Uno contro uno: Ricky Ledo

Il 10 settembre 1938 nasce a Madrid Pepe Laso, play del Real Madrid e papà del più celebre Pablo, oggi coach delle merengues; nel 1948, a Philadelphia, nello stesso giorno vede la luce Willie Sojourner, 206 cm d’altezza e sei stagioni ed una Korac a Rieti. Nel 1974, a White Hall in Alabama, è la volta di “Big Ben” Wallace, pluridecorato centro dei Detroit Pistons, mentre nel 1979 – da qualche parte in Lituania – Ramūnas Šiškauskas, che qualche trofeo, specie in maglia CSKA Mosca, l’ha sollevato. Un giorno non banale, nel mondo della pallacanestro, che trova il completamento di questo quintetto “ideale” nel 1992, a Providence (Rhode Island), quando apre gli occhi per la prima volta Ricardo Julio Ledo, per tutti Ricky, uno che qualche tratto in comune con questo sport ce l’ha.

Già, perché quando finisce l’high school, l’Espn lo valuta al numero 21 tra i prospetti del college. Non esattamente uno scarso. Piccolo particolare: sceglie Providence, ovvero casa, per riportare i Friars al torneo NCAA dove mancano dal 2004. Ma la stagione da freshman non va come deve andare: problemi di eleggibilità accademica (traduzione: sui banchi non si applica particolarmente) gli impediscono di scendere sul parquet. Può allenarsi coi compagni, ma addio gare ufficiali. E lui? Si dichiara per il draft senza giocare una sola partita, con la stampa specializzata che lo definisce il più grande “known unknown” della lotteria. In sostanza: ha tutto per essere una shooting guard di prospettiva, ma non aver giocato mai in stagione, non depone certo a suo favore.

Il salto in NBA arriva dalla porta di servizio. Dopo la chiamata al secondo giro col numero 43 da parte di Milwaukee, si comincia dal Texas, più in particolare da Dallas: i Mavs versione 2013/14 chiudono la regular season con un record di 49-33, oltre al solito Dirk Nowitzki possono contare sui punti di Monta Ellis, sul fosforo di Josè Calderon e sull’esperienza dei veterani Shawn Marion e Vince Carter, riuscendo ad approdare ai playoff. Non sono più la squadra che ha vinto il titolo nel 2011 ed infatti la loro corsa termina al primo turno contro gli Spurs, che conquistano la qualificazione alla “bella”. Per Ledo, che veste la maglia numero 7, il problema si chiama Rick Carlisle: il coach non lo vede proprio e colleziona solo 11 gettoni con 3’ di media sul parquet. Le cose non vanno meglio nemmeno l’anno seguente, quanto i minuti scendono a 2.2 ed i punti passano da 1,7 a 0,2: per fortuna c’è la G-League, utile per togliersi di dosso un po’ di ruggine e fare quello che Ricky sa fare meglio, ovvero canestro. Coi Texas Legends, infatti, chiude stabilmente in doppia cifra, segnalandosi come cannoniere di razza. A quel punto arrivano i New York Knicks, non certamente al top della loro storia (chiuderanno la stagione con sole 17 vittorie all’attivo) che lo firmano e lo impiegano quasi 20’ ad allacciata di scarpe. Ricky ripaga la società della Grande Mela con 7,4 punti, con un season high (ed NBA high) di 21 nella sconfitta della Verizon Center di Washington contro i Wizards. Tutto ciò non basta per ritagliarsi uno spazio tra i “grandi”: il 30 luglio 2015 è Phil Jackson in persona a comunicare il “taglio” ed è di nuovo tempo di scendere in G-League. Stavolta con cifre ancora migliori: i Reno Bighorns vedono il Ledo migliore viaggiare ad oltre 21 punti di media in 30’ di impiego, diventando All Star del torneo,  e ovviamente sanno già che non sarà destinato a rimanere in eterno. Già, perché un profilo del genere diventa appetibile per il Vecchio Continente, ed infatti è quello che succede.

Il primo approdo di Ricky è sul Mar Nero, in quella che greci e romani chiamavano Ceresunte, così chiamata perché da qui venne importata la ciliegia (cerasus in latino). Lo vuole lo Yesilgiresun Belediye, team turco che non rimane deluso, visto che il nostro viaggia oltre i 20 punti di media. Anche in questo caso le prestazioni vengono notate al “piano di sopra” ed è naturale l’approdo in ACB con il Laboral Kutxa Baskonia, dove chiude la stagione sfiorando la doppia cifra pur non essendo la prima bocca di fuoco del quintetto basco. Ad inizio giugno 2017 un altro passaggio in Turchia, stavolta col più prestigioso Efes Pilsen, ma ad Istanbul le cose non vanno benissimo e, dopo una ventina di gettoni tra campionato turco ed Eurolega, viene lasciato libero per far posto a Toney Douglas. Chiude l’anno in Porto Rico, non esattamente il posto peggiore nel mondo, vestendo i colori dei Vaqueros de Bayamòn, dove chiude il campionato nei quarti di finale contro i Cariduros de Fajardo (4-2 il risultato della serie).

Morale della favola. Canestro lo sa fare. In mille modi e maniere. Ma per arrivare al top, quantomeno nella sua dimensione europea, deve trovare continuità. Reggio – dov’è arrivato in estate – è la piazza ideale per continuare nel proprio percorso di crescita, consapevoli che dalle parti del PalaBigi, se riuscirà a progredire sugli aspetti appena citati, sarà dura vederlo a lungo…