolega, sfornerà una dopo l’altra prestazioni a dir poco mostruose, mettendo in seria difficoltà la nettamente superiore squadra di Obradovic. A Siena Terrell ha vinto tutto quello che c’era da vincere in Italia, in Europa è andato ad un passo dall’Eurolega fermandosi alla Final Four di Mosca del 2008 venendo però inserito nel miglior quintetto della stagione.

Terrell in questi anni senesi mette a dura prova il proprio fisico, sovrastato da una maggioranza di giocatori con addosso il doppio del suo peso. Arriva a Malaga dove lascia solo qualche sprazzo delle sue qualità e un buon ricordo di sé, ma l’infortunio al piede gli fa passare più tempo in panca che in campo.

L’atto finale di questo giocatore, culminato con un ritiro obbligato da un anca che continua ancora a dargli problemi, non poteva che avere ambientazione nella sua amata Italia, in questo caso alla Virtus Bologna: ‘’Voglio finire la carriera in Italia, laddove è cominciata ad alti livelli. Finelli è stato il primo a darmi un’opportunità in Italia ed io non sono un mercenario: chi è leale con me, avrà da me lealtà. Ho deciso in fretta perché non volevo far aspettare troppo la mia famiglia e ad una società come questa non si può chiudere la porta in faccia». No, al massimo gli si può stampare un 10/10 dalla linea dei tre punti, in un derby.

Terrell McIntyre giocava finali di partita con una freddezza disumana e una caparbietà assurda, era il classico giocatore con ‘’le balle’’ che quando contava quasi sempre rispondeva presente con prestazioni fuori dal comune sia in attacco che in difesa, a dispetto della sua stazza. Un giocatore di pick & roll fantastico che poteva finire al ferro, creare un vantaggio per regalare ai suoi compagni una palla per schiacciare o tirare con i piedi per terra, ma soprattutto tirare da dietro al blocco, magari da dietro la linea dei 3pti: ‘’Con McIntyre l’idea è sempre quella di mandarlo nel traffico, ma la sua massima pericolosità la raggiunge quando gioca il pick and roll in transizione: è lì che la sua percentuale da tre raggiunge l’apice“, e se a dirlo è Ettore Messina…

Dopo il ritiro T-Mac ha deciso di tornare con la famiglia nella sua America, dove ha deciso di finire gli studi al college di Clemson che, dopo avergli riconosciuto un posto tra gli Hall Of Famer, gli ha consegnato anche il diploma. Ora Terrell continua a dare spendere sé stesso per il basket, allenando e chiamando in causa il suo portafoglio per mettere a nuovo la palestra del suo college. Un giocatore che, quando era il momento, ha lottato e vinto contro la fisica per dare vita ad una carriera davvero memorabile.