Il vostro voto! Il basket come l’improvvisazione teatrale

Chi ha mai assistito a un match di improvvisazione teatrale (niente a che fare con quel surrogato televisivo portato sul piccolo schermo in epoca recente dai pur bravissimi comici Ale e Franz, con comprensibile scarso successo; più facile trovare quella vera nei piccoli teatri di provincia o, tornando più indietro con la memoria, a qualche passaggio in Rai in seconda serata a fine anni Novanta) sa che gli attori, nell’interpretazione del proprio ruolo, altro non fanno che seguire una serie di canovacci che assumono via via forme e contorni sempre nuovi e diversi, in un continuo gioco di reazione all’iniziativa di ciascun attore in scena, finendo per dare vita a una trama sempre diversa e sempre emozionante.

E’ esattamente quello che succede nel basket: i giocatori attingono al loro bagaglio di esperienza e preparazione, seguendo una serie di regole condivise, per “mettere in scena” uno spettacolo nuovo a ogni palla a due, unico e irripetibile. Seguono un canovaccio, per creare un film mai visto prima. Che, proprio come l’improvvisazione teatrale, allo scadere non ha un lieto fine, o una tragica conclusione, ma solo una squadra vincitrice e una sconfitta.

In ogni caso, vale la pena di analizzare questo carattere di eccezionalità che ogni volta si rinnova, perché in fondo è quello che ci ha tenuti col fiato sospeso fino alla sirena. Altrimenti, ci sono valide alternative meno d’essay in argomento basket tipo, che so, Basket&Rum, o Shaqtin’ a fool, o preoccuparsi del mezzo voto in più o in meno che ha preso il proprio giocatore preferito su questa o quell’altra testata.

Davide e Golia in un dipinto del Tiziano del XVI secolo.
Davide e Golia in un dipinto del Tiziano del XVI secolo.

Il cartellone del PalaBigi di domenica pomeriggio, ad esempio, presentava Grissin Bon-Consultinvest Pesaro, commedia leggera adatta a grandi e piccini in programma dopo che domenica scorsa era andato in onda, in quel di Avellino, l’annunciato thriller dell’anno, l’atto ottavo della supersfida con gli acerrimi rivali della passata stagione. E invece… Invece è finita che Reggio è andata a vincere in Irpinia con grande merito e in relativa scioltezza quello che doveva essere un match al cardiopalma, guastando con un brutto finale un risultato che poteva essere ben più rotondo, e ha invece dovuto sudare sette camicie nel ruolo di Golia per superare Davide (Pesaro) in una riproposizione infedele dell’epica biblica raccontata anni orsono.

Prima novità fra tutte, il ruolo della panchina. Se fino alla 7a giornata Reggio aveva patito i tratti di gara affrontati con le seconde linee in campo, domenica la situazione si è capovolta. Partita a giri bassi, tanto da perdere il primo parziale, la Grissin Bon ha letteralmente cambiato passo nel secondo parziale grazie all’ottimo impatto del rientrante -di fatto- Lesic e alle energie difensive che per tutti i primi 10 minuti aveva creduto di non dover investire. Eccola dunque, la spallata decisiva, la quiete dopo la tempesta che accompagnerà il pubblico pagante verso il finale annunciato.

E invece no. Pesaro, tra zoppie vere o presunte, sospetti di brogli e la spensieratezza di chi sa che non sono queste le partite da vincere, pian piano ricuce lo strappo e (sorpresa!) a 10′ dal termine è in vantaggio nel punteggio. La trama, direbbe un buon narratore, si infittisce. Ma noi abbiamo detto che di trame non ce ne sono, e pare lo sappiano anche gli altri, ed eccoci lì a poche azioni dal termine a rispondere di istinto e di attributi ai canestri di uno scatenato Marcus Thornton e del redivivo Ryan Harrow grazie a quelli che, non a caso, sono lì per fare la differenza.

Ed è così che anche la partita che alla vigilia sembrava poco più che uno scrimmage si è trasformata in intrigante film d’azione e anche chi, come il mio amico Lorenzo, si è trovato al palazzetto per la prima volta, ha potuto dubitare dell’affidabilità delle proprie coronarie.

"Il vostro voto!" ordina l'arbitro alla fine di ogni improvvisazione, rivolto agli spettatori. A loro il compito di valutare gli sceneggianti.
“Il vostro voto!” ordina l’arbitro alla fine di ogni improvvisazione, rivolto agli spettatori.

Un plauso agli attori, che pur non essendo un cast stellare (anche se qualcuno lo pensa, a torto o a ragione), ci hanno fatto arrabbiare, dubitare, ma soprattutto divertire parecchio. Il tutto in 40′ minuti di spettacolo che seguiranno pure un canovaccio, ma uno di quelli buoni, uno di quelli che non ci stancheremo mai di vederci proposto.

P.s.: i match di improvvisazione teatrale si risolvono coi voti del pubblico che, alzando un cartello del colore di una o dell’altra squadra, decidono insidacabilmente chi li ha fatti divertire di più. Anche se non sono particolarmente esperti di teatro. Anche se magari non sanno distinguere un attore da oscar da un cagnaccio. E vissero tutti… Felici e contenti.